sabato, Febbraio 27, 2021

L’Argentina sta per legalizzare l’aborto: la legge passa alla Camera

L’Argentina è vicina a una svolta epocale nel riconoscimento di un diritto fondamentale per le donne. Ora l’ultima parola sull’interruzione volontaria di gravidanza sta al Senato.

Clarice Subiaco
Clarice Subiacohttps://medium.com/@ClariceSubiaco
Classe 1986, passato di studi umanistici e presente nel mondo dei dati. In mezzo, esperienze di lavoro come Digital PR, Content Strategist e Project Manager per startup e agenzie internazionali. Ama raccontare l'innovazione che ha un forte impatto sociale.

Con 131 voti favorevoli 6 astenuti e 117 contrari, la nuova proposta di legge per la legalizzazione dell’aborto in Argentina, passa l’approvazione della Camera dei deputati. La parola ora resta al Senato da cui dipenderà la svolta epocale del Paese.

La questione dell’interruzione volontaria di gravidanza in Argentina ha una storia molto tormentata. Già nel 2018 la proposta era stata bloccata dal Senato in cui prevalse il no, e allo stato attuale in Argentina l’aborto è consentito solamente in caso di stupro o di grave pericolo di vita della donna. Oggi il nuovo disegno di legge sembra avere più probabilità di superare lo scoglio del Senato grazie ad alcuni emendamenti che prevedono, tra le altre cose, l’obiezione di coscienza, e dall’appoggio del partito di Governo, l’Unione Civica Radicale.

Una discussione storica durata 19 ore

La discussione alla Camera iniziata giovedì 9 dicembre, è durata 19 ore, un evento senza precedenti. 

Oggi scriviamo un nuovo capitolo della storia. Il disegno di legge IVE che abbiamo inviato al Congresso e che riconosce i diritti delle donne e delle altre persone in gravidanza è parzialmente approvato. Sono commossa da questo risultato collettivo che appartiene a tutte e tutti

Scrive su Twitter Elizabeth Gómez Alcorta, il ministro argentino per le donne, il genere e la diversità. Nel suo tweet utilizza l’hashtag #QueSeaLey, “Che sia legge” e un cuore verde, il colore della Campaña Nacional por el Derecho al Aborto Legal, Seguro y Gratuito, il movimento nato 15 anni fa per la depenalizzazione e la legalizzazione dell’aborto e il cui simbolo sono i fazzoletti – pañuelos –  verdi.

Macha: “Una delle leggi più importanti della nostra democrazia”. Polledo: “stiamo legalizzando il dolore” 

Nel giorno della votazione, si sono alternati alla Camera i discorsi dei sostenitori e degli oppositori della legge.

Una delle leggi più importanti della nostra democrazia, si tratta di una rottura degli stereotipi, dei mandati sociali. Si tratta di un evento epocale.

Ha detto nel suo intervento alla Camera, Monica Macha, Presidente della Commissione Pari Opportunità.

A difesa dell’opinione della minoranza che rifiuta l’interruzione volontaria di gravidanza, sono intervenute poi le deputate di Juntos por el cambio, Carmen Polledo e Marcela Campagnoli.

La legalizzazione dell’aborto non è una rivendicazione delle nostre donne, è una rivendicazione delle militanti femministe 

Ha detto Polledo nel suo intervento. 

L’aborto è una ferita che non si rimargina nel tempo. L’aborto è un dolore (..), stiamo legalizzando un dolore

Ha aggiunto la deputata Campagnoli.

Alle opposizioni in parlamento si sono accompagnate anche quelle nelle piazze della città, che hanno visto diverse manifestazioni in cui si sono contrapposte le attiviste di Ni Una Menos e di altri collettivi femministi, contro gli antiabortisti. La piazza antistante al palazzo del Congresso, divisa con transenne per separare i due gruppi, ha visto da un lato i fazzoletti verdi al grido “La gioia è nostra e la festa è femminista”, dall’altro le bandiere argentine con un feto al posto del sole, rosari, bambolotti crocifissi e sciarpe azzurre.

Gabriela Cabezón Cámara: “non siamo macchine procreatrici”

Nei paesi sudamericani gli ostacoli all’interruzione volontaria di gravidanza hanno costretto milioni di donne a dover portare a termine gravidanze indesiderate. Secondo i dati forniti da un recente rapporto della Rete Argentina per l’accesso all’aborto sicuro, tra il 2016 e il 2018 oltre 7.000 ragazzine tra i 10 e i 14 anni hanno partorito a seguito di gravidanze provocate da stupri, e almeno 65, di cui la metà ventenni e nove adolescenti, sono morte per complicazioni legate al parto. Solo nel 2016 40.000 donne, di cui 6.400 di età compresa tra i 10 e i 19 anni, sono state ricoverate per problemi derivanti da aborti illegali. 

