Tumore al seno metastatico: qual è la nuova cura che diminuisce il rischio di morte?

Una nuova terapia con un anticorpo monoclonale farmaco-coniugato ha dimostrato di ridurre il rischio di progressione della malattia, o di morte, del 38%.

Michela Sacchetti
Michela Sacchetti
Intuitiva, con un occhio attento alla realtà e alla sua evoluzione, attraverso una lente di irrinunciabile positività. Vede sempre nella difficoltà un’occasione preziosa per migliorarsi da cogliere con entusiasmo.
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Una nuova terapia contro il tumore al seno metastatico si è dimostrata efficace, riducendo il rischio del 38% il rischio di progressione di malattia o morte, nei pazienti con bassa e bassissima espressione della proteina Her2, che nel nostro Paese sono varie migliaia ogni anno. Si tratta di un anticorpo monoclonale farmaco-coniugato, lo Trastuzumab deruxtecan.

Lo studio Destiny Breast-06 su 866 pazienti, presentato in sessione plenaria al congresso della American Society of clinical oncology (Asco) in corso a Chicago da Giuseppe Curigliano, membro del direttivo nazionale Aiom (Associazione Italiana di Oncologia Medica), dimostra che circa il 90% di loro può essere trattata con questo farmaco mirato, anche quando la proteina HER2 è presente in quantità estremamente basse.

A gennaio 2023, trastuzumab deruxtecan è stato approvato dalla Commissione europea. L’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), a dicembre 2023, ne ha approvato la rimborsabilità con una precedente indicazione, sempre in seconda linea per tumore al seno metastatico.

Tumore al seno metastatico: cos’è un anticorpo monoclonale farmaco-coniugato

Si chiama trastuzumab deruxtecan il farmaco, appartenente alla categoria degli anticorpi farmaco-coniugati, utilizzato come terapia mirata diretta contro un “bersaglio”, nello specifico la proteina HER2. Quando il farmaco incontra la cellula tumorale che presenta il bersaglio, rilascia, al suo interno e nel micro ambiente vicino, il chemioterapico.

La terapia è approvata per chi ha il tumore al seno metastatico sensibile agli ormoni (HR+) ed HER2 positivo, anche con bassa espressione di HER2, dopo che si è sviluppata resistenza alla terapia endocrina e, nonostante la progressione della malattia con la chemioterapia.

Per tumore metastatico, detto anche carcinoma mammario IV stadio, si intende un tumore che dalla sua sede primaria, il seno, si diffuso, attraverso le vie linfatiche e i vasi sanguigni, in altre parti del corpo distanti, quali ad esempio ossa, polmoni, fegato e cervello.

Cosa cambia con la nuova terapia per il tumore al seno metastatico

tumore al seno metastatico

“Si tratta di una sorta di chemioterapia smart. I pazienti trattati con trastuzumab deruxtecan hanno vissuto più a lungo, senza progressione o peggioramento della malattia rispetto alla chemioterapia standard, commenta Giuseppe Curigliano, membro del Direttivo Nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), come riportato da Il Corriere della Sera. Poi aggiunge, specificando il cambiamento avvenuto:

I risultati rappresentano un potenziale cambiamento nel modo di classificare e trattare il tumore del seno metastatico.

Abbiamo la possibilità di utilizzare trastuzumab deruxtecan precocemente nel trattamento del tumore del seno metastatico HR+ e di impiegarlo in una nuova popolazione di pazienti con malattia metastatica, che precedentemente non ha potuto beneficiare di un farmaco mirato dopo la terapia endocrina.

Riguardo agli effetti collaterali segnalati, rileva l’esperto: “Possono essere gestiti. In particolare, nel 5-7% delle pazienti può verificarsi una polmonite interstiziale, per questo è consigliabile l’esecuzione di un esame di controllo tac periodico”.

Tumore al seno metastatico: le prospettive future

Al congresso dell’Asco, lo scorso anno, erano stati presentati i risultati dello studio Destiny-Breast04 che hanno portato all’attuale sperimentazione nella cura del tumore al seno metastatico. Per il prossimo anno si attendono ulteriori sviluppi, spiega Saverio Cinieri, Presidente di Fondazione AIOM:

Questi nuovi dati a lungo attesi suggeriscono che il farmaco possa diventare un’opzione terapeutica di preferenza in prima linea per i pazienti con tumore del seno HR+ metastatico.

In Italia, come riportato da Il Messaggero, nel 2023, ci sono stati 55.900 nuovi casi di carcinoma mammario. Rispetto alla cronicizzazione per un numero significativo di pazienti, sottolinea Francesco Perrone, presidente Aiom:

I risultati dello studio Destiny evidenziano l’importanza di determinare con precisione lo stato di Her2.

In questo senso, è fondamentale il ruolo del team multidisciplinare nei centri di senologia, in particolare la collaborazione tra oncologo e patologo che effettua i test diagnostici per definire il profilo molecolare.

Leggi anche: Possibile svolta nella cura del cancro: AI trova le cellule in grado di uccidere i tumori

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