martedì, 11 Maggio 2021

Cachi, il frutto degli dei

Frutto autunnale per eccellenza, il cachi oltre a essere buonissimo è anche ricco di numerose proprietà nutritive.

Enrica Vigliano
Enrica Vigliano
Enrica Vigliano, romana per adozione. Lavora nel mondo dell’arte e della comunicazione di eventi, dopo gli studi di Archeologia e di Business dei beni culturali. Adora parimenti la matematica e la grammatica, avendo una predilezione per le parole crociate e per la vita all’aperto.

Dolcissimi e succosi, i cachi rallegrano le tavole autunnali con i loro colori arancioni accesi e brillanti, dal giallo del cachi vaniglia al rosso del cachi dell’Emilia Romagna.

C’è chi li ama follemente e chi li detesta dal profondo del cuore, ma il cachi è un frutto dalla storia millenaria, che racchiude nella sua polpa succulenta moltissime proprietà e qualche segreto. Arrivati in Europa come frutto commestibile solo nella seconda metà dell’Ottocento, in realtà il cachi era conosciuto in occidente solo per il suo meraviglioso aspetto e impiegato per lo più come albero decorativo.

In oriente, invece, la tradizione del cachi vanta una storia che affonda le sue radici nella Cina di oltre duemila anni fa: qui il cachi era coltivato dall’uomo sia per essere portato in tavola che per essere essiccato e messo a conservare per i lunghi periodi invernali.

Una pianta dalle grandi virtù fin dal nome

Il nome scientifico del cachi è Diospyros kaki, albero appartenente alla famiglia delle Ebenacee. Letteralmente il significato di diospero è il πυρός, grano / frumento, di Διός, dio / Giove, ossia il cibo degli dei, perché la sua dolcezza e bontà non possono che essere considerate come divine.

Oggi sopravvive questa terminologia anche nel toscano, dove si sente spesso parlare di diosperi, ma il cachi è chiamato alternativamente come mela d’Oriente o loto. In Campania assume anche il nome di legnasanta per via della forme che assume la parte bianca se lo si taglia a metà.

L’albero dalle 7 qualità, impareggiabile per bellezza e bontà dei frutti

L’albero del cachi, secondo la tradizione orientale, è dotato di 7 virtù, il che lo rende uno delle piante più amate e diffuse nei giardini di Giappone, Taiwan e Cina meridionale:

  1. Longevità: il cachi è un albero che necessita poca cura ma gode di lunga vita.
  2. Chioma ombrosa: le sue fronde offrono ristoro e rinfresco, mettendo al riparo dalla calura estiva.
  3. Chioma fitta: questa particolarità impedisce agli uccelli di nidificare, preservando foglie e frutti.
  4. Bellezza: come abbiamo accennato, il cachi è un albero ornamentale dall’aspetto maestoso. Sia durante la stagione di rigoglio, che quando perde le foglie e regala alla vista le sue bacche fiammeggianti, questa pianta è perfetta per decorare giardini e prati.
  5. Salute: il cachi è un albero che difficilmente viene attaccato dai parassiti.
  6. Legno: il suo legno è ottimo per la combustione.
  7. Fogliame: l’ideale, anche quando caduto, per ottenere un buon concime.

Non solo, dopo la seconda guerra mondiale è stato definito l’albero della pace perché alcuni esemplari sono sopravvissuti ai bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki nel 1945.

Tanti tipi di cachi: ecco i più comuni

Cachi

Esistono circa 475 specie di piante appartenenti alla famiglia dei cachi, ognuna della quali produce dei frutti che hanno assunto nomi derivati dal loro aspetto o dalla loro provenienza.

Le bacche, grandi quanto o più di una pallina da tennis, hanno colori diversi dall’arancio al giallo, fino al rosso. I frutti non fecondati sono più chiari e meno saporiti, quelli rosso-marroni hanno una polpa più scura e più corposa.

