mercoledì, Ottobre 21, 2020

Coronavirus, tornerà a settembre con nuovo lockdown: sì o no?

Il rischio di un nuovo lockdown a settembre sembra farsi più concreto. Cosa ne pensano gli esperti? E come farsi trovare pronti?

Clarice Subiaco
Clarice Subiacohttps://medium.com/@ClariceSubiaco
Classe 1986, passato di studi umanistici e presente nel mondo dei dati. In mezzo, esperienze di lavoro come Digital PR, Content Strategist e Project Manager per startup e agenzie internazionali. Ama raccontare l'innovazione che ha un forte impatto sociale.

Con l’arrivo dell’estate e le riaperture di bar, ristoranti, spiagge, l’incubo del Coronavirus sembra averci dato un po’ di tregua. Ma l’allerta resta alta. I nuovi focolai in Veneto, Lombradia, Emilia Romagna e a Roma, stanno infatti riaprendo l’ipotesi di un nuovo lockdown a settembre, che potrebbe tornare a sconvolgere le nostre vite. 

Seconda ondata: cosa dicono gli degli esperti

Innanzitutto, per capire se ci sarà o no un nuovo lockdown a settembre, bisogna sapere cosa ne pensano gli esperti. Di seguito alcune delle opinioni raccolte da Adnkronos:

Fauci e Perigliasco: la possibilità di una nuova ondata c’è, ma dipende dai nostri comportamenti

Secondo il celebre immunologo statunitense Anthony Fauci, una seconda ondata è possibile, ma non inevitabile: 

Quando vedi in aumento i ricoveri devi prestare molta attenzione. Ma non è inevitabile che avremo la cosiddetta ‘seconda ondata’ in autunno, se affronteremo il virus nel modo giusto.

Ha spiegato alla Cnn il direttore dei Centri federali della salute.

Di parere simile anche Fabrizio Perigliasco, virologo presso l’Università degli Studi di Milano:

è possibile una recrudescenza di Sars-CoV-2 in autunno, quando le condizioni meteo favoriranno la diffusione di questo virus che potrà nascondersi tra i casi delle varie forme respiratorie virali.

L’esperto precisa:

la previsione di una seconda ondata si basa sui comportamenti di virus pandemici del passato, che non è detto ci sia se manterremo una buona capacità di tracing dei focolai” come quelli che già si sono evidenziati per esempio all’Irccs San Raffaele Pisana di Roma e all’ospedale Niguarda di Milano.

Zangrillo: “non è possibile fare previsioni”

Più forte, invece, la posizione di Alberto Zangrillo, direttore delle Unità di anestesia e rianimazione generale e cardio-toraco-vascolare dell’ospedale San Raffaele di Milano:

Con coloro che oggi rispondono ‘sì’ o ‘no’ non voglio avere nulla a che fare

In merito a un’eventuale seconda ondata di casi Covid-19, aggiunge:

Se arriverà? Avendo combattuto la prima ondata spero di no. Ma se arrivasse siamo pronti. 

Oms: ci saranno nuove ondate a intermittenza

Il portavoce dell’Organizzazione mondiale della sanità Tarik Jašarević, ha ricordato che:

“insieme ai partner, l’Oms continua a lavorare per pianificare qualsiasi scenario. Sebbene non sia noto come si evolverà la pandemia, sulla base delle prove attuali, lo scenario più plausibile è quello di ondate epidemiche ricorrenti intervallate da periodi di trasmissione di basso livello.

Il Nobel Beutler: “nessuna seconda ondata”

Fuori dal coro, la voce del premio Nobel per la Medicina 2011 Bruce Beutler, immunologo e genetista americano, che afferma:

Nella maggior parte dei Paesi europei e degli Stati Uniti, sembra che il tasso di nuovi casi e il tasso di mortalità stiano gradualmente diminuendo, anche se le persone hanno iniziato a uscire di nuovo, a tornare al lavoro e a interagire di più. Insieme ai lockdown, i cambiamenti nel comportamento (distanziamento sociale, uso di mascherine) sembrano avere avuto effetti protettivi. La popolazione non è così vulnerabile come all’inizio, quando nessuna di queste misure era stata intrapresa. Questo è vero, anche se attualmente solo una piccola percentuale della popolazione è stata infettata. Ma tutto ciò mi porta a pensare che non ci sarà una seconda ondata.

