sabato, 5 Dicembre 2020

Coronavirus, l’arma per sconfiggerlo si chiama Intelligenza Artificiale

Clarice Subiaco
Clarice Subiacohttps://medium.com/@ClariceSubiaco
Classe 1986, passato di studi umanistici e presente nel mondo dei dati. In mezzo, esperienze di lavoro come Digital PR, Content Strategist e Project Manager per startup e agenzie internazionali. Ama raccontare l'innovazione che ha un forte impatto sociale.

Il nuovo coronavirus corre veloce, ma la ricerca e la tecnologia si stanno muovendo altrettanto rapidamente per aiutare personale medico, pazienti e istituzioni a sconfiggere l’epidemia in maniera più rapida e sicura. In che modo? Innanzitutto permettendo di lavorare da remoto ed evitando così il contagio umano. Sia negli ospedali, sia negli altri luoghi pubblici, la comunicazione a distanza consente infatti di evitare la trasmissione del virus e permette agli agli operatori sanitari di risparmiare tempo nei task routinari.

Robot e droni per ridurre il lavoro dei medici

Vicino Seattle un robot ha aiutato i dottori nella cura di un paziente affetto da Covid-19 portandogli uno stetoscopio e aiutandolo nella comunicazione con lo staff medico, limitando così la loro esposizione al virus. Anche gli ospedali cinesi stanno utilizzando robot comandati a distanza che usano una luce ultravioletta per disinfettare le stanze dei pazienti. Abbiamo visto tutti in televisione, i “termometri -pistola” usati per misurare la temperatura evitando il contatto. Secondo quanto riportato dalla CNN, anche i veicoli a guida autonoma stanno aiutando i medici di Wuhan nella consegna delle forniture mediche sulle brevi distanze. I droni invece vengono utilizzati in Cina per controllare che le persone che circolano nelle zone a rischio indossino la mascherina, spruzzare spray disinfettante e per raccogliere immagini termiche.

robot disinfettante UVD
Il robot disinfettante dell’azienda danese UVD.

Più tempo per i pazienti grazie alla tecnologia

Secondo una ricerca realizzata dal MIT in collaborazione con GE Healthcare (la divisione medicale di General Electric) nei luoghi in cui si fa uso di intelligenza artificiale, si riscontrano molti vantaggi. Dal sondaggio realizzato su oltre 900 professionisti della sanità di Regno Unito e Stati Uniti emerge che attraverso la tecnologia è possibile risparmiare fino a 2/3 del tempo per la compilazione delle cartelle cliniche, consentendo così ai medici di poter coltivare di più i rapporti umani con i pazienti. Infatti il 45% degli intervistati ha affermato di essere riuscito a ritagliarsi più tempo da dedicare ai colloqui con i pazienti proprio grazie alla tecnologia, mentre il 75% ritiene di aver migliorato le previsioni nel trattamento di malattie. L’innovazione aiuta anche la salute mentale dei medici: il 79% dei rispondenti ha affermato che le soluzioni che sfruttano l’intelligenza artificiale li abbia aiutati a evitare il cosiddetto burnout.

L’IA per trovare una cura più rapidamente

Secondo quanto riportato da diverse fonti, alcune aziende specializzate nello studio di dati sulle malattie infettive, nello specifico Metabiota e BlueDot, sono state usate per tracciare la diffusione iniziale del coronavirus. Nello specifico BlueDot avrebbe notificato ai suoi clienti la diffusione del virus diversi giorni prima dell’annuncio ufficiale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’IA sta anche contribuendo alla diagnosi precoce della malattia. Diversi ospedali in Cina stanno infatti usando software basati sull’intelligenza artificiale per scannerizzare immagini dei polmoni dei pazienti e individuare tracce di Covid-19. Alcune aziende farmaceutiche stanno usando delle piattaforme basate sull’intelligenza artificiale per trovare possibili cure alla malattia. In questo processo, l’intelligenza artificiale potrebbe scoprire nuove molecole in grado di curare malattie simili alla polmonite, oppure ricercare all’interno di un database di cure già approvate, una trattamento che potrebbe essere efficace anche contro il Covid-19. Sebbene il lavoro dei ricercatori sia assolutamente essenziale, in questo caso la tecnologia potrebbe contribuire a velocizzare l’identificazione di una cura.

Un aiuto anche dai social media

Un team di ricercatori di Harvard guidati dal professor John Brownstein, sta usando il machine learning per analizzare i dati provenienti dai social media e da altre fonti pubbliche per individuare segnali di nuovi focolai al di fuori della Cina. Un sistema di natural language processing analizza i post pubblici delle principali piattaforme social per individuare menzioni o riferimenti a sintomi come febbre o problemi respiratori riconducibili al Covid-19. Un altro gruppo di ricercatori sta invece utilizzando dati provenienti da Tencent, il colosso cinese proprietario di WeChat, per creare un modello del contagio. Il professor Andy Tatem dell’università inglese di Southampton usa invece dati storici anonimizzati provenienti da smartphone forniti dal motore di ricerca cinese Baidu per creare un modello di come il virus si sia mosso al di fuori di Whuan subito dopo essere stato individuato. Leggi anche: Coronavirus: quando la psicosi corre più veloce della malattia

Occhi puntati sull’etica

Da sinistra: il monsignor Vincenzo Paglia, Il ministro Paola Pisano e John Kelly III, Presidente di IBM, durante la firma del documento “Call for an AI Ethics”.

Insomma, la tecnologia sta aprendo nuovi e incoraggianti scenari su come debellare il virus, ma l’utilizzo dell’intelligenza artificiale in ambito medico, si sa, porta con sé diverse questioni di tipo etico. Proprio la scorsa settimana è stata siglata dalla Pontificia Accademia per la Vita, IBM, FAO, Governo italiano e Microsoft, la Call for an AI Ethics, un documento che ha lo scopo di sostenere un approccio etico all’Intelligenza Artificiale e promuovere la responsabilità tra aziende, governi e istituzioni con l’obiettivo di garantire un futuro in cui l’innovazione digitale e il progresso tecnologico siano al servizio di tutti. Presente all’evento anche il ministro dell’Innovazione tecnologica e Digitalizzazione Paola Pisano, che sul suo profilo LinkedIn scrive:

“La tecnologia permetterà di risolvere molte delle grandi sfide del nostro tempo, ma ciò deve essere fatto seguendo principi etici e nel rispetto dei diritti umani.”

Una nuova sfida, quella del coronavirus, che mette al centro l’importanza della collaborazione tra istituzioni, aziende tecnologiche e cittadini, nella speranza che un giorno epidemie come questa possano essere controllate con sempre più facilità. Leggi anche: Intelligenza artificiale, saranno le macchine a curarci? di Clarice Subiaco

Clarice Subiaco
Clarice Subiacohttps://medium.com/@ClariceSubiaco
Classe 1986, passato di studi umanistici e presente nel mondo dei dati. In mezzo, esperienze di lavoro come Digital PR, Content Strategist e Project Manager per startup e agenzie internazionali. Ama raccontare l'innovazione che ha un forte impatto sociale.

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