lunedì, Novembre 30, 2020

Come Covid ha cambiato il lavoro: più riunioni, mail e ore di straordinario

Non è solo un’impressione. La Harvard Business School ha realizzato uno studio analizzando i dati anonimi di oltre 3 milioni di utenti sparsi in 16 città tra America, Europa e Medio Oriente.

Elza Coculo
Elza Coculo
Elza Coculo, 30 anni, di adozione romana. Lettrice appassionata con formazione in Studi italiani. Laureata in Editoria e Scrittura. Redattrice per Il Digitale. Amo scrivere di attualità e cultura eco-sostenibile.

Da quando la pandemia è iniziata molteplici aspetti delle nostre vite sono cambiati. Complice il distanziamento fisico, la nostra vita sociale segue nuove regole, la formazione è diventata digitale e il lavoro, dove possibile, è gestito in smart working. Da prerogativa di poche e piccole aziende, nel giro di qualche settimana, questo è diventato la modalità prevalente di lavoro. Un fenomeno nuovo che ci ha restituito un nuovo approccio nel modo di lavorare. E non è solo un’impressione. Uno studio della Harvard Business School ha analizzato i dati anonimi di oltre 3 milioni di utenti che lavorano in smart working, sparsi in 16 città tra America, Europa e Medio Oriente, per capire se e come questo fenomeno abbia trasformato veramente il mondo del lavoro. Dall’analisi dei dati emerge che mediamente ogni lavoratore partecipa a più riunioni, riceve più mail e accumula più ore di straordinario.

Smart working, una vacanza retribuita?

Lo smart working non è affatto una vacanza retribuita. Potenzialmente con un PC, una buona connessione internet e un account Zoom si può lavorare ovunque, anche lontani dalla propria sede di lavoro. Un vantaggio oggettivo per pendolari e per fuori sede, ma a quale prezzo? I nostri appartamenti si sono trasformati in succursali di uffici, in molti non hanno la disponibilità di una buona connessione internet o non dispongono di personali dispositivi all’avanguardia e sono, dunque, rallentati da queste mancanze. Madri e padri, per via delle scuole chiuse, hanno dovuto dividersi tra famiglia e normale lavoro. A questo si aggiunga che, secondo un recente studio della Harvard Business School, lo smart working ha significato mediamente più e-mail da gestire, più riunioni in videoconferenza e più ore di straordinario. Insomma, non proprio simile a una vacanza retribuita, si potrebbe concludere.

Lo studio di Harvard sullo smart working

Il team di Harvard ha esaminato i dati anonimi di 3,143,270 utenti sparsi in 16 città tra America, Europa e Medio Oriente, ottenuti da un fornitore di servizi di tecnologia dell’informazione. Ecco i risultati:

  • il numero di riunioni a cui partecipa un lavoratore medio è aumentato del 12,9%, così come quello delle persone che in media partecipano alle riunioni: un incremento del 13,5%. I meeting sono più brevi rispetto alle normali riunioni in ufficio, circa 12 minuti, ma più frequenti.
  • in media ogni utente lavora 48,5 minuti in più ogni giorno, con un aumento dell’8,2%. Il motivo? Sicuramente dovendo lavorare da casa ci sono più elementi da gestire. Ma l’aumento dell’orario di lavoro è anche legato al balzo delle e-mail, inviate durante e fuori dall’orario di lavoro: quest’ultime hanno conosciuto un incremento pari all’8% rispetto a prima del lockdown.

Leggi anche: Smart working: è davvero così smart? Sala: “Chi è a casa non stia tranquillo”

Le differenze tra le città analizzate

Lo studio ha incluso nella casistica 16 diverse città: Roma, Milano, Bruxelles, Oslo, Zurigo, Madrid, Ginevra, San Jose, Parigi, Londra, San Francisco, Chicago, New York, Washington e Tel Aviv. Il team ha evidenziato differenze nella gestione dello smart working nelle diverse città, soprattutto per quel che riguarda le abitudini legate alle riunioni e agli orari di lavoro.

In molte città europee, in testa Bruxelles, Milano, Londra, Oslo e Zurigo, la lunghezza delle riunioni ha subito un drastico calo nei primi giorni di lockdown, stabilizzandosi a una durata “normale” solo nelle settimane successive. Negli Stati Uniti invece non c’è stata mai stata una notevole flessione della durata dei meeting. Per quanto riguarda invece l’orario di lavoro, è aumentato in tutte le metropoli, ma solo in alcune il valore è rimasto alto anche settimane dopo l’inizio del lockdown. In particolare a San José, Roma e New York si continua a lavorare di più, mentre nelle altre città gli orari sono andati via via stabilizzandosi ai valori “normali”.

Leggi anche: Facebook, dopo il Covid l’azienda sceglie lo smart working per i dipendenti

Elza Coculo
Elza Coculo
Elza Coculo, 30 anni, di adozione romana. Lettrice appassionata con formazione in Studi italiani. Laureata in Editoria e Scrittura. Redattrice per Il Digitale. Amo scrivere di attualità e cultura eco-sostenibile.

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