giovedì, Ottobre 22, 2020

USA sceglie chi salvare: “Niente respiratori ai disabili”

Gli Stati Uniti, la patria della libertà e della “selezione artificiale”. Si è discusso molto in tempi recenti riguardo la saturazione dei posti in terapia intensiva soprattutto per le regioni settentrionali italiane. Il problema dell’ottimizzazione e quindi dell’utilizzazione di questa risorsa fondamentale ai tempi del coronavirus, è diventato di portata internazionale. Numerosi Stati si stanno preparando ad affrontare l’emergenza e l’Italia in particolare, con tutti i suoi problemi, con tutti i suoi limiti e con tutte le sue contraddizioni ha finora reagito bene a quello che è probabilmente il banco di prova più arduo dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Gli Stati Uniti hanno iniziato a fare i conti con il SARS-Cov-2 da meno tempo che in Europa.

Le mancate risposte della politica

I politici americani a cominciare dal Presidente Trump, hanno cercato di sdrammatizzare e di sminuire il problema. In queste ore però il problema si sta facendo serio e molti stati a cui, un po’ come alle regioni italiane, è demandata la gestione della sanità, stanno cercando di razionalizzare le risorse. Per intenderci, gli Stati Uniti sono uno stato federale e non una Repubblica Parlamentare “una e indivisibile” come è scritto nella nostra Costituzione. Alcuni stati degli Stati Uniti d’America, per la precisione 36, hanno dettato delle direttive ai medici e al personale sanitario per cercare di curare eventuali malati di covid-19. Nella fattispecie in Alabama esiste un documento intitolato “Scarce Resource Management”, che impartisce ai medici la Direttiva di preferire di curare coloro che non sono disabili psichici. Questo significa che qualora fosse necessario ricoverare un elevato numero di persone, in caso di assenza di posti in terapia intensiva, la preferenza per assegnare un ventilatore polmonare andrebbe a coloro che non hanno problemi psichici. Anche altri Stati come il Maryland e la Pennsylvania stanno adottando delle misure analoghe mentre la gran parte degli altri Stati cerca di valutare le condizioni fisiche per assicurare un posto in terapia intensiva, Non a tutti ma a coloro che non presentano già scompensi polmonari o cardiaci pregressi. Leggi anche: Coronavirus, la salute prima di tutto ma molta gente non sa come mangiare

Il diritto alla salute per tutti

La situazione ha ovviamente allarmato l’opinione pubblica americana e sta suscitando scalpore su tutti i media internazionali. Secondo Ari Ne’eman docente al Lurie Institute for Disability Solicy dell’Università Brandeis, “le persone affette da disabilità sono terrorizzate che se le risorse si fanno scarse verranno inviati in fondo alla fila.” Nella norma degli Stati Uniti, il sistema sanitario si basa su polizze assicurative. In questo caso ci si sta rifacendo alla cosiddetta regola d’oro, un principio secondo il quale si cerca di salvare non soltanto chi ha maggiore probabilità di sopravvivenza ma un “maggiore valore per la società”.

Il principio dei diritti inalienabili

Questo concetto cozza terribilmente e molto violentemente con quello che è il principio cardine della Costituzione degli Stati Uniti e della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d’America del 1776. Con questi principi gli Stati Uniti ee in particolare Thomas Jefferson, andavano a anticipare e affermare quelli che poi sarebbero stati i concetti espressi ed affermati in maniera disordinata dalla Rivoluzione Francese più di un decennio dopo. Nella dichiarazione, Jefferson scriveva:

Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per sé stesse evidenti, che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni diritti inalienabili, che fra questi vi sono la vita, la libertà è la ricerca della felicità.

Questi concetti espressi in maniera così vera e viva, che negli anni hanno appassionato tante generazioni fino a permettere di definire gli Stati Uniti la patria della Libertà, oggi si scontrano con la cruda realtà di dover salvare chi ha maggior valore sociale.

Stabilire il valore di una persona in base alle condizioni fisiche è agghiacciante

Il solo pensiero di stabilire il valore sociale di una persona in base alle condizioni fisiche in cui versa è agghiacciante e appare indegno di quello stato che con la sua audacia ha vinto due guerre mondiali ed ha sconfitto l’utopia comunista e il controllo delle coscienze, in una guerra fredda senza la necessità di doverla “riscaldare”. Un paese civile, con un apparato industriale che ha sostenuto la liberazione dell’Europa e del mondo dal nazifascismo e dalle mire espansionistiche di Hitler prima, e di Stalin e del Comunismo poi, vede sicuramente lesa la sua immagine di paese guida del mondo permettendo ad un sistema sanitario così precario di dover fare una selezione artificiale. Le scelte che devono fare i medici in base alla legge, che pure è riconosciuta dal popolo americano, rendono gli Stati Uniti un paese che non può pretendere nulla da altri stati in tematica di diritti umani.

Gli Stati Uniti, un grande paese, una grande contraddizione

Nonostante occorra essere consapevoli che le risorse sono limitate e che il sistema federale americano riconosca, agli Stati e solo ai singoli Stati, la possibilità di gestire la sanità sul loro territorio, occorre essere altrettanto consapevoli del fatto che se davvero il Presidente è l’uomo più potente del mondo, per il semplice fatto di avere il potere di distruggere altri paesi con armi nucleari, allora egli non può permettere che il suo popolo, che a vario titolo lo ha scelto alla guida di una grande nazione, che questa situazione possa arrecare danno alle fasce deboli della popolazione. Gli Stati Uniti non hanno una grossa tradizione di welfare ma dal paese che ha vinto due guerre mondiali, ha mandato l’uomo sulla Luna, che è stato il paese di riferimento del blocco occidentale, è lecito aspettarsi un maggiore impegno nella tutela di tutti. Leggi anche: La pandemia ci restituirà un mondo ecosostenibile? L’intervista a Stefano Ciafani di Domenico Di Sarno

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