Il Covid ha i giorni contati: ecco le date in cui torneremo alla normalità

Dopo oltre un anno di restrizioni e sacrifici, iniziano ad arrivare i primi segnali concreti di ritorno alla normalità. E la data di fine della pandemia si fa sempre più vicina.

Clarice Subiaco
Clarice Subiacohttps://medium.com/@ClariceSubiaco
Classe 1986, passato di studi umanistici e presente nel mondo dei dati. In mezzo, esperienze di lavoro come Digital PR, Content Strategist e Project Manager per startup e agenzie internazionali. Ama raccontare l'innovazione che ha un forte impatto sociale.
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Da Tel Aviv arrivano le prime immagini di libertà: persone in spiaggia, bar all’aperto affollati, feste in strada. Con solo il 2,1% dei contagi e oltre il 40% di cittadini vaccinati, Israele sembra già aver superato l’incubo del Covid-19 che ormai ci affligge da oltre un anno. Nel Regno Unito il Premier Boris Johnson ha messo a punto un piano di uscita dalla pandemia che prevede un ritorno alla vita ordinaria a partire dal 21 giugno 2021. Secondo il commissario Ue Thierry Breton, invece, raggiungeremo l’immunità di gregge a metà luglio. E in Italia, quando ci libereremo dal Coronavirus?

Il commissario Ue Breton: “Non abbiamo bisogno dello Sputnik, saremo immuni entro il 14 luglio”

In un recente intervento all’emittente francesce TF1, il commissario europeo per il mercato interno Thierry Breton ha affermato: 

Non avremo assolutamente bisogno del vaccino Sputnik V.

I russi hanno grandi difficoltà a produrlo e noi li aiuteremo nel secondo semestre se ne avranno bisogno. Priorità ai vaccini fabbricati sul territorio europeo

E aggiunge che l’Ue sarà in grado di raggiungere l’immunità di gregge per il 14 luglio, un giorno simbolico per i francesi che in quella data celebrano la Presa della Bastiglia:

Oggi abbiamo chiaramente la capacità di consegnare 300-350 milioni di dosi per la fine di giugno.

Abbiamo la possibilità di arrivare all’immunità di gregge per il continente per il 14 luglio, le dosi ci sono.

Il piano inglese in 4 fasi: normalità dal 21 giugno

Il ritorno alla normalità previsto per gli abitanti del Regno Unito, è strutturato in quattro fasi. La prima, che si conclude il 29 marzo, ha visto una riapertura delle scuole e la possibilità di fare una passeggiata o un pic nic al parco con persone non appartenenti al proprio nucleo familiare fino a un massimo di 6 elementi; dal 29 marzo all’11 aprile sarà possibile anche vedere persone al di fuori del proprio nucleo familiare, sempre fino a un massimo di 6 persone e riprendere alcuni sport all’aperto come tennis e golf, ma sempre con l’indicazione di “stay local” ovvero di non allontanarsi dal luogo in cui si vive.

La seconda fase, dal 12 aprile, prevede la riapertura di tutti gli esercizi commerciali, anche quelli non essenziali, dei musei, delle piscine e anche di pub e ristoranti, ma solo con servizio al tavolo e all’aperto. Anche gli hotel potranno ricominciare ad accogliere ospiti, ma solo se appartenenti allo stesso nucleo familiare. I funerali saranno consentiti fino a un massimo di 30 partecipanti, mentre per i matrimoni si passerà da 6 a 15 partecipanti.

Dal 17 maggio nel Regno Unito cadrà la regola delle 6 persone e all’esterno ci si potrà vedere senza limitazioni per quanto riguarda i nuclei familiari, ma fino a un massimo di 30 persone. La regola del 6 rimane invece valida per gli incontri in casa o in luoghi chiusi. Riapriranno cinema, hotel, B&B, teatri, sale concerti, ma senza superare il 50% della loro capienza, mentre gli stadi potranno essere riempiti fino a un quarto. Si prevede anche una ripresa dei viaggi internazionali.

