lunedì, Agosto 10, 2020

Coronavirus: perché il numero di decessi in Germania è così basso?

Martina Mugnaini
Martina Mugnaini
Martina Mugnaini. Classe 1991. Nata e vissuta a Roma, ha un forte legame con le sue origini fiorentine. Laureata in Filologia Moderna alla Sapienza e giornalista, ama scrivere di tutto quello che riguarda l’arte, la letteratura, il teatro e la cultura digitale. Da anni lavora nel campo della comunicazione e del web writing interessandosi di tutto ciò che riguarda l'innovazione. Bibliofila e compratrice compulsiva di libri di qualunque genere, meglio se antichi: d'altronde “I libri sono riserve di grano da ammassare per l’inverno dello spirito” e se lo dice la Yourcenar sarà vero.

Se guardiamo alla mappa mondiale dei contagi da coronavirus la prima cosa che salta all’occhio è che gli stati Uniti in pochissimi giorni sono diventati il primo paese per numero di contagi. Scorrendo questa triste classifica troviamo, insieme all’Italia, la Francia, la Spagna e la Germania, i paesi europei più colpiti dal contagio. Se analizziamo i dati più nel dettaglio ci accorgiamo però che la Germania registra il più basso numero di morti, “solo 650” a fronte delle diverse migliaia di paesi con un indice di contagio anche molto più basso. Prendiamo come esempio gli ultimi dati, ma la proporzione non cambia: in Italiaa fronte di 101.793 contagiati si contano 11.591 decessi, con un tasso di mortalità vicino al 10%. In Germania rispetto ai 67.050 contagiati si registrano 650 morti: in questo caso il tasso di letalità non supera lo 0,50%. Come è possibile?

Perché il numero di decessi in Germania è così basso?

Partiamo dalle certezze che abbiamo: non esiste differenza tra il virus in Italia e quello in Germania. Possiamo anche considerare che il contagio in Germania è iniziato dopo rispetto all’Italia, e dunque le curve di crescita sono diverse. È probabile che nei prossimi giorni sia che i contagi che i decessi tedeschi aumenteranno sensibilmente. Anche prendendo per buone queste considerazioni non si riesci comunque a spiegare la differenza enorme tra il numero di contagiati e il numero di decessi che per adesso non hai mai visto un ribaltamento sostanziale. I dati ci dicono che è molto probabile che questa situazione non muti fino alla fine dell’emergenza. Leggi anche: Coronavirus, 7 aprile Eurogruppo deciderà aiuti finanziari

Tasso di mortalità in Germania: perché è il più basso

Ci sono diversi fattori da tenere in considerazione se si vuole dare una spiegazione a questi numeri apparentemente senza senso.

In Germania non c’è stato l’epicentro del contagio

Come abbiamo detto, in Italia il contagio è cominciato prima rispetto alla Germania e si è concentrato su una piccola area, quella di Codogno, nella zona di Bergamo, in quella di Brescia per poi diffondersi in tutta la regione Lombardia. Poi è toccato a Veneto e Piemonte. Diversa è stata la situazione in Germania: dall’inizio della diffusione del virus, intorno alla metà di febbraio, il contagio è sempre stato distribuito in tutte le regioni tedesche. In Germania quindi non esiste un caso Lombardia, e questo fattore è importantissimo per le differenze sostanziali della geografia del virus. In più in Lombardia le misure restrittive per bloccare tutto sono state prese troppo tardi: le persone hanno continuato a lavorare con enormi rischi per la salute di tutti.

In Italia gli ospedali sono stati uno dei maggiori luoghi di diffusione

Che la sanità in Italia sia uno dei settori più deboli, quello che ha subito i tagli più scriteriati insieme a quello della scuola non è un mistero. Come si dice, alla fine i nodi vengono al pettine e la situazione degli ospedali in Lombardia ne è una triste prova. Un dato però va rilevato: una volta esploso il contagio, nelle zone più colpite della Lombardia centinai di persone si sono riversate nei Pronto Soccorso, persone che nessuno ha fermato. Gli ospedali, già pieni di persone più soggette a contagio, con le difese immunitarie basse – pensiamo ai pazienti oncologici – sono diventati dei giganteschi focolai di diffusione del virus. Il sistema sanitario tedesco, forse imparando dai nostri errori, ha retto a questa dura prova molto meglio, di fatto evitando il collasso. Ma ha fatto una cosa ancora più importante che noi non siamo riusciti a fare: ha protetto e tutelato la salute di medici e infermieri, dotandoli di tutti i dispositivi di sicurezza necessari.

Usare i tamponi in modo più mirato

La Germania, fin dall’inizio del contagio sembra aver preso spunto dal modello coreano: fare tamponi a tappeto, ma molto mirati, a chi ha i sintomi, anche piccoli, a soggetti a rischio, a specifiche categorie. Come è stato possibile identificare tutte queste persone? Grazie a grandi rinunce sul piano della privacy: la mole di dati raccolti su ciascuna persona è stata enorme. Il risultato è è stato che numero dei tamponi fatti, tra Italia e Germania, è quasi lo stesso, ma l’effetto è opposto.

Terapia intensiva: in Germania ci sono più posti

Non ci sono dati specifici che indichino quanto il numero di posti in terapia intensiva incida sul numero di decessi. La terapia intensiva infatti è l’ultima risorsa a cui si ricorre per salvare la vita ai contagiati gravi. È tristemente noto come in Italia, a forza di tagli costanti al settore della sanità, siamo scesi a un numero di posti letto – parliamo di circa 5mila – pari a un terzo della media europea. Tanto per dire in Germania la media europea è superata abbondantemente.

L’età media dei contagiati in Italia è drammaticamente alta

Bastano due numeri: 64 contro 47. La differenza di età tra i contagiati in Italia e in Germania è di circa vent’anni. Entrambi i paesi hanno un buon numero di persone anziane ma questa differenza è fondamentale per comprendere lo scarto dei tassi di mortalità nelle due nazioni: 0,41 in Germania e 9,51 in Italia. Ma non è solo l’età media ad aver influito. In Italia troppi anziani si sono recati in ospedale, soprattutto in Lombardia, quando non era necessario. In più il virus in Germania è stato portato da ragazzi giovani rientrati dalle settimane bianche e dai festeggiamenti del Carnevale. Dunque, i primi contagiati sono state persone giovani, e non, come in Italia, persone oltre i 60 anni. C’è un ultimo fattore da tenere in considerazione: la vita familiare in Italia è molto diversa da quella in Germania. Qui gli anziani vivono spesso nella stessa casa con figli o comunque a stretto contatto, i rapporti tra le famiglie sono molto più frequenti. In Germania non funziona così: quando un giovane arriva ad avere l’autonomia economica si allontana quasi completamente dalla sua famiglia di origine. Leggi anche: Coronavirus, in Italia 100000 casi, scende nettamente il numero dei contagi   di Martina Mugnaini  

Martina Mugnaini
Martina Mugnaini
Martina Mugnaini. Classe 1991. Nata e vissuta a Roma, ha un forte legame con le sue origini fiorentine. Laureata in Filologia Moderna alla Sapienza e giornalista, ama scrivere di tutto quello che riguarda l’arte, la letteratura, il teatro e la cultura digitale. Da anni lavora nel campo della comunicazione e del web writing interessandosi di tutto ciò che riguarda l'innovazione. Bibliofila e compratrice compulsiva di libri di qualunque genere, meglio se antichi: d'altronde “I libri sono riserve di grano da ammassare per l’inverno dello spirito” e se lo dice la Yourcenar sarà vero.

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