domenica, Ottobre 25, 2020

Addio a Lucio Urtabia, il falsario anarchico che rubava per aiutare i poveri

Di giorno muratore, di notte falsario, per anni Lucio Urtabia ha stampato soldi e assegni falsi mettendo in crisi la First National City Bank, la più grande banca del mondo. Come un vero Robin Hood donava tutti i profitti ai migranti e agli antifascisti che combatterono la dittatura di Franco.

Elza Coculo
Elza Coculo
Elza Coculo, 30 anni, di adozione romana. Lettrice appassionata con formazione in Studi italiani. Laureata in Editoria e Scrittura. Redattrice per Il Digitale. Amo scrivere di attualità e cultura eco-sostenibile.

Lo scorso sabato si è spento, all’età di 89 anni, Lucio Urtabia, il falsario che mise in crisi la First National City Bank, la più grande banca del mondo. Alla fine degli anni 70 aveva duplicato oltre 20 milioni di dollari, mettendo in ginocchio l’istituto di credito. Di giorno semplice muratore, di notte raffinato falsario, Urtabia era un anarchico che coltivava utopie, tra queste quella di poter aiutare i più poveri a vivere una vita dignitosa. Tutti i suoi profitti erano destinati alle famiglie emigrate dalla Spagna senza soldi per vivere. E ai compañeros della resistenza antifranchista. Una persona semplice ma con una vita epica, che ha dedicato la sua esistenza a realizzare ciò che ad altri sembrava impossibile. E amava ripeterlo:

Bisogna credere in un’utopia possibile, l’impossibile non esiste. Guardatemi: un piccolo muratore che vince sulla grande banca simbolo del capitalismo!

Comunismo, resistenza e anarchia

Urtabia nasce nel 1931 a Cascante, villaggio in Navarra, da una famiglia numerosa e poverissima. Rimasto senza padre in tenera età, per aiutare in casa già a 15 anni si improvvisa contrabbandiere e poi, da militare, saccheggia i depositi. Prima di essere beccato diserta e scappa in Francia, dove rimarrà a vivere fino alla sua morte. È il 1954, Urtabia non conosce una parola di francese, ma diventa presto un bravo muratore. Intanto, attorno a lui comincia una formazione politica. I suoi compagni di lavoro gli parlano della Spagna, della guerra civile, di Buenaventura Durruti e in quelle occasioni ascolta le parole che ispireranno tutta la sua esistenza: comunismo, resistenza e anarchia.

Un passato da rapinatore

Urtabia si immerge nella politica, incontra i reduci dalla guerra civile spagnola, ma soprattutto diventa amico di Quico Sabaté, ricercato numero uno del regime di Franco. Questo incontro cambierà la sua vita. Proprio Sabaté lo porta a inforcare il mitra per rapine ed “espropri proletari” a banche. Una lotta anti sistema per donare alle famiglie povere emigrate dalla Spagna una vita dignitosa. Ma è anche il modo per aiutare i compañeros della resistenza antifranchista. Ma quella vita non piaceva a Lucio, troppa violenza. Racconta:

Ogni volta che entravamo nelle banche, sempre a viso scoperto, mi pisciavo addosso dalla paura di essere ucciso o di uccidere. Troppa violenza. Noi non eravamo veri banditi.

Leggi anche: Come nella Casa di Carta: Direttore di banca ruba un milione dai più ricchi per aiutare i più bisognosi

La crisi della First National City Bank

Dalla scelta di smettere con le rapine, nasce la doppia vita di Urtabia. Di giorno continua il suo mestiere umile, mentre di notte si dedica prima alla riproduzione di documenti, poi stampa dollari. Infine, montagne di assegni falsi. È così che negli anni 70 Urtabia mette in ginocchio la First National City Bank, la più grande banca del mondo. Ovviamente verrà scoperto e arrestato. Ma solo per qualche mese. Durante il processo viene rappresentato del ministro Alexandre Dumas, che diventa il suo avvocato, e da Louis Joinet, magistrato e consigliere speciale di Mitterrand. In breve quel processo diventa un caso di politica internazionale. Racconta Urtabia:

Proposi uno scambio sulla parola come si usa tra gentiluomini: le matrici in cambio di una valigetta bella colma di soldi buoni. Altrimenti io me ne restavo tranquillo in prigione, e loro continuavano a perdere milioni.

La banca accetta l’accordo. Mentre l’avvocato di Lucio consegna le matrici e ritira la valigetta, lui brucia il denaro già stampato e nel giro di qualche tempo gli assegni falsi scompaiono dalla circolazione. Alla fine, racconta:

Quando mi rimisero in libertà ricevetti perfino le felicitazioni cordiali della First National City Bank.

“La mia fortuna è stata quella di nascere poverissimo”

La storia di Lucio Urtabia è raccontata da lui stesso in una colorata autobiografia, Mi utopia vivida. Poi altri ne hanno scritto ed esistono almeno un paio di film sulla sua vita. È passato alla storia come Urtubia, il bandito buono, Urtubia, che ruba ai ricchi per dare ai poveri, Urtubia l’anarchico irriducibile. Fatto sta che il cattivo buono non ha mai tenuto un dollaro per sé. Gli bastava il suo stipendio. Amava ripetere che la sua più grande fortuna è stata quella di nascere poverissimo e, per questo, di avere avuto il coraggio di sognare l’utopia. Ha scritto:

Dobbiamo veicolare l’educazione, Dobbiamo alimentare una nuova coscienza. Bisogna insegnare che l’utopia è possibile. Che la giustizia è possibile, che l’amore è possibile. Possiamo fare molto ancora, ma facciamo esattamente il contrario di quello che dovremmo fare. Voglio raccontare questo: ho visto il crimine più efferato nella mia terra, quattromila persone trucidate senza aver fatto nulla. Ho visto gente rispettare chi non meritava il rispetto. E mi sono chiesto: perché? Allora ho pensato alle parole del Vangelo, ho pensato alla cacciata dei mercanti dal tempio. Cristo li ha cacciati con la forza, con violenza. Ma quella violenza è amore. Amore per il prossimo. Bisogna lottare insieme, darsi da fare. Uno è quello che è per quello che fa. Sono parole del cristianesimo, lo so. Io sono ateo ma se mi dicono che seguo le parole di Cristo non mi infastidisce: anzi.

Leggi anche: La storia di Masih che tolse il velo: “La prossima rivoluzione sarà femminista”

Elza Coculo
Elza Coculo
Elza Coculo, 30 anni, di adozione romana. Lettrice appassionata con formazione in Studi italiani. Laureata in Editoria e Scrittura. Redattrice per Il Digitale. Amo scrivere di attualità e cultura eco-sostenibile.

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