I protagonisti che stanno ridisegnando il futuro della senologia

In occasione dell’XI edizione del convegno Quality of Care, Quality of Life, abbiamo raccolto alcune tra le preziose testimonianze dei protagonisti che stanno ridefinendo il futuro della senologia tra innovazione tecnologica, multidisciplinarietà e qualità della vita delle pazienti.

Silvia Buffo
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Riassunto

All’undicesima edizione della conferenza Quality of Care, Quality of Life, tra i principali eventi in Italia che riunisce numerosi chirurghi senologi, abbiamo raccolto alcune preziose testimonianze dei protagonisti.

Dall’evoluzione della figura del ‘manager della salute’ tracciata dal dott. Secondo Folli, all’integrazione pionieristica di AI e stampa 3D raccontata dal dott. Arnaldo Salerno. E ancora: il valore del supporto ginecologico alla senologia nell’approccio di Corrado De Santis, l’impegno della dott.ssa Gretha Grilz per una chirurgia ricostruttiva che restituisce qualità di vita, fino all’innovazione dell’ecografia intraoperatoria portata dal dott. Massimo Ferrucci. Un viaggio tra le eccellenze che, a Brindisi, hanno definito i nuovi confini della senologia moderna.

Il dott. Secondo Folli e il ruolo del senologo nel 2026

In occasione del congresso, Secondo Folli, direttore della struttura complessa di Chirurgia senologica e la Breast Unit presso la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, ha tracciato i confini della figura del senologo nel 2026, affrontando un’analisi che dal passato arriva fino ad oggi. Ecco la sua intervista.

1. Com’è cambiato rispetto al passato il ruolo del senologo? 

Rispetto al passato è cambiato tutto, come è cambiata tutta la medicina, sia per i progressi tecnologici in termini di diagnostica e capacità di diagnosi precoci, sia in termini di terapie sistemiche, quindi chemioterapia, ormonoterapia, sia in termini di tecniche chirurgiche e quindi scelta di una chirurgia sempre meno invasiva, ma sempre più rispettosa dell’immagine corporea della donna.

Quindi la combinazione di tutti questi fattori che sono il frutto, appunto, del progresso in campo medico e in particolare nel campo della senologia, fa sì che si sia rivoluzionata la terapia del tumore della mammella. Negli ultimi vent’anni, venticinque anni, ci sono stati veramente passi enormi in questo senso.

2. Cosa dobbiamo aspettarci nel futuro prossimo, nei prossimi dieci anni, come novità nella prevenzione e nella sorveglianza? 

Direi che nella prevenzione andrebbe sempre incoraggiato il ricorso allo screening mammografico. Probabilmente in futuro ci sarà uno screening più personalizzato, dove verrà tenuto conto del rischio che ogni donna individualmente presenta in relazione alla familiarità piuttosto che all’ereditarietà. Una serie di fattori andranno sicuramente valutati, perché lo screening, come viene eseguito attualmente, cioè una mammografia ogni due anni per tutti, probabilmente per alcune donne è troppo, per alcune donne è poco.

Poi c’è tutto un discorso di prevenzione primaria, che è relativo allo stile di vita, quindi lotta all’obesità, lotta al consumo di alcool, al fumo, che interagisce anche con l’incidenza del tumore della mammella.

3. Statisticamente molte donne trascurano questo esame?

Purtroppo sì, e questa cosa porta a cattivi risultati. In ogni caso la diagnosi precoce paga anche se abbiamo un costo di sovradiagnosi, e a volte di sovratrattamenti, però stiamo veramente avendo molta attenzione a questo aspetto. Secondo me la comunicazione è una cosa molto importante. Oggi tutta la società vive di comunicazione, quindi diventa cruciale la buona comunicazione.

4. Cosa può dirci sul divario nell’accesso alle cure: non sono ancora del tutto democratiche o ci sono stati passi avanti?

Secondo me ci sono stati passi avanti. I principali sono stati l’istituzione delle Breast Unit, dei centri di senologia, per decreto di legge, un obbligo di legge che dovrebbe riguardare tutte le regioni e tutti i distretti che fanno salute, ma non è così. Sul territorio nazionale siamo un po’ a macchia di leopardo, però c’è una forte spinta a concretizzarsi in questo progetto.

