martedì, Maggio 11, 2021

Caso Regeni, i genitori denunciano il Governo: “Vendono armi a chi viola diritti umani”

Il Governo italiano ha avviato trattative con l'Egitto per la vendita di due navi da guerra, una delle quali consegnata proprio nei giorni scorsi da Fincantieri. L'atto viola le leggi sull'export di armi.

Michela Sacchetti
Michela Sacchetti
Aspirante giornalista. Ama la letteratura, il cinema e il teatro. Dopo il diploma in ragioneria cambia itinerario iscrivendosi alla facoltà di Lettere. Laureata in Scienze del Testo, crede che nella vita si può e si deve continuare sempre ad imparare.

I genitori di Giulio Regeni, il dottorando ucciso in Egitto nel 2016, hanno annunciato un esposto contro il Governo italiano per violazione della legge in materia di vendita di armi a Paesi “autori di gravi violazioni dei diritti umani”. Non si tratta di novità sul caso Regeni, che ad oggi rimane irrisolto con i responsabili ancora impuniti.

Sarebbero state vendute due fregate Fremm o navi da guerra da Fincantieri al Cairo qualche giorno dopo la chiusura delle indagini della Procura di Roma che hanno portato all’accusa di quattro ufficiali della National security egiziana, i servizi segreti egiziani, sostenendo che il giovane fosse stato seviziato e torturato fino alla morte.

Caso Regeni, i genitori denunciano il Governo italiano

Genitori di Giulio Regeni_La7
Caso Regeni: Claudio e Paola, i genitori di Giulio Regeni, intervengono durante la trasmissione televisiva Propaganda Live su La7, annunciando l’intenzione di denunciare il Governo.

Claudio e Paola, i genitori di Giulio Regeni, nella notte di Capodanno intervenendo alla trasmissione televisiva Propaganda Live su La7 avevano preannunciato l’intenzione di denunciare il Governo italiano perché questo avrebbe violato la legge, vendendo armi all’Egitto, accusato di gravi violazioni sui diritti umani. Il Governo egiziano di al-Sisi infatti, non collaborando con le autorità italiane, avrebbe ostacolato le indagini sul caso della morte del giovane ricercatore.

Sul tema delle armi vendute si tratterebbe di due fregate Fremm, la Spartaco Schergat e la Emilio Bianchi, navi da guerra prodotte da Fincantieri e vendute al Cairo. Oltre che 20 pattugliatori d’altura di Fincantieri, 24 caccia Eurofighter Typhoon e 20 velivoli da addestramento M346 di Leonardo, più un satellite da osservazione. La fregata Spartaco sarebbe stata consegnata proprio nei giorni scorsi. Atto avvenuto, precisa la Rete Italiana Pace e Disarmo, senza nessun comunicato ufficiale.

Ecco cosa hanno detto su La7 i genitori di Giulio Regeni:

Assieme alla nostra legale abbiamo predisposto un esposto-denuncia contro il governo italiano per violazione della legge 185/90.

La legge vieta le esportazioni di armi verso Paesi, i cui governi sono responsabili di gravi violazioni dei diritti umani accertati dai competenti organi dell’Ue, dell’Onu e del Consiglio d’Europa.

Il governo egiziano rientra certamente tra quelli che si sono macchiati di queste violazioni.

Claudio e Paola chiedono un segno da parte del Governo italiano, ossia quello di richiamare l’ambasciatore in Egitto:

È importante che l’Italia dia l’esempio. Chiediamo anche che la Procura non venga insultata, chiediamo fermezza.

Bisogna reagire, sennò i nostri figli che vanno in giro per il mondo non saranno più sicuri.

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Caso Regeni, lo studente sequestrato e torturato fino alla morte

Genitori di Giulio Regeni_ricercatore
Caso Regeni: Giulio Regeni, ricercatore brutalmente torturato e ucciso in Egitto, e per cui la famiglia lotta affinché sia fatta giustizia e che non si verifichino più fatti del genere.

L’omicidio di Giulio Regeni venne commesso in Egitto tra Gennaio e Febbraio 2016. Regeni era un dottorando italiano all’Università di Cambridge rapito il 25 gennaio 2016. Il corpo senza vita fu ritrovato il 3 febbraio successivo nelle vicinanze dei servizi segreti egiziani e presentava evidenti segni di tortura.

I segni di tortura con incisioni lasciati sul corpo avevano subito ricondotto alla polizia egiziana, avvezza a tale pratica di tortura.

Fin da subito la autorità egiziane ipotizzarono che Regeni fosse stato dapprima vittima di un incidente stradale e poi dichiararono che il giovane era stato ucciso per motivi personali legati ad una relazione omosessuale, o allo spaccio di stupefacenti.

Il Governo italiano con la famiglia del ragazzo però si mosse separatamente, infatti sul corpo venne effettuata l’autopsia oltre che dagli egiziani anche da parte dei medici italiani.

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Le accuse della Procura e le implicazioni del Governo egiziano

Genitori di Giulio Regeni_reazioni
Caso Regeni: le reazioni della Comunità internazionale hanno portato il Parlamento Europeo a parlare di violazione dei diritti umani da parte del Governo egiziano di al-Sisi.

Se il Governo egiziano si è mostrato a parole disponibile a collaborare nei fatti però le cose sono andate diversamente: le riprese video della metropolitana dove Regeni è stato visto per l’ultima volta sono state cancellate e inizialmente sono stati negati alle autorità italiane i tabulati telefonici sia del quartiere dove viveva il giovane che della zona in cui è stato ritrovato il corpo.

La Procura della Repubblica di Roma si è occupata delle indagini preliminari ed è giunta ad accusare di reato per sequestro di persona aggravato, concorso in lesioni personali gravissime e omicidio quattro ufficiali del servizio segreto interno egiziano.

Inoltre anche il Governo egiziano è stato accusato di avere un ruolo chiave nell’omicidio di Regeni, che ha respinto le accuse di coinvolgimento. Addirittura la magistratura egiziana è giunta a sostenere che le prove a carico degli agenti segreti egiziani sono insufficienti e “il responsabile dell’omicidio resta sconosciuto”.

Il giovane per le suddette autorità avrebbe tenuto “comportamenti non consoni al ruolo di ricercatore” e per questo motivo “posto sotto osservazione” dalle autorità locali.

Il caso ha suscitato le reazioni della Comunità internazionale tanto che il Parlamento europeo a Strasburgo ha parlato di violazione dei diritti umani da parte del Governo di al-Sisi in Egitto.

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Michela Sacchetti
Michela Sacchetti
Aspirante giornalista. Ama la letteratura, il cinema e il teatro. Dopo il diploma in ragioneria cambia itinerario iscrivendosi alla facoltà di Lettere. Laureata in Scienze del Testo, crede che nella vita si può e si deve continuare sempre ad imparare.

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