martedì, Maggio 11, 2021

2020, l’anno più odiato per non ammettere che il problema siamo noi

Cecilia Capanna
Cecilia Capanna
Direttrice di Othernews, appassionata di temi globali e madre di tre figli del cui futuro sente un grande senso di responsabilità.

Il 2020 è finito. Odiato, vituperato, accusato dei peggiori orrori. È lui il colpevole della pandemia, condannato all’unanimità. È lui che ha seminato la morte e aumentato la povertà nel mondo. “Un anno da dimenticare”, è stato detto in coro durante i festeggiamenti euforici e scomposti -ognuno nel proprio salotto, in quattro gatti e a distanza- che hanno dato il benarrivato al 2021, l’anno della liberazione, l’anno della salvezza. 

Il brindisi della mezzanotte e i fuochi d’artificio -vietati-  hanno cacciato il 2020 il più lontano possibile, con il desiderio che tutti gli orrori che ci ha fatto vivere spariscano in un battibaleno, magicamente. Ma è mai possibile che nel 2021 tutto tornerà come prima? E vogliamo veramente che tutto torni come prima? Tante cose sono cambiate quest’anno, moltissime persone non ci sono più e siamo sotto choc. Ma cambieranno le condizioni che hanno portato il mondo a vivere questo momento tragico per l’umanità e per la natura? 

Nel 2020 superstizioni come nell’età del bronzo

Tanto per iniziare, è davvero paradossale che in un’epoca tanto evoluta in campo tecnologico e scientifico come la nostra si arrivi a personificare gli anni come se fossero i registi delle sorti di noi umili mortali, come gli dei dell’Olimpo che giocavano a Barbie con gli umani. Stiamo tornando all’età del bronzo? La colpa delle nostre sventure non è di Giove e Saturno eccezionalmente vicini, di meteoriti, delle stelle, della sfiga. Vogliamo prenderci le nostre responsabilità? 

Il 2020 è una conseguenza, non è la causa dei nostri mali. Proprio nel profondo rispetto del milione e mezzo di morti di Covid nel mondo è un anno da ricordare, non da dimenticare. Il 2020 è un’opportunità, è la cartina di tornasole: ha rivelato tutte le falle di un sistema sbagliato, iniquo, dannoso, un sistema da correggere. Quel sistema purtroppo resta e non lascia sperare che il 2021 sarà un anno diverso. 

Cosa rimane in sospeso del 2020 e probabilmente non cambierà nel 2021?

Senza voler fare la “Cassandra de noantri”, ecco cosa non ha molte speranze di sparire nel 2021 se non ci sarà un cambio radicale.

La finanza senza regole regnerà ancora sovrana incontrastata ai danni delle politiche sociali. I cittadini del mondo continueranno a non essere al centro della politica, come dovrebbe accadere. Continueranno a non essere fruitori di servizi ma compratori, portafogli, carte di credito. Il welfare resterà un costo superfluo e si continueranno a tagliare fondi alla sanità, all’istruzione, alle attività e ai beni culturali. Tutte magagne che il 2020 ha avuto la colpa di aver messo in evidenza con la pandemia.

I ricchissimi, l’un per cento della popolazione mondiale, continueranno a diventare ancora più ricchi e i poveri ad aumentare in massa, con disuguaglianze sempre più nette e la possibile estinzione della classe media. Soprattutto i grandi dell’high tech e del digitale come Mark Zuckerberg, Bill Gates, Elon Musk, Jeff Bezos, avranno sempre più potere senza regole.

Sarà ancora più urgente fermare il cambio climatico. Per quanto si continui a parlare di Green Deals e di economie trasformative e sostenibili, di fatto quello del clima è un problema che è rimasto in sospeso e che nel frattempo è ovviamente peggiorato. Da ricordare che l’obiettivo senza ritorno è azzerare le emissioni di CO2 entro il 2030.

Le tensioni tra USA e Cina continueranno e potrebbero portare ad una seconda Guerra fredda, spaccando il pianeta in due metà proprio dopo che il 2020 e la pandemia hanno disperatamente gridato all’umanità che nel mondo globalizzato bisogna pensare ed agire uniti.

Non spariranno le tensioni tra Iran e USA. In queste ore nel paese medio-orientale si aspettano da un momento all’altro un attacco a sorpresa americano prima che Trump finisca il suo mandato. Per altro Trump potrebbe non traslocare dalla Casa Bianca, dando il colpo di grazia alla democrazia americana e mondiale.

L’ONU e gli organismi internazionali continueranno a perdere consistenza e potere. Le alleanze tra paesi continueranno ad essere prevalentemente commerciali, come il Rcep, lo storico trattato firmato tra Cina e moltissimi paesi, e quello tra Cina e Ue di qualche giorno fa. Le risoluzioni multilaterali per il rispetto del diritto internazionale continueranno ad essere ignorate, come stiamo vedendo in Libia dopo l’accordo per la tregua non garantito e l’embargo delle armi non rispettato.

Tutti i diritti umani -il diritto alla salute, il diritto di dissentire, il diritto di fare libera informazione, il diritto di chiedere asilo se la propria vita è in pericolo ecc.- continueranno ad essere violati senza garanti. Così come non cesserà l’uso della violenza da parte delle forze di polizia sempre più militarizzate in tutto il mondo e continuerà ad essere praticata la tortura.

Ancora non c’è giustizia per Giulio Regeni, Patrick Zachi è ancora in carcere, è in sospeso il caso Assange -domani ci sarà la sentenza per l’estradizione in USA- e molti altri orrori continueranno a compiersi e a restare impuniti. I beni comuni universali, come per esempio l’acqua, verranno privatizzati e anche quotati in borsa, sempre alla faccia dei diritti fondamentali dell’uomo. 

Leggi anche L’Odissea di Patrick Zaki, ancora 45 giorni di carcere

Oltre il 2020, come guardare al futuro?

Meglio fermarci qui, la lista di cose brutte che resteranno nel 2021 è già abbastanza lunga. Cosa si può fare dunque?

Visto che va forte l’età del bronzo, sarebbe bene a questo punto fare come le popolazioni nomadi nel deserto dell’Antico Testamento e sacrificare il 2020 come capro espiatorio dei nostri errori, ammettendo però di averli fatti. Si può e si deve correggere il tiro, rimettere a posto il futuro con consapevolezza.Il miglior modo per predire il futuro è crearlo”, disse ben 200 anni fa un illuminato Abramo Lincoln. Sarà ora di dargli retta?

Cecilia Capanna
Cecilia Capanna
Direttrice di Othernews, appassionata di temi globali e madre di tre figli del cui futuro sente un grande senso di responsabilità.

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