È preoccupante, perché laddove c’è dispersione sul territorio non c’è omogeneità nelle scelte di cura, chi paga sono le donne malate. Quindi ecco perché per noi occasioni come queste sono importanti, perché c’è un confronto a livello nazionale di tutte le realtà che operano nel settore della senologia. Il confronto è fondamentale, perché funge da stimolo.

Il dott. Stefano Burlizzi sulla nuova generazione

I protagonisti che stanno ridisegnando il futuro della senologia 3

Il convegno ha l’obiettivo di dare finalmente risalto alla Next Generation. Parla il dott. Stefano Burlizzi, organizzatore dell’evento:

Riteniamo che ci possa essere una linea diretta tra le diverse generazioni di senologi.

Bisogna portare alla luce quelli che sono i giovani delle varie realtà italiane, delle varie Breast Unit italiane, sia di quelli che lavorano in centri di grande rilevanza, che sono magari già conosciuti e riconosciuti da tempo, però anche quei giovani di realtà più piccole, più periferiche, che molto spesso non hanno la possibilità di portare alla luce il proprio lavoro, il proprio contributo scientifico che alle volte è veramente importante.

E sul fondamentale supporto dei giovani ginecologi alla senologia aggiunge:

In questo momento abbiamo anche una importante necessità formativa, perché i chirurghi senologi hanno origine prevalentemente dalla scuola di chirurgia generale, in piccola parte anche dalle scuole di ginecologia, però non esiste una scuola di specializzazione dedicata alla chirurgia senologica.

In questo momento non c’è una scuola dedicata alla chirurgia senologica, pertanto noi attingiamo dalla scuola di chirurgia generale e, in minima parte sul nostro territorio nazionale, dalla ginecologia.

Riteniamo che omogeneizzare il percorso possa rappresentare un vantaggio sia qualitativo che quantitativo.

Il dott. Arnaldo Salerno sull’AI in sala operatoria e la stampa 3D

Tra le innovazioni che l’intelligenza artificiale ha portato nella società contemporanea rientra l’utilizzo dell’AI e della stampa 3D in sala operatoria. A tal proposito, il dottor Arnaldo Salerno ha espresso il suo punto di vista.

1. Come vede l’Intelligenza Artificiale e la stampa 3D, in sinergia o presi singolarmente, nei prossimi 5/10 anni?

Quando penso alla stampa 3D, mi vengono in mente tutti quei dispositivi protesici, come le protesi endovascolari, gli impianti protesici ortopedici, dove c’è già una replicazione accurata di quello che è il dispositivo che deve essere impiantato. Noi che trattiamo invece di chirurgia della mammella, di chirurgia senologica, rientriamo in quella variabilità di forme, misure date da una variabile anatomica molto individuale e molto soggettiva.

I seni non sono uguali, la mammella di una donna a 20 anni ha un aspetto, a 40 ne ha un altro, a 60 un altro. Le protesi che noi utilizziamo sono uguali a quelle che vengono messe in estetica, possono essere rotonde oppure anatomiche, però sono delle protesi di dimensioni e forme molto più affascinanti, molto più attrattive.

Una donna di 60 anni non avrà il seno che aveva a trent’anni e quindi l’intelligenza artificiale ci può aiutare. In che modo? Nell’elaborazione più corretta di quello che è il presidio che tu devi andare a impiantare. Potrebbe stilarti il modello migliore di protesi da poter utilizzare sul paziente.

Poi noi quando facciamo delle ricostruzioni mammarie non andiamo a provare un solo device. Gli strumenti di intelligenza artificiale invece riescono a superare questo gap. Bisogna solo scegliere che direzione andare a prendere, perché la tecnologia non è più un limite ma è una risorsa in tutto ciò, quindi tanta fiducia.

Adesso già in Humanitas a Milano è presente un microfono sulla scrivania durante la visita medico-paziente, il medico non perde più tempo a guardare lo schermo della scrivania, ma guarda il paziente, lo guarda negli occhi, riceve i suoi dubbi, riceve le sue preoccupazioni e dedica molta più attenzione.

