AI generativa e meh-diocrity: come cambia la nostra creatività nell’era della digitalizzazione

L'AI generativa è una medaglia a due facce: se da un lato si adatta perfettamente alle nostre esigenze e richieste, dall'altro induce ad accontentarsi della meh-diocrity. Ecco come non cadere nel tranello.

Enrica Vigliano
Enrica Vigliano
Enrica Vigliano, romana per adozione. Lavora nel mondo dell’arte e della comunicazione di eventi, dopo gli studi di Archeologia e di Business dei beni culturali. Adora parimenti la matematica e la grammatica, avendo una predilezione per le parole crociate e per la vita all’aperto.
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Cosa c’entrano l’AI generativa, il concetto di meh-diocrity e la creatività? E in quale modo ognuno di questi fattori è interconnesso con gli altri nella società moderna? Siamo a un passo da un nuovo 1984, come nel romanzo di George Orwell, con una lobotomia appiattente dettata dagli schermi a cui restiamo appiccicati per ore e ore al giorno? Oppure siamo a un nuovo vicini a un nuovo modo di pensare la tecnologia e renderla più umana e in questo modo dialogare con lei in maniera più semplice e diretta?

L’AI generativa e la meh-diocrity stanno cambiando il volto della creatività umana, integrando l’interazione digitale e ponendo nuovi interrogativi su come le macchine impattino sulla nostra realtà.

AI generativa, di che parliamo?

AI generativa e meh-diocrity

La potenza dell’AI generativa, quella cioè in grado di creare da semplici input testi, audio, immagini e video all’apparenza in tutto e per tutto umani, è sotto gli occhi di tutti.

Non c’è settore dell’economia, dell’industria, della produttività in senso ampio a non essere interessato dall’avanzare di modelli di apprendimento profondo come il Large Language Models (LLMs), capaci di analizzare, sistematizzare e comprendere enormi quantità di dati, fornendo risposte complesse e appropriate a qualsiasi tipo di esigenza o richiesta.

La scrittura creativa, ad esempio, di ChatGpt sta letteralmente soppiantando il lavoro di scrittori e copywriter, ma anche di programmatori, tecnici e informatici, potendo generare teoricamente infinite soluzioni a problemi di qualsivoglia natura.

La personalizzazione come risorsa dell’AI generativa

AI generativa e meh-diocrity

Questi strumenti offrono da un lato nuove modalità di interazione con le informazioni online, consentendo infatti di attingere a una ricchissima quantità di contenuti su un’unica piattaforma e con pochi passaggi, ma dall’altro permettono una personalizzazione dell’esperienza del singolo utente senza precedenti.

Lo sviluppo di chatbot sempre più sofisticati, che migliorano l’assistenza alle richieste più disparate, o la generazione automatica di arte visiva, che apre la strada a nuovi orizzonti estetici, sono solo alcuni esempi di come l’AI generativa stia permeando la quotidianità di tutti. Ormai non si usano più i browser di ricerca per pianificare un viaggio: si inseriscono poche frasi nei bot previsti su diverse app e siti, e l’itinerario personalizzato è pronto all’uso, con tanto di indicazioni specifiche se si hanno intolleranze alimentari!

Lo stesso dicasi per i piani di allenamento sportivo, le diete alimentari, i programmi e i calendari, affidati ora all’intelligenza artificiale che sovente riesce a organizzarci la vita meglio di quanto non siamo riusciti a fare sinora.

La meh-diocrity e la fine della creatività umana

Se da una parte tutte queste possibilità semplificano notevolmente le attività quotidiane, dall’altra la meh-diocrity, termine usato per descrivere il fenomeno della perdita della produzione creativa analogica, pone degli interrogativi etici e morali che non vanno trascurati.

In un’epoca in cui sono gli algoritmi, le innovazioni e le tecnologie a scandire ogni azione umana, bisogna fare attenzione alla mediocrità e alla sostanziale mancanza di originalità che accompagna tali strumenti. Meh sta infatti per “sì, ok, è corretto, ma non soddisfacente”.

L’AI infatti si ripete, quando la formula ha funzionato una volta, la macchina reputa più utile il risultato che non il percorso per raggiungerlo, al contrario della nostra mente.

Le serie televisive sono un ottimo esempio in questo caso: tra sequel, prequel, reboot e rifacimenti in salsa mista, sono una spia di quanto manchino narrazioni fresche e originali.

Come recuperare la creatività superando la meh-diocrity

AI generativa e meh-diocrity

Alcuni studi, come quello pubblicato su Nature nel 2021, ritengono tuttavia che non sia necessario mettere alla berlina l’AI generativa, ma che anzi questa possa essere una risorsa importante per stimolare la creatività, fornendo nuove idee e chiavi di lettura, facendo instaurare una nuova collaborazione tra uomo e macchina.

Il processo creativo umano potrebbe dunque giovare di questo legame e arricchirsi notevolmente, a patto che la capacità di pensiero critico rimanga intatta.

La soluzione a questo dissidio sta dunque nel bilanciare l’innovazione tecnologica con la necessità di mantenere l’autenticità della creazione umana, ancora non pertinente alle macchine.

Leggi anche: Super Intelligenza Artificiale: è countdown! Mancano solo 3 anni al supercervellone robotico

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Enrica Vigliano, romana per adozione. Lavora nel mondo dell’arte e della comunicazione di eventi, dopo gli studi di Archeologia e di Business dei beni culturali. Adora parimenti la matematica e la grammatica, avendo una predilezione per le parole crociate e per la vita all’aperto.
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