Quelli più coltivati e commercializzati in Italia sono:

  • Cachi o Kaki Tipo: sono quelli più diffusi in assoluto in Italia. Il frutto ha una buccia giallo-arancione e la polpa può avere un colorito molto carico se la bacca è fecondata, mentre nei frutti non fecondati presenta delle caratteristiche punteggiature scure.
    Prima di essere consumati hanno bisogno di un periodo di detanizzazione, al termine del quale la polpa risulta liquescente, morbida e molto succosa. Proprio per questa caratteristica si mangiano al cucchiaio.
  • Cachi o Kaki Vaniglia: una delle varietà di più antica coltivazione nella zona campana, il cachi vaniglia si presenta leggermente più schiacciato rispetto alla rotondità del cachi tipo e la sua buccia vira leggermente verso il giallo. A maturazione possono presentare macchie scure a forma di ragnatela all’esterno che conferiscono loro il nome di “ragnati”, ma che non inficiano sul sapore del frutto, anzi, ne indicano la raggiunta bontà. La polpa del vaniglia è molto più consistente e può essere mangiato con coltello e forchetta
  • Cachi Rojo Brillante: cultivar adattatasi in Spagna, ha frutti più allungati e arancio-rossi all’aspetto. Prima della consumazione e commercializzazione hanno anche loro bisogno di un periodo di detanizzazione per togliere l’astringenza che li renderebbe altrimenti immangiabili. Una sottospecie del Rojo Brillante è il Ribera Sun.
  • Cachi mela: il loro nome si deve alla loro peculiarità di poter essere mangiati già alla raccolta o nel giro di pochi giorni da essa. La polpa è quindi dura abbastanza da poterli addentare o da poter essere tagliati a spicchi, come si fa con le mele. All’interno di questa categoria esistono diverse varietà come il Fuyu, lo Hana Fuyu, il Jiro e l’O’Gosho.
  • Cachi cioccolatino: caratterizzati dalle piccole dimensioni e dalla forma tozza e arrotondata, presentano sulla buccia gialla-arancione delle caratteristiche macchie scure. Il nome deriva dal colore bruno, quasi bronzeo, della polpa in cui sono contenuti sempre molti semi.

Proprietà nutritive dei cachi

Numerosi i sali minerali contenuti nella sua polpa, che lo rendono un frutto molto indicato nella fortificazione del sistema immunitario. Tra questi, il calcio, il sodio, il ferro, il fosforo, il magnesio, lo zinco e il manganese. Buone anche le concentrazioni di potassio.

Fonte di vitamine di diversi gruppi, i cachi contengono soprattutto grandi quantità di vitamina A, derivata dal betacarotene, vitamina C e vitamina K.

Cachi calorie e valori nutrizionali

Si calcola che 100 grammi di frutto equivalgano a 65-70 kcal, quindi poiché ogni bacca pesa mediamente tra i 250 e i 300 grammi si può grossomodo stimare che l’apporto calorico sia di 190 – 210 kcal.

Per quello che riguarda le proprietà nutritive dei cachi si stima che il frutto sia costituito all’80% di acqua, tra il 15 e il 18% di zucchero, per 2,5% di fibre e può contenere tracce di proteine, fino allo 0.6% e grassi, 0,2%.

Quanto zucchero contiene un caco? E quanti se ne possono mangiare al giorno?

Poiché il cachi, come abbiamo detto, è un frutto molto zuccherino, costituito quasi per un quinto di fruttosio, si consiglia di non mangiarne più di due al giorno, in modo da non eccedere con la dose giornaliera. Come per tutta la frutta, i cachi fanno ingrassare solo se consumati in modo smodato e sconsiderato.

Cachi proprietà e benefici per la salute

cachi tipo Hoshigaki

Grazie alla sua composizione nutrizionale, il cachi ha diverse proprietà in campo medico-sanitario.