Quindi il primo passo che è già in atto è quello dell’intervista nella visita assieme all’intelligenza artificiale. L’altro problema è che adesso in America con OpenAI, Anthropic, ChatGPT, tutte le multinazionali, sono già orientate nel produrre dispositivi clinici terapeutici. Le intelligenze artificiali superano tutti i test di ammissione a Medicina, superano tutti i quiz di specializzazione con punteggi quasi all’80% o al 90%, quindi superano già la capacità del medico.

Il dott. Corrado De Santis sul supporto dei ginecologi alla senologia e l’oncologia mammaria in gravidanza

Nell’approccio di Corrado De Santis, primario e Direttore del Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia presso l’Ospedale Sant’Anna di Torino, la ginecologia è alleata della prevenzione e, in caso di tumore, è fondamentale non solo sopravvivere, ma far vivere alla paziente una vita riproduttiva completa.

1. Come i ginecologi possono dare supporto alla senologia chirurgica?

Noi abbiamo la scuola torinese, che poi è stata estesa anche qui in Puglia col Dottor Burlizzi, dei ginecologi che si sono occupati di oncologia mammaria. Anche alla Camera dei Deputati, qualche settimana fa, quando si parlava della scuola di specializzazione in senologia chirurgica, abbiamo dato il nostro contributo dicendo che può essere una iper formazione in quest’ambito, sia dei chirurghi generali sia dei ginecologi, che con le donne hanno a che fare molto di frequente e, molto spesso, sono quelli che inducono le pazienti a fare la mammografia e gli accertamenti. 

A ogni visita clinica che una donna fa dal ginecologo viene visitata anche al seno, quindi ci sono ottimi motivi per dare il contributo. La ginecologia è una scuola di specializzazione un po’ più frequentata di quella di chirurgia di questi tempi. In tanti Paesi europei, come in Francia e in Germania, sono entrambi gli specialisti che si occupano di chirurgia della mammella. Sarà un bacino con un canale privilegiato, soprattutto perché ci sono a disposizione molti specialisti e specializzandi in materia. La qualità chirurgica dei ginecologi è assimilabile a quella dei chirurghi generali, e non è da meno.

2. Come il ginecologo può supportare la paziente oncologica anche in gravidanza?

Questo è uno dei cavalli di battaglia all’interno della mia Breast Unit. Essendo ginecologi, abbiamo una grande sensibilità per quello che è il ciclo riproduttivo delle nostre pazienti. Quando nelle riunioni multidisciplinari si propongono certi trattamenti che possono essere tossici, quindi compromettere le capacità riproduttive della donna, si prendono in considerazione tutta una serie di cose che abbiamo in casa, per esempio il congelamento degli ovociti per poter eventualmente essere impiantati una volta terminate le cure per il tumore.

Oppure nei casi di tumore in gravidanza, preservare quest’ultima gestendo le cure in maniera tale che non venga compromessa la gravidanza stessa. È fondamentale non solo sopravvivere al tumore, ma anche vivere quello che può essere la completezza di una vita riproduttiva di una donna. Oggi ci sono molte più possibilità di ieri, molte più conoscenze, soprattutto legate alla cosiddetta Procreazione Medicalmente Assistita che dà delle chances a chi prima ne aveva poche.

La dott.ssa Gretha Grilz sull’importanza della chirurgia ricostruttiva

A parlare di chirurgia ricostruttiva, è la Dott.ssa Gretha Grilz, membro del Team della Rete Oncologica del Piemonte e della Valle d’Aosta per il trattamento del tumore della mammella, e specializzata nella diagnosi.

1. In che modo la chirurgia ricostruttiva aiuta le pazienti a ritrovare un benessere psicofisico?

Oggi la chirurgia ricostruttiva è parte integrante del percorso di cura delle pazienti oncologiche. Non vi è una stretta correlazione tra chirurgia ricostruttiva e l’aderenza delle pazienti alle cure successive che vengono proposte dai colleghi oncologi, ma si è visto che è un benessere psicofisico delle pazienti, inteso in termini di qualità di vita, aiuta a sostenere le pazienti durante tutto il loro percorso.

Le tecniche ricostruttive oggi sono sempre meno invasive, possiamo parlare di de escalation anche in chirurgia ricostruttiva, per poter offrire alle nostre pazienti una ricostruzione immediata con protesi posizionate subito durante l’intervento della mastectomia, con mastectomie conservative che permettono di conservare, laddove oncologicamente possibile, tutte le strutture anatomiche che fanno sì che la paziente possa avere un risultato estetico e che le permette un reintegro nella sua vita sociale, familiare, di relazioni e sessuale.

