In Italia le strutture all’avanguardia per la cura del tumore al seno esistono e sono ben definite, ma mancano i medici specialisti per farle funzionare. Il motivo? Una grave lacuna normativa che non prevede una scuola di specializzazione universitaria, dedicata esclusivamente alla chirurgia senologica.
Mentre i casi di tumore superano la soglia dei 60.000 all’anno, i giovani medici fuggono all’estero per formarsi e non tornano più. Abbiamo affrontato la questione con Corrado Tinterri, Professore Associato presso Humanitas University e Responsabile dell’Unità Operativa di Senologia alla Breast Unit dell’Humanitas Cancer Center di Rozzano. Serve un intervento politico immediato per colmare una lacuna che nega alle donne il diritto a cure eccellenti, come dichiara Tinterri:
Questa è una piaga che si affianca a quella della vocazione in chirurgia generale.
Le scuole di specializzazione sono semivuote, e questo genera una crisi enorme di offerta chirurgica italiana, in particolare quella dei centri di senologia, che sono stati deliberati con un decreto.
Il nostro iter formativo universitario chirurgico non è aggiornato rispetto alle richieste specialistiche del sistema sanitario nazionale.
Oggi non si può non garantire alle donne che si ammalano di tumore al seno una chirurgia generale obsoleta che non tenga conto delle necessità di un recupero della propria immagine corporea con le moderne tecniche integrate e che ne riduca la possibilità di guarigione.
C’è una falla organizzativa e formativa.
L’università non segue i tempi della modernizzazione della sanità.
Il paradosso del sistema sanitario: l’appello del professor Corrado Tinterri

La rete oncologica italiana si scontra con una lacuna burocratica che minaccia il diritto alla salute delle donne. Il professor Corrado Tinterri ci descrive l’urgenza della situazione, che ha come conseguenza diretta la fuga di cervelli:
Il paradosso è che in Italia abbiamo costruito la rete dei centri di senologia che sono Livelli Essenziali di Assistenza, nella quale le donne trovano tutti gli specialisti.
Ci sono dei reparti ormai definiti, ma non c’è il percorso di studio.
I giovani che vogliono fare chirurgia senologica non trovano uno sbocco formativo.
Il prezzo più alto di questo vuoto istituzionale viene pagato direttamente dalle pazienti. Alle donne, infatti, viene negato il diritto fondamentale di essere operate da specialisti con una preparazione mirata e all’avanguardia:
Le donne così non possono accedere a interventi con specialisti che abbiano una formazione dedicata, che oggi è obbligatoria per fare il chirurgo senologo, perché il chirurgo generale non ha le competenze oncologiche, plastiche, moderne e integrate per offrire a queste donne quanto di meglio oggi hanno diritto ad avere.
I chirurghi generali, quindi, sono costretti ad andare a frequentare centri dove si fa la chirurgia senologica o, peggio ancora, vanno all’estero e ci rimangono.
Se la situazione subisse una scossa sarebbe una grande opportunità.
Le donne ne hanno bisogno, perché il tumore della mammella è purtroppo segnalato in un aumento di numeri che sono già oggi drammatici.
Noi fra cinque anni in Italia avremmo oltre il 50% in meno dei chirurghi, partendo da una situazione che è già in grande difficoltà.
Serve una risposta da parte della politica.
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L’onorevole Tiziana Nisini e la battaglia in Parlamento

Quindi come si esce da questa emergenza? La responsabilità passa alla politica, che sembrerebbe essere tutta concorde su come questa forte lacuna si possa trasformare in una grande opportunità sanitaria, formativa e professionale.
Secondo quanto dichiarato dal professor Tinterri, la carenza di senologi si può contrastare solo istituendo per legge la scuola di specializzazione e stanziando fondi o, più semplicemente, accedere a quelle borse di studio non utilizzate dai giovani. Si parla del 50% di assegni inutilizzati.
A questo proposito abbiamo raccolto l’intervento dell’onorevole Tiziana Nisini, promotrice di una proposta di legge che punta a istituire una scuola di specializzazione in chirurgia a indirizzo senologico:
Io sto lavorando molto su questa proposta di legge, a mia prima firma.
È una proposta di legge che arriva da chi vive il dramma delle donne tutti i giorni, quindi senologi, oncologi, la stessa comunità scientifica.
Io mi sento di essere portavoce di tutte le donne, essendo anch’io in un percorso oncologico, in virtù di quello che mi è successo e in virtù anche di quello che è stato e che è il mio percorso.
Vorrei che tutte le donne avessero un percorso sereno, che si sentissero al sicuro, perché 60.000 casi all’anno sono tanti.
L’obiettivo della proposta è superare l’attuale modello, di cinque anni di chirurgia generale con soli sei mesi opzionali di senologia. Come esattamente? Specifica Tiziana Nisini:
La specializzazione in senologia si dovrebbe strutturare in un percorso 3+2.
I primi tre anni di chirurgia generale e gli ultimi due di pratica clinica e chirurgica.
È una modernizzazione necessaria per un comparto che oggi abbraccia anche medicina nucleare, radioterapia e terapie mirate.
L’onorevole conclude, ponendo l’accento sui diritti delle donne e sulla sua fermezza nel portare avanti questa missione:
C’è bisogno di figure che siano in grado di inserire le donne in un percorso personalizzato.
C’è bisogno di una specializzazione forte, non più frammentaria e disomogenea come oggi.
Il mio obiettivo è che venga riorganizzata un 3+2 perché tutte le donne abbiano le stesse possibilità e si sentano veramente al sicuro.
Io non mi fermo.
La stessa posizione è stata confermata anche dal dottor Stefano Burlizzi, responsabile della Chirurgia senologica dell’ospedale Perrino e organizzatore della conferenza Quality of Care, Quality of Life di Brindisi, promossa da ANISC, che sottolinea un’opzione importante: “Anche la scuola di specializzazione in ginecologia potrebbe portare un contributo da affiancare a quello della chirurgia generale, entrambe addizionate di un percorso biennale dedicato alla chirurgia senologica“.
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