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Come nella Casa di Carta: Direttore di banca ruba un milione dai più ricchi per aiutare i più bisognosi

Il caso offre spunti di riflessione sul ruolo dell’etica nel mondo dell’impresa, necessità più che mai sentita.

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Se foste di fronte ad una scelta che potrebbe potenzialmente mettere in pericolo la vostra persona, ma allo stesso tempo fare del bene a tante altre in difficoltà, cosa fareste? Molti prima di rispondere vorrebbero conoscere il contesto in cui è ambientata la scelta, chi sono i protagonisti, quanto è grande il rischio che si dovrebbe correre nel mettere gli altri prima di se stessi, o  addirittura quale la percentuale di possibilità che tale decisione possa mai venire alla luce di fronte ad una comunità giudicante. L’unica certezza è che quesiti del genere non sono di facile risoluzione, anche perché qualsiasi strada si decida di percorrere avrà delle ripercussioni sul sentiero futuro. Nell’immaginario comune il rapporto fra business e etica è paragonabile a quello fra diavolo e acqua santa, in particolare il primo, secondo i benpensanti, non conosce altro motivo che il mero profitto.

Una bella storia, senza lieto fine

Facciamo un passo indietro e parliamo di Gilberto Baschiera, cinquantenne, ex direttore della filiale del Credito Cooperativo di Carnia e Gemonese di Forni di Sopra, un piccolo centro in Friuli Venezia Giulia. Un uomo che, lo scorso 3 ottobre, è stato definito come un moderno ‘Robin Hood’ grazie alla sua nobile missione: rubare un milione di Euro dai conti correnti dei clienti più ricchi dell’istituto di credito per aiutare quelli più bisognosi. A noi piace anche immaginarlo come il Professore della serie Netflix più amata dell’ultimo anno, “La Casa di Carta”, un Robin Hood sì, ma squisitamente contemporaneo e dalle spiccate qualità intellettuali, chissà se Baschiera non ne sia stato ispirato. A modo suo aveva deciso di dare una mano ai correntisti più in difficoltà, ma per mettere in pratica questo gesto ha sfruttato il suo ruolo e la fiducia di altri ignari clienti, trasferendo l’ingente somma in sette anni.

Le conseguenze dell’altruismo

Le sottrazioni sono iniziate nel 2009, come una sorta di ribellione personale al “Sistema che abbandona i pensionati con la minima e i giovani senza risorse”, ha riferito al Corriere della Sera.

La sua generosità gli è costata cara:

  1. il licenziamento
  2. la casa sequestrata
  3. l’accusa dalla procura di Udine di appropriazione indebita o truffa
  4. il successivo patteggiamento a due anni
  5. la conseguente sospensione della pena ad opera del Gup con la condizionale, per la collaborazione dimostrata nel corso delle indagini.

“Li avrei restituiti tutti quei soldi. Dopo che la vicenda è venuta a galla ho telefonato a tutti quelli a cui avevo sottratto delle somme per spiegare cosa mi avesse spinto. Ho sempre pensato che oltre a tutelare i risparmiatori il nostro compito fosse soccorrere chi ha bisogno”.

Ha raccontato questo Baschiera al Corriere della Sera. Sicuramente sono parole dalle quali è facile dedurre la bontà delle sue intenzioni, tant’è vero che è emerso durante le indagini che l’uomo non avrebbe trattenuto un solo euro per sé. A riprova di ciò, anche il suo avvocato Roberto Meta, spiega:

“Lo ha fatto per aiutare correntisti in difficoltà o che non riuscivano ad accedere al credito bancario”.

Il binomio etica-business, fondamentale per la crescita di un’impresa

Tuttavia è evidente anche l’errore di fondo, cioè l’aver messo in pratica questa sua mossa in maniera illegale, a discapito di altre persone innocenti. Una vicenda tanto romantica quanto inaccettabile dal mercato e dalla legge quella di Baschiera, che fa riflettere su quanto scelte apparentemente positive possano in realtà provocare disastri irreversibili. Tornando al tema iniziale, ossia il rapporto tra etica e lavoro, è evidente la possibilità di conciliare due mondi apparentemente opposti negli intenti, portando benefici sia a chi attua determinate scelte sia a chi le subisce di conseguenza. Il segreto di un’azienda di successo oggi è saper mettere al centro la persona quale fine ultimo dell’azione, orientando le proprie strategie in una direzione che sia di beneficio ai consumatori, e come tale possa accrescere il benessere sociale: in poche parole, accrescere la responsabilità sociale d’impresa. La risposta che proviene dal mondo accademico e dell’alta formazione, che svolge una naturale funzione di ponte tra la sfera educativa e quella del lavoro, è stata quella di alimentare e sostenere il trend intrapreso da aziende sia sul piano degli investimenti sia su quello legislativo. Ogni impresa che abbia come obiettivo quello di sopravvivere e generare valore nel tempo, dovrà considerare l’importanza di aspetti non finanziari e di sostenibilità del business in tutte le proprie funzioni aziendali. Un’impresa sostenibile, considera come obiettivi  fondamentali la creazione del valore in misura contemperata con gli obiettivi di altri attori, chiamati genericamente “stakeholders”: i clienti, i dipendenti, i fornitori, il territorio.

L’impegno etico dell’impresa non è affatto in contrasto con gli obiettivi di business, ma a ben vedere rappresenta un fattore di equilibrio e di sviluppo delle capacità immateriali dell’impresa stessa, sempre più indispensabili per competere. In ultima analisi rappresenta un ritorno della centralità dell’essere umano nelle più generali strategie aziendali. E non ci può essere azienda vincente che non abbia al centro l’Uomo.

di Federica Tuseo

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