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Catalogna: perché la politica ha bisogno di Intelligenza Emotiva

Aumento delle tensioni sociali: 2,7 milioni di danni causati durante le manifestazioni notturne.

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La violenza sta dirompendo in diverse strade di Barcellona da alcuni giorni. A una certa ora della sera, sembra che si manifesti un’altra facciata della Catalogna, dove i protagonisti sono dei giovani incappucciati, anche minorenni. Bruciano cassonetti, macchine, biciclette o quello che si trovano davanti. Barcellona ha vissuto delle guerriglie locali per diversi giorni. Questa situazione sta creando molta incertezza e paura agli occhi dei cittadini. Non può esserci questa violenza in una democrazia. Vediamo brevemente gli eventi principali che hanno fatto scaturire la situazione di oggi.

Perché l’indipendentismo?

Il desiderio per l’indipendentismo catalano ha origini che risalgono a più di un secolo fa e si è accesso maggiormente durante il regime dittatoriale franchista in Spagna durato 40 anni. Numerose generazioni sono cresciute con idee indipendentiste perché sono state ereditate dalle loro famiglie. Ci sono, però, anche tantissime persone che hanno genitori a favore della Spagna unita. Una cosa è certa, l’indipendentismo fa parte della cultura catalana, anche se molte persone non la condividono. Negli ultimi due anni un grandissimo numero di persone catalane non indipendentiste hanno cambiato le loro idee politiche solamente dopo aver vissuto la giornata il 1 ottobre 2017. Questo giorno era stato organizzato un Referendum che aveva l’intenzione di misurare la volontà sociale sull’indipendenza. In passato erano già state organizzate diverse consultazioni sull’indipendenza ma il governo non ne voleva sapere. La costituzione spagnola è stata scritta per tutta la Spagna e l’indipendenza della regione catalana non é presa in considerazione come possibilità.

L’illegalità del Referendum

Qualsiasi fosse stato il risultato del Referendum non avrebbe comunque avuto effetto legale perché non era riconosciuto ufficialmente dalla Spagna. La decisione che ha fatto scaturire la situazione che stiamo vivendo oggi a Barcellona è stata quella di aver impedito l’esecuzione del referendum inviando la polizia. Un gran numero dei catalani preferiva essere appartenente allo stato spagnolo. Poi, tutto è cambiato. Questa giornata del 1 ottobre ha segnato la storia della Spagna. La polizia nazionale cacciava via le persone dai seggi elettorali, anche in modi bruschi. Così, tutti i catalani che non avevano intenzione di recarsi nei seggi elettorali sono andati a votare, postando le loro foto, diventate virali, sui social. Anche molti migranti sono andati nelle scuole per chiedere di votare. Il punto non era più votare SÌ o NO ma semplicemente avere la possibilità di votare. Dopo il Referendum, Carles Puigdemont, ex Presidente della Generalitat, aveva dichiarato la Catalogna indipendente. Ora vive a in asilo politico a Bruxelles. Nei mesi successivi, indipendentisti e non indipendentisti hanno manifestato insieme pacificamene per essere ascoltati. Molti catalani chiedono di non negare l’evidenza e di tornare al voto. Questa è democrazia? Secondo molti catalani, si.

L’esito della sentenza: dai 9 ai 13 anni di carcere

Il cammino di Barcellona

Dopo due anni, l’esito della sentenza ha portato molte persone non indipendentiste a favore dell’indipendenza. È iniziato tutto questo disordine, lo scorso lunedì, quando hanno annunciato che i politici protagonisti del referendum avrebbero dovuto scontare la pena tra i 9 e i 13 anni in carcere per le loro idee e azioni politiche. 525.000 catalani sono scesi nelle strade per protestare secondo questa decisione considerata esagerata e ingiusta. Il risultato? Da tutta la Catalogna hanno organizzato il cammino di Barcellona per arrivare alla manifestazione generale venerdì scorso, in zona Gracia. Molte persone hanno camminato più di venti chilometri. Ancora una volta, Barcellona si è rivelata una città dalla doppia personalità: si sono svolte manifestazioni pacifiche e altre violente, a pochi chilomentri di distanza.

Quanto influisce il PIL catalano nell’indipendentismo?

