giovedì, Maggio 13, 2021

Contro il consumismo, la sfida: rinunciare a tutto e tenere 100 cose. È possibile?

Proprio nel giorno meno indicato, proprio nell'anno più duro degli ultimi decenni, parte la sfida più coraggiosa e rivoluzionaria di tutti i tempi: rinunciare a tutto, tranne cento cose.

Asia Solfanelli
Asia Solfanelli
Intraprendente e instancabile penna, poliglotta, appassionata lettrice e avida viaggiatrice. Sviscerata amante del cinema. E ultimo, ma non per importanza, eterna studiosa, perché non si finisce mai d’imparare.

Consumismo, l’impulso irrefrenabile ad acquistare e possedere: niente come il Natale lo rende evidente. Che si viva in una grande città o un piccolo centro, chiunque avrà visto nei weekend passati lunghe code fuori dai negozi. Anzi, probabilmente tutti, o quasi, si saranno trovati, per un motivo o per un altro, almeno una volta proprio in una di quelle attese interminabili.

Che si vada a comprare regali per amici e familiari o qualcosa di nuovo per sé stessi, magari da indossare proprio durante le festività, a Natale si ‘consuma’ più che mai. Eppure, c’è qualcuno che riesce a resistere, qualcuno che pensa che con poco si viva meglio, qualcuno capace di scegliere di vivere solo con cento cose di proprietà personale. Sembrano tante? Voi ci riuscireste?

Il fenomeno del consumismo

consumismo
Il fenomeno del consumismo: fenomeno che consistente nell’aumento di consumi per soddisfare i bisogni indotti.

Cosa significa consumismo? Secondo il vocabolario Treccani, il consumismo è:

Fenomeno economico-sociale, tipico dei paesi a reddito elevato ma presente anche nei paesi in via di sviluppo, consistente nell’aumento dei consumi per soddisfare i bisogni indotti dalla pressione della pubblicità e da fenomeni d’imitazione sociale diffusi tra ampi strati della popolazione.

Come mette in luce il filosofo, antropologo e docente, Silvano Petrosino nel suo libro “L’idolo”, la pubblicità, o meglio, più in generale, la società in cui viviamo, che ci spinge costantemente ad acquistare, ad avere, possedere nuovi oggetti, ha scoperto un importante segreto della natura umana: che l’uomo non è soltanto bisogno, ma anche desiderio.

Manager aziendali, meglio di molti illuminati pensatori, si sono resi conto che per vendere, e vendere sempre di più, bisogna saper rispondere alle brame degli individui, non alle loro necessità. Questi desideri derivano dalla stessa natura, dallo stesso modo d’essere dell’uomo, che, come sostengono diversi filosofi, come essere che ha sempre da essere o come soggetto a un’alterità che non riesce a dominare e a controllare, è per natura inquieto. Quest’inquietudine esistenziale trova nelle cose, negli oggetti non solo riposo, ma, almeno da principio, godimento, un piacere destinato a svanire presto, giusto il tempo dell’insorgere del prossimo desiderio.

La società dei consumi, che ha capito tutto questo, veste di fantasmi i beni rendendoli, più che appetibili, indispensabili, perché di fatto sembrano rispondere a delle vere, autentiche necessità. Il problema risiede nel fatto che il possesso di un oggetto non soddisfa, non esaurisce il desiderio l’uomo, ottenuta una cosa, presto si inizia a volerne un’altra, in un circolo vizioso in cui il riposo è breve ed effimero. Si vuole sempre di più, ma non solo, si vuole di più degli altri. Il meccanismo è distruttivo, e nella smania di possedere, l’uomo finisce per essere posseduto.

Leggi anche: Chi sono “Gli indifferenti” di oggi

Contro il consumismo: less is more

Contro il consumismo, contro la sindrome dell’accumulo, che sia di cibo, vestiti o di prodotti tecnologici, nasce la filosofia del “Less is more”, “meno è meglio”. Una filosofia che parte da una presa di consapevolezza importante, quella che gli oggetti che possediamo finiscono per possederci, e non fanno la nostra felicità. Dall’acquisto, l’uomo torna presto a provare turbamento e la maggior parte degli oggetti di cui ci si circonda risulta presto inutile e superflua.

Abbracciare questo pensiero significa, prima di tutto, accettare la propria inquietudine e capire che la si sta placando nel modo sbagliato. “Less is more” non è solo una scelta ecologica, ma piuttosto morale: è necessario consumare meno e sprecare meno.

