sabato, Dicembre 5, 2020

Africa, “pacchetti caccia”: 12.000 leoni allevati in cattività per essere uccisi dai turisti

La denuncia di Michael Ashcroft, imprenditore e filantropo: “Usati come pedine nel settore turistico, uccisi in ‘caccia’ o per venderne le ossa”.

Elza Coculo
Elza Coculo
Elza Coculo, 30 anni, di adozione romana. Lettrice appassionata con formazione in Studi italiani. Laureata in Editoria e Scrittura. Redattrice per Il Digitale. Amo scrivere di attualità e cultura eco-sostenibile.

In Africa il bracconaggio è un killer silenzioso, che agisce solitamente di notte, quando tutto sembra calmo e silenzioso. In paesi come il Malawi, il Mozambico, il Congo, la Namibia e lo Zimbabwe, ma anche in Sudafrica, per i cacciatori la cattura di rinoceronti, elefanti, leoni, bufali e leopardi è una conquista preziosa e che potrebbe fruttare molti dollari. Il bracconaggio alimentare, tutto sommato, è un fenomeno circoscritto e potrebbe anche comprendersi. Mentre quello sportivo e speculativo, che consiste nell’uccidere animali solo per puro divertimento o per trarne vantaggio economico, resta inaccettabile. È questa la denuncia di Michael Ashcroft, imprenditore e filantropo inglese, che nel suo libro, Unfair Game: An exposé of South Africa’s captive-bred lion industry, affronta la questione. Secondo le sue stime, nel solo Sudafrica, circa 12.000 leoni vengano allevati in cattività per il bracconaggio sportivo. Un numero che è quattro volte superiore a quello dei leoni selvatici.

Cacciatori per diletto

cacciatori di leoni
Dal web. Una classica foto di turisti soddisfatti dopo la battuta di caccia.

Fare questo genere d’esperienza in Sudafrica non è difficile. Esistono veri e propri pacchetti, all inclusive, che consentono di alloggiare in resort esclusivi che offrono tutti i comfort e, ovviamente, armi e licenze. Il cacciatore, dopo aver raggiunto la località scelta, può spulciare i tariffari per la caccia, comunque disponibili anche in rete. Spesso, però, i turisti non sono nemmeno cacciatori esperti. Gli organizzatori, infatti, allevano leoni malnutriti, spesso tenuti in pessime condizioni igieniche, drogati e picchiati per renderli un più facile bersaglio dei ‘cacciatori inesperti’. Durante le sue indagini, Ashcroft ha commissionato due operazioni sotto copertura: Operazione Simba e Operazione Chastise. Da qui le prove che queste creature vengono allevate in cattività e uccise illegalmente, utilizzando anche branchi di cani. Spiega Michael Ashcroft:

Migliaia di leoni vengono allevati in cattività ogni anno. Vengono strappati alle loro madri quando hanno pochi giorni, usati come pedine nel settore turistico e poi uccisi in una “caccia”. O semplicemente massacrati per venderne ossa e altre parti del corpo, considerate molto preziosi nel mercato della medicina tradizionale asiatica.

Leggi anche: Arkansas, cacciatore ucciso dal cervo a cui aveva appena sparato

Il vantaggio di pochi

Lo sfruttamento e le crudeltà inflitte ai leoni in Sudafrica sono diventati un business remunerativo. Le ossa di leone sono molto ricercate in Estremo Oriente, dove vengono utilizzate in medicina o come afrodisiaco. E la carcassa di un leone può essere acquistata anche per molte migliaia di euro. La costituzione e le leggi del Sudafrica consentono tali pratiche e i bracconieri possono letteralmente fare ciò che vogliono, arrivando ad accumulare vere e proprie fortune. Non si tratta di avvantaggiare una comunità in difficoltà, ma di mero e cinico profitto personale. Continua Ashcroft:

La mia ricerca suggerisce che è altamente probabile che al momento ci siano almeno 12.000 leoni allevati in cattività nel paese, contro una popolazione selvatica di soli 3.000 individui. Tuttavia, solo un piccolo numero di persone, alcune centinaia, traggono profitto da questa attività crudele. 

Leggi anche: Usa, Trump autorizzata la caccia nelle riserve dell’Alaska. Lecito uccidere anche cuccioli

Elza Coculo
Elza Coculo
Elza Coculo, 30 anni, di adozione romana. Lettrice appassionata con formazione in Studi italiani. Laureata in Editoria e Scrittura. Redattrice per Il Digitale. Amo scrivere di attualità e cultura eco-sostenibile.

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