venerdì, Luglio 10, 2020

Omotransfobia e misoginia: arriva “una legge di civiltà” dopo 25 anni

La legge punisce atti di discriminazione o violenza, ma non interviene sulla propaganda di idee fondate sulla superiorità e sull'odio. Un testo moderato.

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Elza Coculo
Elza Coculo
Elza Coculo, 30 anni, di adozione romana. Lettrice appassionata con formazione in Studi italiani. Laureata in Editoria e Scrittura. Redattrice per Il Digitale. Amo scrivere di attualità e cultura eco-sostenibile.

Approda oggi alla Camera in commissione Giustizia il testo di legge contro l’omotransfobia e misoginia. La legge rappresenta una sintesi di altre cinque proposte che nel corso di quasi 25 anni hanno tentato di portare l’Italia ad un’evoluzione in materia di discriminazione e violenza fondata “su genere, orientamento sessuale e identità di genere”. Il dl integra la legge Mancino del 1993, estendendo agli episodi d’odio fondati sull’omofobia e il genere i reati già previsti nel Codice penale in materia di discriminazione per odio razziale, etnico e religioso. Non interviene invece sulla propaganda di idee fondate sulla superiorità e sull’odio. Per questo la comunità Lgbt l’ha definito un testo tutto sommato moderato.

L’iter di legge contro omotransfobia e misoginia

La legge proposta dal deputato Pd Alessandro Zan, a sua volta recente vittima di minacce omofobe, è in discussione alla Camera. Oltre al deputato promotore del dl, che ne sarà relatore, interverranno i primi firmatari dei designi di legge, poi confluiti nel testo: gli onorevoli Boldrini, Scalfarotto, Perantoni e Bartolozzi. L’iter di legge è cominciato circa 9 mesi fa, a ottobre 2019, e, causa Covid, era stato sospeso. Al momento dovrebbe essere calendarizzata per luglio. Ha affermato Zan:

È un testo molto avanzato, che interviene su un tema in cui l’Italia è molto indietro. Sarà una dura battaglia che avrà forti resistenze da parte di associazioni e movimenti integralisti. Ma è una legge di civiltà e questa volta, dopo cinque tentativi andati a vuoto, dobbiamo farcela.

Nel merito, la legge contrasta i crimini di omotransfobia e misoginia, accogliendo risoluzioni europee e in particolare una direttiva Ue del 2012, che chiedeva agli Stati di intervenire per tutelare i soggetti più vulnerabili, vittime di discorsi d’odio e istigazione alla violenza.

Leggi anche: Muore suicida Sarah Hijazi, l’attivista Lgbt torturata nelle carceri egiziane

L’opposizione del Cei

La legge contro l’omotransfobia e misoginia non interviene in materia di diritti, ma estende il concetto di persone vulnerabili a categorie che, secondo dati e statistiche, sono soggette a stigma e violenze. Dice il deputato Zan:

Non inventiamo niente ma prendiamo una legge dello Stato che c’è già e allarghiamo il campo. Le polemiche di una parte della destra sulla libertà di espressione sono pretestuose, perché quando questa diventa istigazione all’odio non può essere più un principio assoluto.

Il deputato risponde così alle polemiche sollevate dalla Cei, secondo cui una legge contro l’omofobia e la misoginia in Italia non servirebbe. Per i vescovi nell’orientamento giuridico del Paese non c’è alcun vuoto normativo ed esistono già adeguati strumenti per prevenire la discriminazione. Altresì, secondo la Conferenza episcopale italiana, introdurre nuove norme a tutela delle persone Lgbt:

rischierebbe di aprire a derive liberticide, per cui, più che sanzionare la discriminazione, si finirebbe col colpire l’espressione di una legittima opinione, come insegna l’esperienza degli ordinamenti di altre Nazioni al cui interno norme simili sono già state introdotte.

“Chi è soggetto di stigma ha bisogno di tutela”

Nella giornata mondiale contro l’omotransfobia anche il Presidente della repubblica, Sergio Mattarella, ha detto che le discriminazioni sessuali violano il principio di uguaglianza. E che “chi è soggetto di stigma nella società ha bisogno di una tutela rafforzata”. Il deputato Zan in un’intervista per Repubblica ha aggiunto:

Per questo abbiamo accolto tutte le sollecitazioni delle associazioni LGBT, inserendo un articolo dedicato ai centri anti-discriminazione e alle case rifugio e stanziando dei fondi per i quali abbiamo presentato un emendamento al decreto Rilancio. L’obiettivo è dare sostegno, con un meccanismo innovativo studiato con il ministero delle Pari Opportunità che prevede il coinvolgimento diretto di enti e associazioni del settore tramite bandi snelli, non solo alle vittime di reato e a coloro che denunciano, ma a tutte le situazioni di vulnerabilità.

Leggi anche: Usa, diritti Lgbt: non si potrà più licenziare in base all’orientamento sessuale

Elza Coculo
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Elza Coculo, 30 anni, di adozione romana. Lettrice appassionata con formazione in Studi italiani. Laureata in Editoria e Scrittura. Redattrice per Il Digitale. Amo scrivere di attualità e cultura eco-sostenibile.

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