L’approvazione di questo disegno di legge ci impedirà di essere usate come macchine procreatrici e ci consentirà di essere trattate come esseri umani con il diritto di decidere sui nostri corpi e sul nostro destino

Questo il commento della scrittrice argentina Gabriela Cabezón Cámara.

Una legge mal applicata

Attualmente in Argentina, l’interruzione volontaria di gravidanza è consentita solo in caso di stupro e di pericolo di vita della donna. Tale legge, conosciuta come ILE, Interrupción Legal del Embarazo, venne introdotta nel 2015 e riprendeva le linee guida di una storica sentenza della Corte Suprema del 2012, che stabiliva la possibilità per le donne stuprate di abortire senza ricorrere ad autorizzazione giudiziaria e senza essere perseguite penalmente.

Nonostante ciò, in molte regioni del Paese la legge non è mai stata applicata e le donne argentine si trovano, in molti casi, a dover ricorrere all’aborto clandestino. Non solo, spesso sono proprio le donne ad essere perseguite penalmente per voler ricorrere a un loro diritto: secondo un rapporto della Campaña National, nel 2019 sono state avviate almeno 852 cause contro donne che hanno abortito.

Nel 2017, una ragazza di 27 anni è stata condannata a otto anni di carcere per omicidio in seguito a un aborto spontaneo, dopo che il personale sanitario dell’ospedale l’aveva accusata di esserselo procurato da sola. All’inizio dello scorso anno una bambina di 11 anni è rimasta incinta dopo essere stata violentata dal compagno 65enne della nonna. Secondo gli ultimi dati disponibili, nel 2017 in Argentina sono nati 2.293 bambini da bambine sotto i 15 anni. Nella maggior parte dei casi si tratta di gravidanze causate da uno stupro.

Obiezione di coscienza: il cavillo che fa infuriare i movimenti femministi 

Sebbene la proposta di legge rappresenti di per sé un passo in avanti per le donne argentine, ci sono alcuni punti su cui i movimenti femministi sono ancora critici. Nella proposta del governo possono passare fino a 10 giorni dalla richiesta di interruzione all’accesso vero e proprio al servizio, mentre nel disegno di legge della Campaña si richiede un massimo di 5 giorni.

Inoltre, la proposta di legge prevede anche il perseguimento penale delle donne che ricorrono all’interruzione di gravidanza oltre le 14 settimane consentite, se non rientrano nelle eccezioni previste. Ma il tasto davvero dolente che fa infuriare i movimenti femministi è quello dell’obiezione di coscienza, ovvero la possibilità da parte di medici e operatori sanitari, di sottrarsi alla somministrazione dell’intervento per motivi religiosi. 

L’obiezione è una porta verso il mancato rispetto della legge e un ostacolo all’accesso , come attualmente avviene (…) nei paesi in cui l’aborto è consentito dalle legislazioni, generando ritardi, maltrattamenti, morbilità, mortalità materna e trasferimento del carico di lavoro a chi ne garantisce il diritto lavorando coscienziosamente

Si legge in un comunicato della Campaña.

Di fatto l’obiezione di coscienza, che è stata inserita dal governo per facilitare l’approvazione della proposta di legge e assicurare un passaggio più fluido al Senato, consentirà alle strutture ospedaliere private religiose di non rispettare la legge. In tal caso, però, le strutture saranno obbligate a indirizzare le pazienti verso ospedali pubblici per ricevere l’intervento previsto dalla legge.

La decisione da parte del Senato è attesa entro la fine dell’anno e se l’esito sarà positivo, l’Argentina diventerà il quarto Paese dell’America Latina a legalizzare l’aborto dopo Cuba, Guyana e Uruguay. 

Leggi anche: “Funerale dei diritti delle donne”, in Polonia ancora proteste per legge sull’aborto

Clarice Subiaco
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Classe 1986, passato di studi umanistici e presente nel mondo dei dati. In mezzo, esperienze di lavoro come Digital PR, Content Strategist e Project Manager per startup e agenzie internazionali. Ama raccontare l'innovazione che ha un forte impatto sociale.

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