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Arkansas, cacciatore ucciso dal cervo a cui aveva appena sparato

Da carnefice a vittima: in Arkansas il cacciatore Thomas Alexander è stato ferito a morte dal cervo a cui aveva appena sparato. Credeva che la sua preda fosse morta. Gli ambientalisti esultano sul web.

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Un cacciatore di grande esperienza, Thomas Alexander, 66 anni di Yellville, ha perso la vita durante una battuta di caccia in solitaria. A ucciderlo non è stato un colpo partito accidentalmente dal suo fucile ad avancarica, come spesso accade, bensì la preda a cui aveva appena sparato.

La vicenda paradossale, dal gusto agrodolce di una sorta di vendetta da parte della natura, è avvenuta martedì scorso, sulle Ozark Mountains in Arkansas.

La ricostruzione della battuta di caccia

Alle 6.30 di mattina Thomas ha chiamato la famiglia per annunciare la messa a segno di uno dei suoi tiri: aveva appena steso un cervo. Esatto, steso, non ucciso. Il cacciatore ha scoperto nei peggiori dei modi possibili l’errore di valutazione, quando ormai era troppo tardi.

Si è avvicinato all’animale per constarne il decesso, disarmato e probabilmente fiero del suo successo, ma il cervo si è rialzato di scatto, aggredendo il cacciatore. Lo ha assalito, mordendolo in diverse parti del corpo e colpendolo ripetutamente con i palchi di corna.

Sopraffatto, il sessantaseienne è riuscito a ricontattare la famiglia intorno alle 8 di mattina, venendo soccorso prima dal nipote, che lo ha trovato ancora lucido nel bosco, e poi dal 911. Tuttavia le lesioni riportate erano troppo profonde ed estese: l’uomo non è sopravvissuto alla disperata corsa in ospedale. Sebbene non possano escludersi complicazioni mediche dovute allo spavento, è quasi certo che la morte sia sopraggiunta a causa delle ferite inferte dal cervo.

La caccia è una pratica pericolosa, regolata da precise norme

Keith Stephens, esponente dell’Arkansas Game and Fish Commission, nel riportare l’accaduto ha sottolineato l’importanza di attenersi alle norme della caccia per evitare simili avvenimenti.

Quando si colpisce un animale di grossa taglia è necessario aspettare almeno 30 minuti prima di avvicinarsi. Infatti, anche se sembra morto, potrebbe essere solo stordito. Nelle nostre lezioni di caccia spieghiamo sempre che l’approccio migliore è quello di posizionarsi dietro la preda. In questo modo, anche se si dovesse rialzare, si guadagnano secondi preziosi per muoversi, perché l’animale deve rotolare su se stesso e girarsi prima di poter attaccare. Può darsi che Thomas Alexander non abbia atteso abbastanza o che si sia avvicinato incautamente: il cervo era ancora vivo. Forse è l’unica volta in cui si sia verificato un evento simile: è molto raro che un animale essenzialmente non aggressivo aggredisca l’uomo.

La caccia al cervo, infine, è una tra le più pericolose e quindi la Commissione sconsiglia vivamente di praticarla in solitaria.

Gli animalisti sul web si scatenano: la natura si è vendicata dei cacciatori

A seguito dell’incidente, le autorità hanno a lungo cercato il cervo nei boschi, ma complice la forte pioggia che ha investito la regione, del mammifero si sono completamente perse le tracce. Questo dato ha incoraggiato ancora di più gli ambientalisti che festeggiano l’accaduto sul web. Tantissime le persone, infatti, che si sono schierate dalla parte del cervo, applaudendo quella che sembra a tutti gli effetti una rivincita degli animali sui cacciatori.

Lo scontro tra animalisti e cacciatori si riaccende ogni qualvolta ritorni la stagione della caccia. La pratica, considerata crudele e ingiusta, è stata strettamente regolamentata al fine di evitare inutili sofferenze, dovute al diletto personale del cacciatore. Tuttavia, in alcuni casi essa risulta utile, per evitare che le popolazioni di animali selvatici crescano a dismisura, come nel caso dei cinghiali o dei lupi. D’altra parte non si può biasimare la reazione del cervo che, impaurito e ferito, avrà cercato con tutte le sue forze di sopravvivere e sfuggire al suo destino.

Il rammarico per il triste epilogo della vicenda dovrebbe far riflettere sugli equilibri a cui, troppo spesso, pensiamo di poterci sottrarre.

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di Enrica Vigliano

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