2. Cos’è cambiato rispetto agli ultimi anni nell’ambito della chirurgia ricostruttiva?

Le tecniche ricostruttive negli ultimi anni sono decisamente migliorate. Possiamo dare alle nostre pazienti un aspetto naturale grazie al cambiamento radicale che c’è stato con l’introduzione della tecnica ricostruttiva pre-pettorale. Vi è un risparmio di tutto l’apparato muscolare.

La protesi viene impiantata nella stessa sede anatomica della ghiandola mammaria, permettendo così di poter ottenere dei risultati di altissima soddisfazione per le nostre pazienti e di ridurre i tempi chirurgici, gli accessi successivi e le successive necessità che possono scaturire da una ricostruzione non altamente soddisfacente come accessi ambulatoriali aumentati, bisogni e uso del supporto psicologico e di tutto quello che sono le procedure riabilitative.

3. Qual è il ruolo del chirurgo plastico nel percorso di guarigione dal carcinoma mammario?

Il ruolo del chirurgo plastico all’interno del percorso della nostra paziente garantisce un benessere psicofisico, un benessere psicologico, che permette una miglior gestione di tutto quello che è il percorso della malattia. La corretta pianificazione dell’iter ricostruttivo parte dalla valutazione dell’imaging, quindi è strettamente un lavoro di team multidisciplinare con l’analisi accurata dell’imaging preoperatorio, che non diventa soltanto più uno strumento diagnostico, ma uno strumento decisionale.

È importantissima poi anche la relazione con l’oncologo medico, per poter sostenere la paziente nelle cure successive, anche con l’introduzione dei nuovi farmaci biologici che, talvolta, possono aumentare il rischio di complicanze, ma uno stretto lavoro con i colleghi permette di arrivare a un ottimo risultato finale.

Il dott. Massimo Ferrucci e l’ecografia intraoperatoria

Come sta evolvendo il mondo dell’ecografia intraoperatoria nei casi di carcinoma? Ce ne parla il dott. Massimo Ferrucci, dirigente medico presso la UOC Chirurgia Senologica 1 dell’Istituto Oncologico Veneto (IOV) IRCCS di Padova.

1. In che direzione sta andando l’ecografia intraoperatoria nella visualizzazione diretta del tumore?

Questo è un argomento che mi sta molto a cuore, da giovane chirurgo senologo, ed è una cosa che ho perseguito in maniera molto accurata negli ultimi anni, in particolar modo nell’ambito della chirurgia conservativa. Tutte le altre metodiche attualmente esistenti a me piace definirle ‘metodiche alla cieca’, perché in qualche modo indicano dov’è approssimativamente il tumore, ma nessuna consente una visualizzazione diretta del tumore.

Un altro ambito a cui mi sto dedicando è la necessità di ridurre i tassi di mastectomia che oggigiorno continuano ad essere troppo alti, nonostante crescenti evidenze dimostrino come la chirurgia conservativa possa addirittura dare dei benefici in termini di outcome di sopravvivenza.

L’utilizzo dei lembi peduncolati di parete toracica per la Partial Breast Construction dopo ampie resezioni volumetriche, consente di ridurre i tassi di mastectomia e di estendere i confini della chirurgia conservativa.

La prof. Maria Luisa Gasparri sul ruolo della donna in senologia

Un accento importante è stato posto anche sul ruolo della donna in senologia e nel mondo della chirurgia a tutto tondo. In tal senso la senologa Maria Luisa Gasparri ha sottolineato un cambiamento epocale ormai evidente:

Per molto tempo si è pensato che il chirurgo fosse del genere maschile.

Sono molto felice oggi di portare avanti dei dati, che presto verranno pubblicati, che ci dicono che in realtà la chirurgia è anche donna, è sempre più donna.

Il Dott. Burlizzi, organizzatore di questo congresso, ha una grandissima generosità intellettuale, e questa domina il respiro di questo congresso, nel quale i giovani sono supportati nelle loro ricerche scientifiche.

Leggi anche: È in Puglia il più innovativo congresso della senologia in Italia: “Diamo voce alle nuove generazioni”

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