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Carola Rackete: “Se ci sarà bisogno partirò di nuovo, vergognosi i muri dell’Europa”

Le parole della Rackete: "L'Unione Europea è complice della violazione dei diritti umani e mi fa paura che questo sia il nostro governo".

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Sono sempre sulla lista delle emergenze, se ci sarà bisogno di me andrò ancora.

Le idee della Sea Watch 3 Carola Rackete  sono sempre le stesse e lei le porta avanti con la determinazione e la tranquillità di chi sa di combattere per una causa giusta. Ne parla durante una visita al museo marittimo di Barcellona. 31 anni, tedesca, laureata in scienze nautiche e con un Master in Conservazione dell’Ambiente, dal 2016 Comandate della nave Sea Watch 3 per il salvataggio dei migranti in mare.

Penso sia un dovere salvare le persone dai disastri in mare. Vedo un grande bisogno di agire perché le persone stanno perdendo la vita ogni settimana nel Mediterraneo che per me è il nostro comune confine europeo. Così come cittadina europea penso sia giusto usare le mie conoscenze professionali e le mie capacità per proteggere queste persone. Vedo anche un rischio più generale di erosione dei diritti umani che inizia con chi è meno privilegiato e deve fuggire.

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Meno di tre mesi fa, il 20 giugno, Carola Rackete è entrata nel porto di Lampedusa con 42 naufraghi a bordo violando il divieto dell’allora ministro dlel’Interno Matteo Salvini. È stata indagata, arrestata per poi finire agli arresti domiciliari. Non ha dubbi su cosa sia giusto fare:

È l’Unione Europea che sta costruendo muri ai confini del mare e finanzia milizie per respingere i rifugiati dalle acque internazionali fino alle coste libiche dove sappiamo che soffrono moltissimo per gravi violazione dei diritti umani. Non parliamo poi di rapimenti, schiavitù, tortura e abusi sessuali. L’Unione Europea è complice di tutto ciò e mi fa paura che questo sia il nostro governo. È una disgrazia che non ci siano porti aperti per la gente che sta fuggendo dal proprio paese in guerra. Ogni persona ha il diritto di poter entrare in porto sicuro, fa parte della legge del mare, ed è vergognoso che occorrano settimane per trovarne uno.

Il 2 luglio il GIP Alessandra Vella ha revocato gli arresti domiciliari: nell’ordinanza il Giudice afferma che la Capitana della Sea Watch 3 non ha rispettato il divieto di approdo imposto dal Viminale perché aveva il dovere di salvare le persone a bordo e condurle in un porto sicuro. Resta comunque indagata per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Non dobbiamo vedere le migrazioni come qualcosa che è sempre accaduto, la differenza sta nel nostro atteggiamento. È la paura dello sconosciuto. E il solo modo per superarla è interagire con queste persone ed ascoltare le loro storie, ognuno di loro è un individuo. Penso che salvare vite umane non basti, abbiamo bisogno di persone che aiutino i rifugiati e i migranti a integrarsi nelle comunità europee.

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di Martina Mugnaini

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