  • Ricco in fisetina e tannino, il kaki frutto è un potente antiossidante ed è indicato nel prevenire malattie associate all’età e alla degenerazione neurale, come ischemia, ipertensione, ischemia, ictus e arteriosclerosi.  
  • Rimineralizzante, il cachi possiede anche minerali che aiutano a rafforzare il sistema immunitario.
  • Multivitaminico, contiene molta vitamina C insieme a betacarotene, luteina e licopene.
  • Eccellente diuretico e lassativo se maturo, perché contiene potassio: molti si chiedono se i frutti cachi sono lassativi o astringenti, ma la risposta dipende dal grado di maturazione del frutto. Se maturo, le fibre e la carnosità della sua polpa rendono il cachi frutto un rimedio naturale contro la stitichezza. Viceversa, la presenza di grandi quantità di tannino nel frutto acerbo o non completamento ammezzato rende la polpa del cachi molto astringente.

Curiosità sui cachi

Qual è il color kaki?

Il colore delle tute mimetiche, che assomiglia al beige e tonalità chiare del marrone della sabbia e della terra arida, si associa talvolta al tipo di terreno sul quale preferisce crescere l’albero del cachi. In realtà sembrerebbe non avere niente a che fare con la pianta e i suoi frutti, provenendo dal persiano khak, polvere.

I cachi e il meteo

Il seme cachi, che si trova all’interno della polpa dei frutti, è stato usato dalla tradizione contadina come predittivo della stagione invernale. Sebbene non ci sia nessuna evidenza scientifica a supporto di questa tesi, si può tagliare a metà il seme e osservare la forma bianca al suo interno, che somiglia a una posata:

  • se è una forchetta: indica che l’inverno si preannuncia mite
  • se è un coltello: indica che l’inverno sarà freddo e rigido
  • se è un cucchiaio: indica un inverno carico di neve

Come fare maturare i cachi

Può capitare di comprare dei cachi molto indietro con la maturazione, dal caratteristico sapore astringente e amaro, e ci si potrebbe dunque chiedere come fare per maturare i cachi?

La risposta più semplice è quella di lasciarli fuori dal frigo, possibilmente accanto a una mela e coprire la frutta con un telo di cotone. Rilasciando etilene, le mele accelerano il processo di maturazione e la naturale eliminazione dei tannini contenuti nei cachi.

Come conservare i cachi a lungo

Il cachi è un frutto estremamente deperibile e non facilmente conservabile. Tuttavia si possono realizzare molte preparazioni che permettono di prolungarne la vita e conservarne il sapore anche quando la stagione, molto breve, è finita.

Prima di tutto si può farne un’ottima confettura che può essere utilizzata come guarnizione per dolci e gelati o come accompagnamento del pane e delle fette biscottate.

Si possono altrimenti mettere a essiccare, come è tradizione in Giappone, con un procedimento lungo ma che garantisce il mantenimento del sapore. Conosciuti come Hoshigaki, devono essere prima sbollentati , appesi a respirare e disidratare e poi letteralmente massaggiati una volta al giorno per due settimane.

Come mangiare cachi

Uno dei fattori che più indispone di fronte al cachi è la non immediata facilità di mangiarli. Solitamente vengono offerti come un dessert al cucchiaio, ossia privati del calice e leggermente aperti, se ne mangia la polpa attraverso la sommità come se fosse una coppetta.

Un’alternativa è sbucciarli con coltello e forchetta: togliendo il picciolo e la parte verde si divide in quattro. Si ottengono così degli spicchi di polpa facilmente separabile dalla buccia con il coltello, aiutandosi o con la forchetta o con un cucchiaio.

Leggi anche: Cinque frutti esotici da provare subito e coltivare anche in Italia

Enrica Vigliano
Enrica Vigliano
Enrica Vigliano, romana per adozione. Lavora nel mondo dell’arte e della comunicazione di eventi, dopo gli studi di Archeologia e di Business dei beni culturali. Adora parimenti la matematica e la grammatica, avendo una predilezione per le parole crociate e per la vita all’aperto.

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