lunedì, Settembre 27, 2021

Il dramma dei “restituiti”. Una bambina alla mamma affidataria: “Ti prego fammi restare con te”

I bambini restituiti sono quei minori che vengono allontanati prima dalla famiglia d'origine e poi anche da quella affidataria per il sopraggiungere di problematiche psicologiche.

Michela Sacchetti
Aspirante giornalista. Ama la letteratura, il cinema e il teatro. Dopo il diploma in ragioneria cambia itinerario iscrivendosi alla facoltà di Lettere. Laureata in Scienze del Testo, crede che nella vita si può e si deve continuare sempre ad imparare.

Bambini restituiti. Un dramma che si verifica anche in Italia è la restituzione di bambini dalle famiglie affidatarie ai servizi sociali. Nel territorio nazionale, secondo quanto riportato da Repubblica e in base ai dati risalenti al 2017, sarebbero 2500 i minori che ogni anno subiscono un secondo abbandono perché vengono “restituiti” e riaffidati alle famiglie d’origine o dislocati in apposite strutture residenziali come case-famiglie oppure distribuiti in altri nuclei familiari.

Il numero dei bambini restituiti ogni anno rappresenta il 30% dei 15mila minori dati in affido in Italia.

Un ulteriore dato allarmante è stato riportato dal ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Andrea Orlando, il quale il 4 agosto in Commissione parlamentare d’inchiesta sui minori ha riportati alcuni dati risalenti al 2019 che dimostrano come della totalità dei 27.608 bambini allontanati dalla famiglia d’origine quasi la metà (14mila) è stata inserita in strutture residenziali anziché essere affidate ad una nuova famiglia. Ciò andrebbe a scontrarsi anche con la normativa vigente (legge 184 del 1983) che prevede l’inserimento nelle case-famiglia solo nel caso in cui non sia possibile l’affidamento.

Bambini restituiti: “Mi pregava di non farla tornare nella casa famiglia”

Su Repubblica un’educatrice che lavora in una cooperativa incaricata di sostenere famiglie con bambini in difficoltà, ha riportato il dramma di una una bambina di 12 anni, precedentemente allontanata dalla famiglia naturale perché vittima di abusi, la quale non voleva essere riportata indietro dalla mamma affidataria ai servizi sociali. “Ti posso chiamare mamma? Ti prego fammi restare con te, sarò brava. Non mi lasciare”: queste le parole espresse dalla bambina.

La mamma affidataria in questione aveva rifiutato la piccola perché non sopportava le crisi di rabbia e problematiche psicologiche che la ragazzina aveva. L’educatrice ha poi commentato:

La bambina mi pregava di trovare il modo di farla restare da quella donna, di non farla tornare di nuovo nella casa-famiglia da dove proveniva ma non c’è stato nulla da fare.

Sembra che la bambina sia rimasta “ossessionata da questa donna”. Il dramma risiede nel fatto di aver subito in così tenera età già un secondo abbandono. E l’educatrice ammette che “un altro fallimento potrebbe essere devastante”.

Bambini restituiti: il parere dell’Istituto degli Innocenti e di Area Famiglia

bambini restituiti_

Il dramma dei bambini restituiti interroga anche le istituzioni. Secondo l’Istituto degli Innocenti, la più antica istituzione pubblica italiana dedicata alla tutela dei bambini e a un’intensa attività di documentazione e ricerca rivolte all’infanzia e alla famiglia, il rifiuto da parte di una famiglia affidataria ha un’impatto negativo sullo sviluppo del bambino. Si tratta di un’esperienza traumatica che segna il loro futuro.

Può accadere che un ragazzo torni in un Istituto e vi rimanga fino al raggiungimento della maggior età. Questa condizione provoca innumerevoli disagi, come dipendenza da droghe e alcool, e non solo per se stessi.

Quando questi bambini restituiti”, spiega Patrizia Meneghelli, responsabile della struttura complessa Area Famiglia dell’Ausl 20 di Verona a Rai.it, “diventano a loro volta genitori, quasi sempre hanno bisogno di aiuto perché manifestano a loro volta segni di abbandono verso i propri figli”.

É inevitabile che bambini i quali hanno subito un primo abbandono dalla famiglia d’origine, siano bambini danneggiati, che hanno bisogno d’aiuto. Meneghelli consiglia alle famiglie affidatarie di farsi aiutare da personale competente ed agire quanto più presto possibile perché “i problemi che si riscontrano durante la prima infanzia: problemi scolastici, difficoltà di adattamento, cattivo carattere, non sono segni che vanno sottovalutati. Bisogna farsi aiutare subito dagli esperti”.

Inoltre va ricordato che non esiste una normativa idonea al riguardo che tuteli i bambini in affido per evitare che vengano considerati alla stregua di pacchi postali e tenga conto che ulteriori abbandoni non fanno altro che minare la fragile struttura psichica dei bambini restituiti.

Leggi anche: Chi è Isabella Noventa, la 55enne uccisa nel 2016 a Noventa Padovana

Michela Sacchetti
Aspirante giornalista. Ama la letteratura, il cinema e il teatro. Dopo il diploma in ragioneria cambia itinerario iscrivendosi alla facoltà di Lettere. Laureata in Scienze del Testo, crede che nella vita si può e si deve continuare sempre ad imparare.

Ultime notizie