Bassetti e Tinelli: ci saranno altri focolai, ma saranno circoscritti

Il virus è evidentemente penetrato pesantemente nel nostro Paese, per cui non credo che se ne andrà così facilmente. In futuro ci saranno, quindi, anche altri casi, ma pensare a una seconda ondata con la stessa aggressività di marzo francamente mi pare un po’ difficile. Sicuramente perché siamo più bravi e poi il sistema è più pronto. 

Queste le parole di Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova e componente della task force Covid della Regione Liguria

Della stessa opinione anche Marco Tinelli, infettivologo e tesoriere della Simit, la Società italiana di malattie infettive e tropicali: 

In Italia è difficile che ci sarà una nuova ondata come a marzo o addirittura uno tsunami come in Lombardia. Non si possono escludere focolai, ma saranno sicuramente controllabili e circoscrivibili in quanto le attuali misure diagnostiche, di tracciamento dei contagiati e dei contatti sono consolidate e disponibili ovunque in Italia. L’assistenza sanitaria verso i pazienti Covid si è molto affinata sia a livello ospedaliero che territoriale. Inoltre, potremo avere prossimamente anche farmaci efficaci in grado di controllare l’evoluzione della malattia fin dall’inizio dei sintomi.

La posizione del ministro Azzolina sulla riapertura delle scuole a settembre

In questo scenario dominato dall’incertezza, desta preoccupazione la riapertura delle scuole prevista per il prossimo 14 settembre. In un recente intervento a Radio24, il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina ha commentato così le nuove linee guida rese pubbliche lo scorso 26 giugno:

“Sono assolutamente convinta del fatto che si sia agito bene insieme a tutto il Governo, a maggio avevamo ancora 500 morti al mondo ed eravamo stati ammoniti dal riaprire le scuole troppo presto, avrebbe causato un picco di contagi. Penso che si possa sempre fare di più, ma le tempistiche non dipendono solo da noi: decidiamo insieme al Cts”.

Aggiunge il ministro: 

Le decisioni sono state prese per settembre con un quadro epidemiologico variabile. Dovevamo pensare a soluzioni basate su una situazione in costante aggiornamento. Dobbiamo aggiornarci di volta in volta: abbiamo scritto le linee guida adesso, mentre in altri paesi europei per settembre non sono nemmeno arrivate.

Leggi anche: Coronavirus, le scuole non riapriranno neanche a settembre?

Sileri: “no al clima di terrore, l’Italia deve ripartire”

Più ottimista, invece, il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri, che in un post sulla sua pagina Facebook commenta: 

L’Italia deve ripartire e non bisogna creare un clima di terrore rispetto a una nuova ondata di emergenza sanitaria da coronavirus.  

In un’intervista a SkyTG24 il ministro aggiunge una nota polemica nei confronti dei governi precedenti:

dobbiamo ripartire consapevoli che il virus c’è e bisogna conviverci. Se continuiamo a creare terrore, l’Italia non riparte. Se dovesse tornare una situazione di emergenza, controlleremo i focolai, ma dobbiamo prepararci anche a questo, potranno esserci altre zone rosse, ma a ottobre con l’esperienza avuta in questi mesi saremo in grado di fare quello che dobbiamo fare, non ci saranno più i mille morti al giorno che abbiamo visto. Siamo stati i primi in Europa a chiudere e con i lockdown secondo alcuni studi abbiamo salvato 600mila persone. Poteva essere fatto meglio? Sì, ma dieci anni fa quando la sanità pubblica doveva essere rafforzata.

Se lo scenario di una nuova ondata di Covid-19 in autunno sembra dunque verosimile, non dobbiamo dimenticare che ora abbiamo un’arma potentissima: l’esperienza. Nella maleaugurata ipotesi che il virus torni a colpire, dunque, abbiamo la possibilità di farci trovare pronti e attuare tutte le misure di cui abbiamo fatto tesoro in questi mesi.

Leggi anche: Coronavirus, l’accelerata di Trump sul vaccino: “Pronto entro la fine del 2020”

Clarice Subiaco
Clarice Subiacohttps://medium.com/@ClariceSubiaco
Classe 1986, passato di studi umanistici e presente nel mondo dei dati. In mezzo, esperienze di lavoro come Digital PR, Content Strategist e Project Manager per startup e agenzie internazionali. Ama raccontare l'innovazione che ha un forte impatto sociale.

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