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Coronavirus, la salute prima di tutto ma molta gente non sa come mangiare

Le misure per l'emergenza coronavirus sono state inasprite ma molta gente non sa come mangiare.

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All’indomani dell’annuncio del Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte, riguardante l’inasprimento delle sanzioni per chi viola la quarantena e non rispetta le disposizioni in materia di allontanamento sociale, sia le opposizioni, sia parti della maggioranza che parti sociali coinvolte nel dialogo chiedono al governo ulteriori misure economiche per tamponare gli effetti prodotti dal coronavirus, il quale oramai è diventato a pieno titolo un virus anche per l’economia globale.

L’Europa delle promesse mancate

Le contromisure economiche messe in campo fino a questo momento constano di 25 miliardi di euro e In un primo momento hanno avuto il plauso dei sindacati e delle confederazioni dell’Industria e dell’artigianato. La presidente della commissione europea Ursula Von Der Leyen, aveva annunciato che l’Italia avrebbe potuto “immettere denaro nell’economia finché serve” evidenziando il fatto che i soldi spesi per sostenere il sistema sanitario non sarebbero stati conteggiati nei parametri del patto di stabilità. La riunione dell’Ecofin svoltasi nella tarda serata del 24 Marzo non ha però prodotto risultati circa l’ipotesi di emettere i cosiddetti Coronabond. Secondo l’ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari, raggiunto da Pomeriggio 5 per una intervista, l’Europa non accetterebbe mai una condivisione del debito perché, dal punto di vista affettivo, l’emissione di titoli Coronabond sarebbe proprio questo cioè la condivisione di una parte del debito.

Il margine di manovra limitato dei governi nazionali

Secondo il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il governo interverrà anche nei giorni e nelle settimane seguenti per garantire sostegno alle imprese e la continuità della filiera produttiva. Esistono ad oggi degli interventi che però dovrebbero essere realizzati e al momento sono in lavorazione o, in altri casi, non sono neppure stati considerati. Il tessuto Sociale Italiano è composto da tantissime microimprese che si trovano nella necessità di garantire la salute innanzitutto di chi lavora, quindi titolari e dipendenti e poi dei loro clienti. D’altro canto le stesse aziende hanno la necessità di far quadrare i conti a fine mese. Il governo ha sospeso alcuni pagamenti, ha cercato di alleggerire le bollette, ha rimandato alcune scadenze e sta mettendo in campo degli interventi a sostegno della famiglia e di quei dipendenti che restano a casa. Sostegno per molti ma non per tutti. È già qualcosa ma non basta.

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Il lavoro nero una piaga da risolvere domani ma da sostenere oggi

Per i settori dei servizi, e comunque per tutti quei settori che non hanno necessità di produrre un qualche bene materiale, viene incoraggiato lo Smartworking cioè il lavoro a distanza. Queste misure per quanto siano coraggiose e necessarie non sono al momento sufficienti in quanto esistono numerose imprese che non sono beneficiarie di nessuna agevolazione ve ne sono altre che riescono a malapena a sostenersi. Molte regioni del sud si trovano poi a dover fare i conti con coloro che lavorano in nero. Purtroppo nel tessuto sociale Italiano il lavoro in nero rappresenta una fetta importante del reddito delle famiglie, una parte di reddito nascosta ma fondamentale per poter arrivare alla fine del mese. La maggior parte dei lavoratori in nero nel nostro paese appartengono alle regioni meridionali seppure non mancano lavoratori in nero in nessuna parte d’Italia.

Troppi lavoratori in nero non sanno come mangiare

Se da un lato è vero che il lavoro nero da origine ad un reddito sommerso e quindi al di fuori delle tasse, dall’altro è altrettanto vero che questo problema è sotto gli occhi di tutti da parecchi decenni. Lavorare in nero è senz’altro un reato così come lo è quello di sfruttare il lavoro nero da parte di imprenditori disonesti e senza scrupoli, persone paragonabili alla bestia immonda. Proprio perché moltissimi imprenditori si comportano in maniera così spregevole, ci sono tantissimi lavoratori in nero che non possono più supportare le necessità economiche delle proprie famiglie a causa dello stop all’attività dovuta alla diffusione coronavirus. In alcune situazioni disagiate, più che in altre, si tratta di una parte consistente della popolazione e sarebbe quindi giusto dal punto di vista etico che il governo tenti di dare sostegno, seppure in modo forfettario e incompleto, a questo tipo di economia della sopravvivenza.

Ai posteri l’ardua sentenza

Sarebbe poi altrettanto giusto, una volta passata l’emergenza sanitaria andare a cercare in maniera seria ed efficace questi mercanti di disperazione per poterli perseguire e poter quindi offrire alle persone che hanno sempre subito lo sfruttamento del lavoro nero, un lavoro vero, serio e soprattutto dignitoso. Se è vero che come scrive Manzoni, “ai posteri l’ardua sentenza”, è altrettanto vero ciò che ha detto alla trasmissione Dimartedì su La7 la dottoressa Ilaria Capua, secondo la quale questi governi saranno giudicati dal modo di gestire questa emergenza. La gestione dell’emergenza quindi è in primo luogo sanitaria ma non può, e non deve, prescindere da quelle che sono le necessità dell’economia reale che poggia principalmente sulla capacità di spesa delle famiglie.

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di Domenico Di Sarno

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