sabato, Maggio 21, 2022

Claudio De Sousa: “Quel sogno di diventare calciatore”

Il sogno di diventare calciatore. Una storia di riscatto e preziosi consigli per chi vorrebbe intraprendere la carriera. Intervista a Claudio De Sousa.

Rita Chessa
Rita Chessa, dalla Performance Art al giornalismo. Accanto a studi in comunicazione e antropologia, con lo pseudonimo “Kyrahm” si dedica all’arte estrema in ambito internazionale e al cinema sperimentale. Un’ultima parola, una parola di Orson Wells: “Rosabella”.

Sono tanti i giovanissimi che sognano di diventare calciatori, molti sin da bambini. Abbiamo incontrato Claudio De Sousa per capire cosa possiamo consigliare a chi ha l’ambizione di intraprendere questa strada. Oggi Claudio è attaccante della Tivoli ed ex giocatore della Lazio. Classe 1985, Claudio è un ragazzo semplice, umile e disponibile al confronto.

Ci ha parlato di una vita fatta di sacrifici:

Quello che noi vediamo come spettatori è la copertina, dietro c’è un lavoro duro fatto di rinunce, disciplina, regole ferree e cura.

Non a caso è stato soprannominato “la Pantera”. Tra i momenti che porta dentro con affetto, forse uno dei ricordi più intensi della sua carriera, il primo goal in serie A con la Lazio, dove è cresciuto nelle file delle Giovanili. In quell’occasione Paolo Di Canio lo trascinò sotto la Curva Nord a festeggiare con i tifosi.

Claudio De Sousa, le origini della Pantera

Nato da madre marchigiana e da padre angolano, giunto in Italia dall’Africa più di 60 anni fa da un paese devastato dalla guerra, porta con sé una storia fatta di riscatto sociale.

La mia famiglia è ciò di cui sono più orgoglioso. E sicuramente anche per loro deve essere stata una grande soddisfazione aver avuto un figlio che ha calcato palcoscenici importanti.

Afferma Claudio sorridendo:

Fu la mia seconda presenza in serie A,  il 27 ottobre 2004 giocavo contro il Messina. Sono subentrato nel secondo tempo a Roberto Muzzi, e con guel goal ho segnato la marcatura che ha fissato il punteggio finale di 2-0. Quel giorno si è materializzato uno dei miei più grandi desideri.

Ora Claudio De Sousa è una risorsa tecnica e veloce, impiegata prevalentemente come prima punta, ma in grado di giocare anche in posizione arretrata o da esterno d’attacco. In questo settore le delusioni e le insidie possono attendere dietro l’angolo. Un atleta si prepara tutta la vita e può crollare tutto da un momento all’altro.

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Claudio De Sousa si sta riprendendo da un infortunio che ha minacciato la sua carriera

Nel 2005-2006 viene trasferito in serie B con il Torino e nel biennio successivo viene ceduto al Pescara. Fu un anno difficilissimo perché a causa di un danno vascolare al piede, perse l’idoneità sportiva.

I fallimenti coinvolgono gli individui, ma anche le squadre: pensiamo alla recente disfatta della Nazionale di calcio che ha visto sfumare la qualificazione dell’ Italia ai Mondiali. Aggiunge Claudio:

Ma non bisogna mai arrendersi. Per diventare calciatori è necessaria sicuramente anche molta fortuna in combinazione con doti innate e tantissimo allenamento.

Dopo aver perso l’idonetà sportiva, ma non la caparbietà che lo portano ad estenuanti esercizi di riabilitazione. Nessuno avrebbe scommesso nel suo ritorno: dopo l’incidente a fine stagione De Sousa e il Pescara avevano interrotto consensualmente il contratto. Nel 2010 è di nuovo in campo con il Murata, il Chieti e poi la Salernitana, segnando 18 gol in 32 partite. Diventa così un idolo della tifoseria.

Claudio continua a passare di squadra in squadra

Approda a L’Aquila, in prestito al Como, attraversa Racing Roma e Racing Fondi Prima dell’arrivo a Tivoli, arriva a Viterbese Castrense, all’Aprilia Racing Club e ad Ostia Mare. Racconta a Il Digitale:


Molti pensano che sia tutto rosa e fiori, quella dell’atleta professionista è sicuramente una vita bellissima, ma per raggiungere certi livelli occorre rigore.

De Sousa: “Ai genitori dico, non pressate i vostri figli per diventare calciatori”


Ci ha raccontato inoltre di un fenomeno frequente negli spogliatoi delle giovanissime leve: i genitori che pressano i figli, proiettando su di loro i propri obiettivi mai realizzati.

Il divertimento dovrebbe essere la molla propulsiva che induce ad applicarsi in qualsiasi sport.

Alla fine ci saluta con gentilezza: “Devo tornare ad allenarmi”.

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Rita Chessa
Rita Chessa, dalla Performance Art al giornalismo. Accanto a studi in comunicazione e antropologia, con lo pseudonimo “Kyrahm” si dedica all’arte estrema in ambito internazionale e al cinema sperimentale. Un’ultima parola, una parola di Orson Wells: “Rosabella”.

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