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“Dove eravate quando chiedevamo aiuto?”: Carola Rackete attacca l’Ue

"La mia decisione di entrare in porto con la Seawatch3 dopo 17 giorni in mare senza ricevere risposta non fu una provocazione ma un'esigenza". Queste le parole del comandante Carola Rackete nell'audizione all'Eurocamera.

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Ho ricevuto molta attenzione non voluta, inviti, premi da parte di diversi paesi Europei ed Istituzioni, dopo essere entrata nel porto di Lampedusa. Ma dove eravate quando noi eravamo lì a chiedere di aiutare attraverso tutti i possibili canali legali, dei media e diplomatici?

Sono queste le dure parole del comandante della Sea Watch, Carola Rackete pronunciate nella sua audizione all’Eurocamera e ribattute su Twitter.
Quando è entrata in aula l’Assemblea, proprio nel giorno in cui a Lampedusa si ricorda la strage del 2013, l’ha accolta con una standing ovation. Questa manifestazione di stima non ha intenerito Carola che nel suo discorso non ha fatto sconti all’Ue, ripercorrendo le vicende del caso Sea Watch.

Non ho salvato la vita di migranti o rifugiati, ho salvato vite umane: questo è ciò che la legge del mare mi dice di fare come capitana, portare le persone in pericolo in mare in un porto sicuro, indipendentemente da razza, classe o sesso. Il Mediterraneo centrale si sta trasformando in un cimitero, mentre l’omissione di soccorso e i respingimenti per procura sono diventati una pratica istituzionalizzata, il dovere di salvare è stato criminalizzato.

E aggiunge:

La mia decisione di entrare in porto con la SeaWatch3 dopo 17 giorni in mare senza ricevere risposta non fu una provocazione come molti hanno detto. Ma un’esigenza. Ritenevo che non fosse più sicuro restare in mare e temevo per quanto poteva accadere.

Ricordando il sesto anniversario della strage in cui morirono 668 migranti a largo delle coste di Lampedusa, ha poi sottolineato:

Sono passati sei anni e invece di impegnarsi per evitare tragedie simili, i membri della Ue hanno avviato una politica di esternalizzazione delle loro responsabilità, con la pratica di respingimenti ed omissioni di soccorso, delegando i salvataggi ad un Paese in guerra, al Libia, in violazione della legge internazionale.

L’applauso degli europarlamentari è stato criticato da Matteo Salvini che ha affermato:

Non mi sognerei mai di applaudire una comandante che, dopo aver aspettato deliberatamente 15 giorni al largo di Lampedusa per scaricare a tutti i costi degli immigrati in Italia, ha addirittura speronato una motovedetta della Guardia di Finanza mettendo a rischio la vita delle donne e degli uomini in divisa. Provo pena, imbarazzo e vergogna per chi ha applaudito Carola Rackete a Bruxelles. L’omaggio alla comandante della SeaWatch3 è un’offesa all’Italia.

E rincara:

Nessuno ha ancora smentito la notizia dei tre presunti torturatori di immigrati caricati da Carola e scaricati nel nostro Paese, cioè in quell’Europa dove qualcuno batte le mani alle ong.

 

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