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Diritto a morire, storica sentenza della Consulta sul caso Dj Fabo

La decisione della Corte Costituzionale. Per avere aiutato Dj Fabo ad andare in Svizzera, Marco Cappato rischiava 12 anni: "Da oggi siamo tutti più liberi".

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Da oggi in Italia siamo tutti più liberi anche quelli che non sono d’accordo

Queste le prime parole di Marco Cappato, il tesoriere dell’associazione Coscioni che ha accompagnato in una clinica svizzera per il suicidio assistito Fabiano Antoniani e che ora sarà certamente assolto nel processo a suo carico a Milano.

Con una sentenza storica, la Corte Costituzionale apre al suicidio assistito e stabilisce che non è sempre punibile chi agevola il suicido nei casi come quello di Dj Fabo, diventato cieco e tetraplegico dopo un incidente stradale. Il ragazzo era attaccato ad un sondino per sopravvivere, pativa atroci sofferenze legate alla sua condizione ma era completamente lucido e consapevole della sua situazione: non considerava quella condizione di vita compatibile con la sua dignità. La Consulta però ribadisce come resti “indispensabile” l’intervento del legislatore.

Ho aiutato Fabiano perché ho considerato un mio dovere farlo. La Corte costituzionale ha chiarito che era anche un suo diritto costituzionale per non dover subire sofferenze atroci. La Consulta finalmente ha stabilito fosse un suo diritto. È una vittoria della disobbedienza civile, mentre i partiti giravano la testa dall’altra parte. Grazie, grazie a tutti.

Ha continuato Cappato. Anche il pm Tiziana Siciliano, che aveva già richiesto l’assoluzione, parla di un passo molto importante. Tra chi crede che questo sia una grande vittoria c’è Mina Welby, che chiede una “legge per la libertà di decidere fino alla fine“. La sentenza recita:

È non punibile, a determinate condizioni chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli.

Il fine vita come un diritto, le parole del papà di Eluana Englaro

Beppino Englaro, il papà di Eluana, invita il parlamento a legiferare “secondo le indicazioni della Corte“. Questa decisione segna un punto di svolta. Da adesso il parlamento dovrà in qualche modo preparare leggi e norme specifiche. La sentenza non era stata ancora diffusa che già si era mobilitata una forte opposizione cattolica. L’associazione medici anestesisti cattolici, che raccoglie 4000 iscritti, ha dichiarato che si appelleranno all’obiezione di coscienza e si rifiuteranno di eseguire la volontà di richiede il suicidio assistito. Alberto Gambino, presidente di Scienza & Vita (Cei) attacca:

Con la decisione di non punire alcune situazioni di assistenza al suicidio, la Corte costituzionale italiana cede ad una visione utilitaristica della vita umana.

Forti contrasti anche nel mondo della politica. Matteo Salvini ha affermato:

Sono e rimango contrario al suicidio di Stato imposto per legge.

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di Martina Mugnaini

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