Secondo le stime del quotidiano economico spagnolo, la Catalogna padroneggia nel più alto contributo del PIL dell’intera Spagna. È una regione autonoma che vorrebbe ricevere dei benefici maggiori dallo stato spagnolo. Questa è la ragione principale per cui molte persone vogliono che la Catalogna sia indipendente. Molti altri catalani, al contrario, preferiscono rimanere in Spagna perché credono che l’indipendenza influirebbe negativamente sulla loro economia, soprattutto nel processo di cambiamento iniziale. Anche il flusso del turismo si è già ridotto. Le attività commerciarli hanno dichiarato una perdita del 30-40% in questi giorni (El País). Nonostante questa previsione, molti indipendentisti ed ex non indipendentisti sono disposti a subire una perdita economica pur di staccarsi dalla Spagna. Molti, pensano che la Catalogna abbia tutte le carte per entrare nell’Unione Europea. La capitale catalana, Barcellona, è considerata il modello di riferimento per la Comunità Europea. Dal 1992 sviluppa politiche che mirano ad aumentare il benessere dei cittadini e a migliorare la convivenza tra le persone. Tantissime aziende straniere hanno scelto Barcellona come città europea per installare le loro aziende. Se Barcellona raggiungesse l’indipendenza molte aziende potrebbero trasferirsi fuori dalla Catalogna perché non sarebbe più uno stato europeo.

Le notti violente nella Catalogna

Durante le notti, invece, la situazione è collassata nelle manifestazioni violente dei gruppi radicali estremisti indipendentisti, fascisti e antifascisti. Hanno organizzato rivolte in alcune strade della città ferendo la morale di tutti i cittadini che sono contro la violenza. Quello che la società chiede è dialogo. La città respira fumo tossico per tutto quello che viene bruciato ogni notte. Barcellona non se lo merita, dichiara A. Colau, Sindaco di Barcellona.

I sentimenti appartenenti all’identità culturale attivano involontariamente meccanismi sociali fomentando sempre di più una divisione tra Catalogna e Spagna, tra catalani stessi e tra catalani e persone straniere che vivono nella Catalogna. Questa situazione sta risvegliando molti ideali, valori e confronti. Anche i Paesi Bassi hanno espresso solidarietà verso la Catalogna con manifestazioni e scontri con la polizia nazionale.

La società chiede dialogo

Attualmente, il governo spagnolo non si mostra disponibile a dialogare, nonostante la Catalogna abbia provato a contattare il Presidente del Governo spagnolo. La strategia del silenzio potrebbe essere legata alle prossime elezioni politiche programmate nel mese di novembre 2019. Il dialogo, però, potrebbe essere l’unica maniera per trovare soluzioni. Dialogare è alla base dell’intelligenza emotiva. In questi giorni, il caos di Barcellona si è manifestato anche nel funzionamento dei mezzi di trasporto, come treni e aeroporto. Ecco cosa è successo nell’aeroporto del Prat il primo giorno di protesta.

Anche nei giorni successivi, sono stati cancellati numerosi voli. I cittadini e i turisti non possono pagare queste conseguenze. Il problema più grande è la violenza che ha caratterizzato le notti catalane. Sembra che per molti giovani sia diventato un gioco in cui possono esprimere tutto quello che hanno represso nella loro vita. Un agente della polizia antisommossa, ha dichiarato in una intervista che i protagonisti delle manifestazioni violente, sono guidati da menti esperte e seguono le loro indicazioni per muoversi in gruppo. Quando gli arriva un messaggio, guardano il telefono contemporaneamente e si spostano tutti insieme. Chi c’è dietro questo fenomeno? La sicurezza dei cittadini dovrebbe essere al primo posto nei valori della democrazia. Abbiamo bisogno di altre soluzioni perché si sta fomentando sempre di più l’odio e scontri con la polizia. La violenza va fermata.

Ci sarà un bis del 1 ottobre?

Arrivati a questo punto, la Catalogna vorrebbe organizzare un altro Refendum. Si prevede un periodo lungo di silenzi, manifestazioni, scontri e provocazioni. L’intera Spagna rimane con il fiato sospeso per quello che accadrà. Una cosa è certa: mentre molte persone chiedono la pace, la violenza incombe segnando un cambiamento della storia.

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