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“Acqua per tutti”, il caso della startup milanese che porta l’acqua in Africa

Il caso Wami, la startup nata per garantire un accesso equo alle risorse idriche grazie al modello "Buy One Give One".

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È sinonimo di vita, ricopre la maggior parte della superficie terrestre e costituisce circa il 70 per cento del nostro corpo. Spesso ne viene sottovalutato il valore, sprecandone grandi quantità, aumentando gradualmente il fabbisogno, senza considerare l’inquinamento provocato dall’uso sregolato della risorsa. L’acqua è uno di quei quattro elementi fondamentali che regolano l’equilibrio della Terra. Il suo valore è indiscutibile e viene ricordato ogni 22 marzo in occasione della Giornata mondiale dell’acqua o World Water Day, indetta dall’ONU a seguito della Conferenza di Rio e festeggiata per la prima volta nel 1993. “Water for all: Leaving no one behind”, ovvero “Acqua per tutti: non lasciare nessuno indietro”, questo il tema scelto per il 2019, strettamente legato all’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile al fine di rendere accessibile a tutti quella che viene definita safe water, ovvero acqua pura, controllata, non inquinata. L’acqua, dice l’ONU, è un diritto di tutti, qualunque sia l’età, il sesso o la provenienza geografica e sociale. Senza dubbio un progetto che comunica a gran voce lo stesso messaggio scelto per la Giornata di quest’anno è l’azienda Wami.

“Acqua con una missione”, compri una bottiglia e doni acqua a chi ne ha bisogno

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La startup milanese Wami, acronimo di “Water with a Mission” ideata da Giacomo Stefanini, parte da una visione concreta e allo stesso tempo rivoluzionaria: un mondo in cui tutti abbiano uguale accesso alle risorse, soprattutto all’acqua. Quindi, per raggiungere questo traguardo, tutti dovremmo partire da piccoli gesti quotidiani. Per questo l’azienda di Stefanini crea un innovativo brand di acqua minerale che vuole porre fine al problema mondiale dell’acqua dando a ognuno di noi l’opportunità di essere parte della soluzione.

“La parola chiave è trasparenza – afferma Stefanini in un’intervista a Repubblica – dato che chi acquista Wami sa già quale opera sta sostenendo. Bottiglia dopo bottiglia, grazie al contributo che ognuno vorrà dare per sostenere il nostro progetto, vogliamo dare l’accesso all’acqua potabile al maggior numero possibile di persone nel mondo”.

Il modello di business è chiamato “Buy One, Give One” e consiste nel donare 100 litri d’acqua alle popolazioni in difficoltà, semplicemente scegliendo di acquistare bottiglie di acqua Wami. Il modo in cui la startup dona la risorsa a chi non ne ha accesso è attraverso la costruzione di acquedotti per portare in superficie l’acqua potabile presente nel sottosuolo e, tramite una rete di tubature, si installa un rubinetto per ogni famiglia. Dopo la sua realizzazione, si istruisce la comunità su come manutenere le strutture e si procede con il recupero dei fondi attraverso la vendita delle bottiglie.

Dalle Alpi al Senegal, cambiando il mondo una bottiglia alla volta

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L’acqua venduta proviene dalle Alpi a 650 metri sul livello del mare e viene imbottigliata utilizzando solo packaging completamente riciclabile: le bottiglie in PET da 0,5L e 1,5L è 100% riciclabile mentre il formato da 0,75L è in vetro. WAMI si può acquistare in oltre 60 bar e ristoranti tra Milano, Bologna e Torino, nei i negozi Bio c’ Bon e online su Weygo.com. Inoltre, chi non vuole usare acqua minerale in bottiglie di plastica può partecipare al progetto acquistando la bottiglia in acciaio brandizzata e numerata. Una prova di quanto la trasparenza sia importante per la riuscita della missione è dimostrata dal fatto che, chiunque acquisti una bottiglia, può verificare direttamente sul sito a quale progetto saranno destinanti i suoi soldi.

Il primo pozzo realizzato in Etiopia da Wami.

Il primo pozzo in Etiopia è stato inaugurato a maggio 2016, realizzato insieme a Lifewater International, una ONG americana che opera dagli anni ‘70 in diversi paesi del mondo, e garantisce acqua potabile alla scuola di Ilu Dhina, servendo oltre 900 bambini e circa 300 abitanti dei villaggi vicini. Il secondo progetto, assieme alla Fondazione Acra, vede la realizzazione dell’acquedotto a Eguilaye in Senegal, che con i suoi allacciamenti raggiunge ben 53 famiglie della comunità nella regione Tenghory.

Il legame fra risorsa fondamentale e tempo

Dare la possibilità di fruire più facilmente di un bene tanto necessario non solo migliora la qualità della vita di migliaia di persone, ma permette una differente gestione del tempo. L’acqua oggi è difficilmente raggiungibile per 700 milioni di persone, e sono centinaia le ore spese nella faticosa ricerca della risorsa, spesso affidata a donne e bambini. Un immediato accesso all’acqua permetterebbe rispettivamente alle prime di impiegare sforzi e tempo alla propria famiglia e ad altre attività, favorendo l’empowerment e ai secondi di dedicare più tempo all’istruzione e allo svago, garantendo un importante ritorno sociale. Si può parlare di solidarietà circolare quella promossa da Wami, un’azienda che non ha al centro il profitto, ma il valore sociale generato, che trasforma un’azione semplice quale acquistare una bottiglia d’acqua in un passo significativo per un mondo migliore.

 

di Federica Tuseo

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