lunedì, Ottobre 18, 2021

Daniel Foote l’ambasciatore americano per Haiti si dimette: “Disumane le deportazioni degli Stati Uniti”

Le proteste dell'ambasciatore americano arrivano a seguito di quest'ultima settimana che ha visto gli Stati Uniti rimpatriare centinaia di haitiani con eccessiva violenza

Tommaso Panza
Salentino, classe 1993. Una laurea in mediazione linguistica. Fondazione Basso(Roma). Amante della lettura e del cinema, in particolare delle opere che raccontano spaccati di realtà. Deciso sin da piccolo a diventare un giornalista.

Cresce in questi ultimi giorni la tensione al confine tra Texas e Messico, dove centinaia di haitiani stanno per essere rimpatriati dopo aver invano tentato di accedere sul territorio americano. In seguito a questi eventi, hanno fatto molto rumore le dimissioni dell’ambasciatore americano per Haiti, Daniel Foote, che ha definito i metodi degli Stati Uniti “disumani”.

Daniel Foote protesta contro la decisione degli Stati Uniti di rispedire in patria i migranti haitiani

Daniel Foote protesta contro la decisione degli Stati Uniti di rispedire in patria migranti haitiani

Dirette e inequivocabili le parole del diplomatico Daniel Foote, che ha spiegato cosa ha fatto maturare le sue dimissioni:

La decisione di rimpatriare i migranti in fuga da un terremoto e dall’instabilità politica è stata disumana.

Daniel Foote ha ricoperto ruolo di ambasciatore dall’assassinio del presidente haitiano Jovenel Moïse a luglio.

Lo scorso fine settimana, gli Stati Uniti hanno iniziato i voli di deportazione da una città di confine del Texas, dove circa 13.000 migranti si erano radunati sotto un ponte. I migranti hanno aspettato in un vero e proprio “campo di fortuna”, un pezzo di terra in cui sono riusciti temporaneamente a trovare riparo (senza nessun tipo di aiuto da parte di associazioni si stato) dove le temperature erano costantemente 37° .

Solo alcuni funzionari locali hanno lottato per fornire loro cibo e servizi igienici adeguati. Da domenica, gli Stati Uniti hanno rimpatriato ad Haiti 1.401 migranti dal campo del Texas al confine con il Messico.

Nella sua lettera di dimissioni,Foote ha detto:

Haiti è uno stato collassato, semplicemente non può sostenere l’infusione forzata di migliaia di migranti rimpatriati privi di cibo, riparo e denaro senza subire ulteriori tragedie umane che a questo punto sarebbero evitabili.

La posizione della Casa Bianca

La risposta dalla Casa Bianca è arrivata puntuale, tramite la giornalista e portavoce di Stato per l’amministrazione Biden, Jen Psaki, che in una conferenza stampa ha fatto sapere:

L’inviato speciale Daniel Foote ha avuto ampie opportunità di sollevare preoccupazioni sull’immigrazione durante il suo mandato. Non l’ha mai fatto una volta.

La signora Psaki ha anche descritto le immagini dal confine, le cui foto che hanno fatto il giro del mondo mostrano ufficiali statunitensi a cavallo che rinchiudono i migranti in recinti e gli assaltano in sella ai cavalli, inaccettabili, aggiungendo che i cavalli non verranno più usati in quella zona.

Le foto ampiamente condivise, scattate da un fotografo dell’AFP all’inizio di questa settimana, hanno evocato tristi paragoni con la schiavitù degli Stati Uniti e il maltrattamento storico del paese nei confronti dei neri.

Ciò ha portato a pressioni sull’amministrazione del presidente Joe Biden e ha spinto gli appelli dall’interno del suo Partito Democratico a dare asilo agli haitiani piuttosto che riportarli nel loro paese d’origine.

Il terremoto del 2010 aveva letteralmente messo in ginocchio un apiccola nazione come Haiti, da allora è iniziato un esodo migratorio senza precedenti per la popolazione haitiana.

Quest’anno ha portato ulteriori difficoltà per il paese già da tempo impoverito. A luglio, il presidente Jovenel Moïse è stato assassinato creando stabilità politica e sociale in tutto il paese mentre in agosto un altro terremoto mortale ha causato la morte di oltre 1300 persone, portano il paese ormai sull’orlo del collasso.

