sabato, Gennaio 16, 2021

A 250 anni dalla sua nascita ricordiamo il genio e la musica di Beethoven

Si celebra oggi il suo genio e quelle note che le sue orecchie neanche in vita poterono più udire, ma che per noi risuoneranno per l'eternità.

Asia Solfanelli
Asia Solfanelli
Intraprendente e instancabile penna, poliglotta, appassionata lettrice e avida viaggiatrice. Sviscerata amante del cinema. E ultimo, ma non per importanza, eterna studiosa, perché non si finisce mai d’imparare.

Ludwig van Beethoven nasceva due secoli e mezzo fa a Bonn: era il 16 dicembre del 1770. Quel giorno nessuno sapeva quale ‘insolito’ futuro avesse in serbo il destino per quell’esile essere umano e quale genio si nascondesse dentro quella testolina.

Nessuno, almeno quel giorno, avrebbe mai immaginato che 250 anni dopo si sarebbe ancora ricordato e celebrato l’anniversario della sua nascita. Eppure, il suo talento è riuscito a portare il nome di quel Titano ben oltre i confini della morte: le sue note, i suoi concerti e sinfonie sono storia della musica e risuoneranno negli spartiti del tempo per l’eternità.

Ludwig van Beethoven, la vita da musicista

Beethoven
Ludwig van Beethoven, la vita da musicista.

Di famiglia non ricca, ma con almeno due generazioni di tradizione musicale, Ludwig van Beethoven nasce con la musica nel sangue. Fin da piccolo suo padre Johann, tenore e violinista, che vorrebbe farne un prodigio, lo avvia allo studio delle discipline musicali.

Istruito al contrappunto e all’armonia, Beethoven riesce presto a farsi notare tra i più abbienti e, grazie anche al supporto di eccellenti insegnanti, diventa presto non solo un acclamato concertista di pianoforte, chiamato ad esibirsi a Praga, Berlino e Vienna, ma anche un celebre compositore.

Nel 1801, quando una grave menomazione inizia a incombere, la sordità, il suo genio si fa più cupo e ancora più singolare. Nella sua arte musicale vanno a confluire dolore, rassegnazione, lotta e ribellione contro il destino, ma anche fede nel trionfo del bene, note che rivoluzionano la musica e rendono immortali e sempre attuali le sue opere.

Ardito, innovativo e moderno, non piace però di certo a tutti e all’ipoacusia, agli affanni e alla misantropia si uniscono presto le ristrettezze economiche. Niente tuttavia vale a bloccare l’irrefrenabile istinto di comporre, di dar vita a quei suoni e melodie che, proprio allo spegnersi della fiamma della vita, accendono nella storia una luce destinata a non affievolirsi.

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Ludwig van Beethoven, i tre periodi della sua produzione artistica

La collezione di opere del compositore, pianista e direttore d’orchestra tedesco può essere suddivisa in tre periodi. Inizia tutto con quella op.1, la sua prima composizione resa pubblica, tredici trii dedicati al principe Lichnowsky, e seguita dalle prime sonate per pianoforte, i primi quartetti per archi, il settimino, i primi concerti per piano e la prima sinfonia, nonché i primi amori a cui dedica la sonata op.27 n.2 ‘Al chiaro di luna’ e la celebre ‘immortale amata’.

Quando la malattia inizia a farsi ‘sentire’, si apre il secondo periodo, un periodo fiorente, ma su cui aleggia, inteso e spesso esplicito, lo spettro della morte. Tra opere più celebri c’è sicuramente la terza sinfonia, la ‘Eroica’ che ha fulcro nella grande Marcia Funebre del secondo movimento, ma non meno degne sono il balletto ‘Prometeo’, la sua unica opera lirica ‘Fidelio’, le musiche per l’Egmont nonché i vari concerti e sonate per pianoforte e violino fino ad arrivare all’op. 99.

La produzione di questo periodo vale il favore di molti ammiratori, personaggi colti, scrittori e musicisti che colgono non solo la modernità delle creazioni, ma anche l’unicità dello stile dell’artefice.

Nel terzo periodo, compreso tra il 1816 e il 1822, quello più tetro e sofferente, il dolore confluisce a livello musicale in una crescente complessità compositiva che a livello artistico raggiunge vette inesplorate e genera opere destinate a divenire patrimonio dell’intera umanità: da Missa Solemnis op. 123 in re maggiore alla Nona sinfonia, agli ultimi quartetti per archi, dall’op. 127 alla 135, tra i quali la Grande Fuga op. 133.

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Ludwig van Beethoven, non solo musicista

Tra i musicisti, a suo tempo, l’ultimo monumento del classicismo viennese si distinse per il suo essere innovativo, moderno, per la sua capacità di tradurre in suoni non solo la sua interiorità, ma anche i suoi valori e i suoi ideali. Un modo di far musica che non riuscì a sfuggire a critiche e disapprovazione, ma che fu di fatto il punto di partenza di molte correnti musicali successive e che ancora oggi, nel suo essere attuale, ancora dopo 250 anni, dimostra la sua unica essenza.

Non solo musicista, l’artista di Bonn fu un intellettuale colto, un’appassionato di letteratura, ma soprattutto un attento studioso di filosofia, suggestionato dalle opere di grandi autori, da Immanuel Kant a Friedrich Schiller. Una mente brillante su cui i giochi del destino non furono carezze, ma incisivi colpi che lasciarono segni profondi in un uomo sofferente e una personalità tormentata.

Ludwig van Beethoven, l’uomo

Non solo audace, la storia di narra di un Ludwig van Beethoven difficile, categorico, un uomo angustiato e afflitto, cui delusioni arrivano sin dall’infanzia. Il padre è un uomo insulso e mediocre, un ubriacone che lo ripudia non vedendo in lui i prodigi che sperava. A rifiutarlo sono anche quelle donne cui Ludwig volterebbe il suo cuore.

Complicato è anche il rapporto con gli insegnati, il compositore Antonio Salieri, uno di questi, lo racconta come un discepolo indisciplinato e scalmanato nonché come il “più grande detrattore”. Un personalità audace, ma anche problematica e controversa che pur riconoscendo il talento di molti artisti, venera in vita uno soltanto, incontrato in gioventù e morto troppo giovane: Wolfgang Amadeus Mozart.

Un ricordo eterno

Beethoven
Poster di Ludwig van Beethoven, scena del film Arancia Meccanica di Stanley Kubrick.

In questi giorni, proprio in occasione dell’anniversario della sua nascita, sono innumerevoli le iniziative volte a ricordare l’artista, navigando in Internet o vagando tra canali televisivi sarà facile imbattersi in qualche evento commemorativo.

Qualcuno ricorderà quella visionaria Nona sinfonia che trasforma “Arancia Meccanica” di Kubrick in un viaggio onirico, qualcun altro sarà ammaliato dai toni più tenui e pacati del giovane innamorato, qualcun altro ancora dall’incedere serrato e animoso di alcune composizioni, in ogni caso riascoltare quelle note sublimi che rapiscono, emozionano sarà un piacere per chi può tendere le orecchie, Beethoven non poteva più farlo, ma ne goda chi ha questo privilegio.

Asia Solfanelli
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Intraprendente e instancabile penna, poliglotta, appassionata lettrice e avida viaggiatrice. Sviscerata amante del cinema. E ultimo, ma non per importanza, eterna studiosa, perché non si finisce mai d’imparare.

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