Ma la data che davvero segnerebbe il ritorno a una vita normale è quella del 21 giugno, quando avrà inizio nel Regno Unito, l’ultima fase che prevede il decadimento delle regole di distanziamento sociale, la riapertura delle discoteche, la ripresa di concerti e grandi eventi pubblici senza limitazioni.

L’immunologo Mantovani: “Se va bene ne usciremo a Natale”

Più prudente l’opinione dell’immunologo e direttore scientifico dell’istituto Humanitas Alberto Mantovani, che in un’intervista a La Stampa ha dichiarato:

Se ci impegneremo il Natale prossimo sarà più normale del passato.

L’estate potrebbe essere una tregua, ma senza le illusioni dell’anno scorso.

Mantovani, ammette anche il rischio di una quarta ondata e mette l’accento sull’importanza della cooperazione internazionale:

Sì, non possiamo dimenticare che si tratta di una pandemia e due delle attuali varianti che ci preoccupano sono nate in Sudafrica e in Amazzonia. Solidarietà e sicurezza camminano insieme. L’associazione Medici con l’Africa, che sostengo, si occupa di portare i vaccini a tutti.

L’immunologa Antonella Viola: “Un’estate Covid-free grazie al passaporto vaccinale”

Lasciano ben sperare le parole della direttrice scientifica dell’Istituto di Ricerca Pediatrica di Padova, Antonella Viola:

Questa estate saremo fuori da questa situazione grazie alle molte vaccinazioni.

Viola sostiene anche l’utilità del passaporto vaccinale, recentemente proposto dalla Commissione europea, per riprendere a viaggiare in sicurezza:

L’idea del passaporto vaccinale è giusta per ricominciare a vivere.

E infine, rassicura:

Se le persone fragili sono protette, se anche il virus circola e qualcuno si ammala, non succederà nulla di speciale perché non finiranno in terapia intensiva

Queste le parole rilasciate durante un’intervista alla trasmissione Piazzapulita di qualche giorno fa.

Ursula von der Leyen: “Estate sicura con il Covid pass”

Col certificato vaccinale puntiamo ad aiutare gli Stati membri a ritornare a mobilità in sicurezza e coordinata.

Queste le parole della presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, durante la conferenza stampa dello scorso 17 marzo per la presentazione delle misure che revocheranno le limitazioni ai viaggi.

Il nuovo Covid pass, che dovrebbe essere disponibile da giugno, certificherà lo stato vaccinale dei cittadini, la data dell’ultimo test effettuato, e sarà disponibile in formato digitale o cartaceo.

La rivista Science: “Il covid finirà tra 10 o 20 anni se non riapriamo tutto”

Meno incoraggiante, invece, il pronostico degli scienziati Jennie Lavine e Ottar Bjornstad che hanno realizzato uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Science, in cui sostengono che il Sars-Cov-2 è diventato talmente diffuso che difficilmente potrà essere debellato. Per non continuare a vivere in un perenne stato di isolamento, bisognerà fare in modo che il Covid-19 diventi endemico come tanti altri coronavirus con cui già conviviamo, e quindi alla stregua di un semplice raffreddore o un’influenza stagionale. 

Secondo gli scienziati, se si continua a rallentare la diffusione del Covid, ci vorranno tra i 10 e i 20 anni per liberarsene. Quello che suggeriscono di fare è invece agevolarne la diffusione il più possibile eliminando tutte le restrizioni, ma adottando al contempo misure precauzionali come la vaccinazione per le categorie più a rischio. 

I due scienziati sono arrivati a tale conclusione basandosi sull’evoluzione degli altri coronavirus in circolazione, ma tenendo anche in conto il profilo della malattia strutturata per diffusione di età e valutando l’impatto della vaccinazione che potrebbe, con l’attuale sistema di bassa diffusione, avere effetti di protezione relativamente limitati.

Leggi anche: Covid-19 e vaccini, tutti gli effetti collaterali dei farmaci: dobbiamo davvero preoccuparci?

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