Foote ha detto che gli haitiani hanno bisogno di “assistenza immediata” e ha criticato gli Stati Uniti e altri paesi per interferire nella politica del paese.

La portavoce Jen Psaki durante la conferenza stampa ha poi aggiunto:

Ciò che i nostri amici haitiani vogliono davvero, e di cui hanno bisogno, è l’opportunità di tracciare il proprio corso, senza burattinai internazionali e candidati favoriti, ma con un genuino sostegno per quel corso.

Un portavoce del dipartimento di Stato ha ringraziato l’ambasciatore per il suo lavoro e ha insistito sul fatto che gli Stati Uniti rimangono “impegnati a sostenere una migrazione sicura, ordinata e umana in tutta la nostra regione”.

Ma in una dichiarazione successiva, un altro portavoce del dipartimento di stato americano, Ned Price, ha risposto all’affermazione di Daniel Foote, in cui quest’ultimo aveva dichiarato di essere stato ignorato dai funzionari:

È un peccato che, invece di partecipare a un processo politico orientato alle soluzioni, l’inviato speciale Foote si sia dimesso e abbia travisato le circostanze.

Joe Biden tra due fuochi

Il presidente Biden è stato più volte accusato di avere una politica incoerente sulla migrazione, molto simile a quella del suo predecessore Donald Trump. Durante la campagna elettorale, Biden aveva infatti promesso di invertire le politiche del presidente Trump, che aveva dichiarato essere “troppo dure”. A questo proposito, il nuovo inquilino della Casa Bianca aveva infatti nominato vicepresidente Kamala Harris mettendola subito a capo della questione migratoria a marzo.

Attualmente il numero di migranti che arrivano nel paese raggiungendo livelli record. Sul lato americano del confine messicano a Del Rio, squadre di agenti della polizia e della Guardia Nazionale hanno “completamente bloccato” l’area, questo secondo l’attivista per i diritti degli immigrati Jenn Budd, presente sulla scena. In un’intervista rilasciata alla BBC, Budd ha voluto porre l’attenzione sul clima di tensione che i ranger di frontiera hanno contribuito a creare nei confronti dei migranti che cercano di attraversare il fiume:

Non puoi respirare qui senza che le forze dell’ordine sappiano cosa stai facendo. Lo stanno ripulendo e sbarazzandosi di tutto, e hanno chiuso l’accesso al fiume stesso.

Intanto, secondo alcuni funzionari americani, quasi 19.000 migranti per lo più haitiani sono in Colombia, in attesa di attraversare il confine con Panama durante il viaggio verso gli Stati Uniti.

Per quanto riguarda la questione migratoria, Biden che vorrebbe mantenere il culo su due sedie, adesso si trova a gestire una situazione quanto meno di esito difficile, da una parte è stato preso di mira dai conservatori repubblicani che lo accusano di essere debole sui migranti privi di documenti e dall’altra dagli attivisti liberali che vedono le sue politiche troppo simili a quelle del suo predecessore, Donald Trump.

Inoltre adesso gran parte delle critiche alle azioni di Biden provengono dall’interno della sua stessa amministrazione.

Le immagini di agenti di pattuglia di frontiera in uniforme a cavallo che accostano haitiani neri hanno attirato paragoni con capitoli oscuri di schiavitù e discriminazione nella storia americana. Gli attivisti dell’immigrazione dicono che l’episodio di confine fornisce la prova del trattamento più duro che i migranti dalla pelle scura ricevono in questo paese.

Gli Stati Uniti hanno un processo attraverso il quale possono dare ai migranti privi di documenti “uno status di protezione temporanea”.

Gli haitiani, così come i cittadini di una manciata di paesi dell’America centrale, godono di questa protezione, ed è citata come una delle ragioni per cui i migranti sfidano il pericoloso viaggio verso gli Stati Uniti.

Invece, gli haitiani al confine vengono rimandati in una patria dove, secondo Daniel Foote nella sua lettera di dimissioni “affrontano trattamenti disumani e gravi pericoli”

Leggi anche: Bin Laden, la lettera del 2010: “Non uccidete Biden, porterà gli Stati Uniti alla rovina”

Tommaso Panza
Salentino, classe 1993. Una laurea in mediazione linguistica. Fondazione Basso(Roma). Amante della lettura e del cinema, in particolare delle opere che raccontano spaccati di realtà. Deciso sin da piccolo a diventare un giornalista.

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