Dave Bruno, contro il consumismo, uno dei primi minimalisti moderni

Dave Bruno, contro il consumismo, uno dei primi minimalisti moderni.

Dave Bruno, nel lontano 2007, decide di iniziare la sua vita senza sprechi. Gianluca Gotto, un blogger italiano, racconta così il rivoluzionario incontro con il suo libro, “The 100 thing challenge”:

Tornando al minimalismo, un giorno trovai questo libro nel quale l’autore racconta la sua vicenda personale. Era un uomo che aveva superato i quarant’anni, aveva una casa grande, un’automobile in garage e una famiglia.

Aveva tutto, quindi, ma un giorno si era reso conto di avere troppo. La sua infelicità era palese e non ne aveva mai capito il motivo; poi ebbe un’illuminazione: il problema stava proprio nell’infinità di oggetti che facevano parte della sua vita.

Guardandosi intorno in casa, in automobile o in ufficio, si stupì dell’incredibile numero di cose inutili che riempivano i suoi occhi e la sua mente ogni giorno.

Perché in teoria siamo noi a possedere gli oggetti, ma quando ne abbiamo troppi sono loro a possedere noi. L’autore ne era sicuro e per questo motivo si era posto l’obiettivo di vita di non possedere più di 100 cose. Era certo che avrebbe vissuto meglio con meno. Less is More era diventato il suo motto di vita.

Il libro, intitolato La sfida delle 100 cose, aveva fatto partire una piccola rivoluzione negli Stati Uniti, il paese più materialista e consumista del mondo.

Ed ora quel volume in qualche modo era arrivato in quel bar di Torino e poi era finito nelle mie mani.

Dave Bruno, quasi ridestatosi da un torpore esistenziale, decide di cambiare il modo di concepire e affrontare la quotidianità, decide di dare un taglio netto a tutto ciò che possiede e di colmare la sua ‘valigia di vita’ solo con cento cose. Nasce così la sfida delle cento cose, una sfida aperta a tutti.

Leggi anche: Papa Francesco: “Il consumismo ci ha sequestrato il Natale, riscopriamone il reale valore”

Contro il consumismo, la sfida delle cento cose

consumismo
Contro il consumismo, la sfida delle cento cose.

Cento cose, sembrano tante? sono pochissime. Basterà aprire i nostri armadi stracolmi, girare lo sguardo sopra la scrivania o spalancare l’armadietto del bagno per rendersene conto, selezionare cento cose sembra a dir poco impossibile.

Eppure, a ben vedere, quanta di quella roba non usiamo? Quante cose son lì sopra alla mensola a prendere polvere? Quante maglie, quanti pantaloni, quante giacche, quante scarpe le abbiamo indossate solo una volta? Qualcuno si stupirebbe di trovare qualcosa con ancora attaccato il cartellino del negozio? Ma soprattutto, quanti di quegli oggetti sarebbero più utili a qualcun altro?

La sfida delle cento cose, la sfida impossibile del Natale 2020

Oggi, Natale 2020, l’impresa di Dave Bruno sembra un’utopia. L’emergenza pandemica, o meglio, coloro che cercano di gestirla e che ci hanno costretto a queste feste moderate e solitarie, ci hanno lasciato nelle ultime settimane un solo permesso, una solo gioia: comprare. Tra distanze da mantenere, parenti e amici da non poter vedere, mezzanotti passate in coprifuoco, se non ci avessero permesso di far acquisti, ci saremmo sentiti persi.

Così, proprio oggi, anzi oggi più mai, queste poche righe vorrebbero che il lettore riflettesse e, scartando quei regali sotto l’albero, apprezzasse, più che il maglione nuovo, il profumo o persino l’ultimo Iphone, quelle parole di auguri sinceri, quel disegno fatto a mano, o quella canzone d’auguri cantata stonata. Non è questo il vero senso del Natale?

Proprio nel giorno meno indicato, proprio nell’anno più duro degli ultimi decenni, parte la sfida più coraggiosa e rivoluzionaria di tutti i tempi: rinunciare a tutto, tranne cento cose. Ci riusciresti? E soprattutto, cosa sceglieresti?

Asia Solfanelli
Asia Solfanelli
Intraprendente e instancabile penna, poliglotta, appassionata lettrice e avida viaggiatrice. Sviscerata amante del cinema. E ultimo, ma non per importanza, eterna studiosa, perché non si finisce mai d’imparare.

Ultime notizie