martedì, Ottobre 20, 2020

È ufficialmente pandemia, ma sconfiggeremo il virus

Aldo Torchiaro
Aldo Torchiaro
Aldo Torchiaro, giornalista da quando si usavano le macchine da scrivere, si occupa oggi di innovazione digitale, nuovi media, e-democracy.

L’Organizzazione mondiale della sanità ha appena dichiarato lo stato pandemico: “Abbiamo valutato che Covid-19 può essere caratterizzato come una situazione pandemica. Pandemia non è una parola da usare con leggerezza o negligenza. È una parola che, se usata in modo improprio, può causare paura irragionevole o accettazione ingiustificata che la lotta è finita, portando a sofferenze e morti inutili”. Ad annunciarlo da Ginevra è il capo dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus durante il briefing sull’epidemia di coronavirus.

Rete, ricerca e responsabilità. Così sconfiggeremo il virus

Ma la buona notizia di cui abbiamo certezza è una: vinceremo noi. Sconfiggeremo il virus. E ci sono alcune ottime notizie che ci permettono di crederlo senza tema di smentita. È vero, di farmaci contro il coronavirus ancora non ce ne sono, per cui l’unica cura è restare a casa, vale la pena ricordarlo. Alcuni promettenti studi mostrano come i pazienti contagiati dalla covid-19 possano migliorare grazie ad alcune terapie. Ricordando che ad oggi solo un ricovero in terapia intensiva riesce a salvare la vita ai pazienti più gravi in crisi respiratoria, l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha attivato un iter veloce che consente di approvare l’uso di nuovi farmaci negli ospedali in poche ore e individuato medicinali davvero utili, su cui l’eccellenza della ricerca italiana – dopo aver saputo isolare il virus killer – sta facendo passi da gigante. Favilavir è stato il primo farmaco approvato dalla National Medical Products Administration of China: è un antivirale che ha mostrato una buona efficacia con minimi effetti collaterali. Leggi anche: L’Italia è tutta zona rossa: “Vietati tutti gli spostamenti”

Testato con successo un farmaco anti-ebola

Poi è stato testato con successo il Remdesivir, un farmaco per anti-ebola. Lo hanno già sperimentato su molti pazienti nel mondo, Italia inclusa: i risultati dovrebbero essere disponibili nelle prossime settimane. Infine c’è il Tocilizumab, un farmaco anti-artrite già approvato in Cina per trattamento delle gravi complicanze legate al coronavirus. Secondo alcuni studi avrebbe la capacità di prevenire l’esplosione delle citochine come reazione del sistema immunitario, considerata una delle ragioni dell’insufficienza d’organo che porta alla morte alcuni pazienti con coronavirus. Il medicinale è anche in fase di valutazione in uno studio clinico in Cina, ed è stato adottato in Italia, a Napoli, dove è stato somministrato a due pazienti ricoverati all’ospedale Cotugno. “Uno dei due starà estubato” spiega l’oncologo Paolo Ascierto che ha chiesto un protocollo nazionale per estendere l’impiego del Tocilizumab.

La messa a punto del vaccino in Israele

C’è la buona notizia che in Israele stanno correndo per ultimare la messa a punto dell’atteso vaccino anti-covid19. Inoltre Italia e Israele condividono protocolli di ricerca e intese accademiche in grado di velocizzare l’essenziale trasmissione di dati e di protocolli. Il laboratorio di ricerca epidemiologica del Migal Institute (The Galilee Research Institute) aveva diffuso qualche giorno fa un comunicato stampa in cui diceva che i suoi scienziati sono effettivamente all’opera per sviluppare il vaccino. Ed è vero che ci sono vicini. Ma al momento hanno sviluppato solo un vaccino contro il virus della bronchite infettiva, un ceppo di coronavirus che colpisce il pollame. L’istituto il 27 febbraio ha poi spiegato che questo si può tentare di adattarlo per creare un vaccino umano contro il Covid-19 e gli occhi sono tutti puntati con massima fiducia sui ricercatori israeliani. Ed è forse la volta buona che insieme ai no-vax mettiamo a tacere anche gli antisemiti, sempre critici verso Tel Aviv. Leggi anche: Coronavirus, l’Istituto Migal d’Israele: “Siamo vicini al vaccino”

La solidarietà di milioni di italiani rimasti a casa

Ma fa soprattutto breccia nei cuori la notizia della solidarietà con i milioni di italiani rimasti a casa che arriva dai gestori di traffico telefonico, stimolati dalla piattaforma Solidarietà Digital, iniziativa del Ministro per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione, con supporto tecnico dell’Agenzia per l’Italia Digitale. La piattaforma mette insieme offerte come quella dei 100 Giga gratuiti da Wind e Tre. Per tutti i clienti mobile voce ricaricabili saranno disponibili progressivamente, dalla seconda metà di marzo, 100 Giga gratuiti per 7 giorni. Ci sono poi Giga e chiamate illimitate da Tim. Giga illimitati da mobile per un mese per tutti i clienti con un bundle dati attivo. Chiamate illimitate da fisso fino a fine aprile per tutti i clienti che non hanno le chiamate incluse. E anche Vodafone per le aziende offre connessione gratis: per tutte le aziende abbonate a Vodafone, per un mese la connessione internet sarà gratuita. Leggi anche: “Se restiamo a casa il Coronavirus lo fermiamo in 15 giorni”: l’appello del rianimatore Pesenti

Insieme al virus sconfiggeremo anche l’ignoranza

Internet si scopre essere sempre più un diritto fondamentale, con la connessione che ci permette di lavorare in smart working, comunicare con il mondo, fruire di didattica per i bambini e di prestazioni sanitarie con le strutture di telemedicina. Questo momento particolare potrebbe far capire al governo italiano ma anche alle istituzioni europee che il diritto alla connessione in rete è un diritto fondamentale dell’individuo, da rendere accessibile come bene pubblico essenziale per tutti. La prova di responsabilità che stanno dando gli italiani, in casa per ridurre il contagio, insegnerà qualcosa di profondo al nostro sentire comune. Insieme al virus, sconfiggeremo anche l’ignoranza se, tornati alla normalità, restituiremo alla scienza e all’innovazione il primato che meritano nelle nostre vite. Leggi anche: Coronavirus e smartworking, la rivoluzione digitale del lavoro in Italia di Aldo Torchiaro  

Aldo Torchiaro
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Aldo Torchiaro, giornalista da quando si usavano le macchine da scrivere, si occupa oggi di innovazione digitale, nuovi media, e-democracy.

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