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Alex Zanardi: “Alzare l’asticella è uno sport per la vita”

Il campione paralimpico a colloquio con i ragazzi dell’Università di Bergamo: “Vivete di entusiasmo e curiosità".

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Alessandro Zanardi, classe ’66, atleta. Dopo una carriera di successo nel mondo delle auto da corsa, Zanardi perde entrambe le gambe in gara, a Lausitzringnel nel 2001. A seguito di una lunga riabilitazione ritorna allo sport, correndo per la BMW, ma nel 2009 lascia il mondo delle automobili per intraprendere una nuova sfida sportiva nel paraciclismo.

Quando mi sono risvegliato senza gambe ho guardato la metà che era rimasta, non la metà che era andata persa.

In dieci anni sono tante le vittorie e i traguardi raggiunti nell’handbike, la sua disciplina, una nuova carriera scandita da grandi impegni e successi. L’ultimo arrivato lo scorso settembre, all’Ironman di Cervia, dove l’atleta ha stabilito il record del mondo: 225 km percorsi tra nuoto, marcia e bici, in un tempo di 8 ore e 25 minuti, 36 secondi in meno rispetto al suo precedente record del 2018. Ormai per molti è un’icona.

“In me le persone vedono anche più di quanto non ci sia. La cosa mi inorgoglisce. Sicuramente ho dei meriti, mi sono trovato di fronte a situazioni difficili che ho affrontato con la schiena dritta. Ma molti fanno ciò che faccio io senza i titoli sui giornali”.

Alex rifiuta con modestia l’etichetta di super uomo, ma sa di avere fatto tanto, di avere goduto di grandi occasioni. “Ho riempito la mia vita di molte cose, ho avuto esperienza particolari. So di essere un privilegiato”, dice. Ma un altro monito è più prezioso: non dimenticare mai di girare la testa e guardare gli altri, tutti possono essere una fonte d’ispirazione. Ognuno che si eserciti con impegno, che provi a fare il meglio di cui è capace, deve essere per gli altri un esempio. La costanza e la quotidianità per tutti sono la vera sfida.

 La vita è una, ma ogni giorno può restituire un risultato. È per questo motivo che va riempita di onesti tentativi ancor più che di grandi performance.

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“Non sono fatto per insegnare, ma posso raccontarvi cosa ho fatto io”

Nell’intervento tenuto all’Università di Bergamo Alex incalza i ragazzi:

È necessario scegliere la strada da seguire. Per esempio, nel 2009 quando gareggiavo nel mondiale WTCC con BMW, ho deciso di mettere in stand by questa disciplina e di puntare sull’handbike. In apparenza poteva sembrare una follia, ma dopo Londra 2012 ho notato l’entusiasmo che si era creato.

Vivete con entusiasmo e curiosità. Scegliete sempre quello che vi appassiona e non quello che fanno in molti. È sbagliato pensare di poter salire in cattedra per dire a qualcun altro come vivere. Possiamo raccontarci, dopodiché ognuno deve fare il suo.

La vita di Alex è colorata di passione, costanza e tanta curiosità. La prima regola è capire cosa si vuole fare: non tutto va bene per tutti. E poi mettersi al lavoro. Il metodo è semplice: un passo dopo l’altro affrontando una sfida alla volta. Alex racconta del suo vissuto e i suoi pensieri.

Appassionarmi dopo l’incidente non è stato facile, ma la prima volta che ho visto un ginocchio protesico ho riconosciuto la genialità del tecnico che l’aveva progettato. Ho riconosciuto dei meccanismi che sono molto simili a quelli di una sospensione delle auto da corsa. Lì mi sono incuriosito. Ho cominciato a fare domande ai tecnici ortopedici, ai fisioterapisti che mi hanno seguito, ho chiesto alle persone intorno a me, ho fatto squadra con loro. E mi sono divertito tantissimo quell’anno in cui mi sono dedicato alla mia riabilitazione. La mia olimpiade è arrivata in quel momento.

La passione ti fa diventare perseverante, ti porta a realizzare, a fare. Rincorrere se stessi è la sfida più grande. I risultati arrivano alla fine.

Quando abbracci qualcosa con passione il vero piacere diventa il fare, eseguire il progetto ancor prima che portare a casa il risultato che sogni… Tagliare il traguardo significa concludere quella cosa. E se quella cosa l’hai amata davvero, può succedere che la gioia per aver fatto quella gara si oscuri all’idea che sia finita. Il sudore, le salite, il capanno degli attrezzi, lo sviluppo, la ricerca, i tentativi fatti, anche i più buffi, quelli restano.

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“La disabilità non è un limite, ma una condizione”

Tutti subiamo la pressione del limite. Tutti siamo disabili rispetto a qualcosa. Per questo ci dotiamo di mezzi, di strumenti che ci supportino e che siano d’aiuto. Il disabile come altri ha dei limiti e come altri deve affrontarli, ed è così che Alex si pone riguardo ai propri.

I limiti non vanno presi a testate, esistono. Sono solamente una condizione. Allora ti metti lì e capisci che con lo studio, con il lavoro puoi affrontarli. Nella tua testa i conti tornano subito ed è questo il motivo per cui ti metti a lavoro. Alzare l’asticella è uno sport per la vita.

E nella vita dell’atleta bolognese c’è anche un grande impegno civile. Obiettivo3 è un progetto di solidarietà che ha nello sport il centro della propria azione. Si rivolge a persone disabili che vorrebbero intraprendere un percorso sportivo ma che non hanno la possibilità economica per affrontarlo.

Quasi sempre le discipline paralimpiche hanno bisogno di ausili che hanno costi importanti. Quindi ci impegniamo per dare attrezzature in comodato d’uso e seguire chi vuole provare.

Alex non vuole insegnare ma mettersi a disposizione per gli altri. Con Obiettivo3 ha creato una società sportiva che vuole essere un centro d’ascolto dello sport nelle disabilità. Si propone di supportare gli atleti fornendo loro esperienza, sostegno economico, ma soprattutto cercando una visione comune per stabilire degli obiettivi di gara. E la posta è anche più alta:

Vogliamo coinvolgere più atleti disabili possibili per avviarli allo sport. Tra loro, cerchiamo almeno tre candidati per le Paralimpiadi di Tokyo 2020!

Non limiti, ma obiettivi per Alessandro Zanardi.

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Di Elza Coculo

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