Tumore al seno, farmaco riduce rischi di recidive e metastasi: “Aumenta la qualità della vita”

Grande novità nell'oncologia e nel trattamento del tumore al seno. Un nuovo farmaco è in grado di ridurre il rischio di recidive e di metastasi, garantendo una migliore qualità di vita. Andiamo a vedere insieme di che si tratta.

Ilaria De Santis
Ilaria De Santis
Classe 1998. Esperta in Editoria e scrittura, è molto attenta ai dettagli, scrive poesie e canzoni ed è appassionata di musica, serie TV e sceneggiatura. “In tristitia hilaris, in hilaritate tristis”.
spot_img

L’ultimo congresso di oncologia tenuto a inizio giugno a Chicago ha segnato un’importante svolta, che si profila come un’ottima notizia per i pazienti che stanno affrontando un lungo percorso: dopo l’intervento chirurgico, l’unione di una cura ormonale e di un particolare farmaco, Abemaciclib, diminuisce la possibilità di una probabile ricaduta o il rischio di metastasi in chi è stato diagnosticato un tumore al seno nello stadio iniziale.

I dati osservati negli USA hanno avuto una forte risonanza: lo studio monarchE è riuscito a dimostrare la validità e l’efficacia della combinazione del farmaco alla cura già prevista. Inoltre, è disponibile anche in Italia, grazie all’Agenzia Italiana del Farmaco che ha garantito la rimborsabilità.

Tumore al seno, una nuova frontiera contro il rischio di ricadute e metastasi

Il tumore al seno colpisce, purtroppo, una larga fetta della popolazione e sono circa 55mila i casi diagnosticati e accertati ogni anno. Quindi, questa nuova scoperta sarebbe capace di dimostrarsi come un nobile alleato contro la malattia. Lucia Del Mastro, Professore Ordinario di Oncologia Medica all’Università di Genova e direttore della Clinica di Oncologia Medica all’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova ha così dichiarato, a tal proposito:

Si parla di tumore al seno in fase iniziale quando non c’è stata diffusione metastatica, ovvero non sono presenti metastasi a distanza.

Dopo l’intervento chirurgico, una serie di fattori ci aiutano a capire qual è il rischio che si possano sviluppare metastasi.

Si decide il trattamento post-operatorio, il cosiddetto trattamento adiuvante.

Circa un 15% di tumori HR+/HER2 sono a rischio aumentato di sviluppare metastasi e la possibilità di offrire un trattamento aggiuntivo alla terapia endocrina (ormonale), rappresentato da Abemaciclib, è una opportunità molto rilevante per le nostre pazienti.

grazie a questo farmaco hanno una riduzione clinicamente molto significativa del rischio di recidiva.

Lo studio monarchE: “Il farmaco ha registrato dei risultati eccellenti nel decorso della malattia”

La rivista “The Lancet Oncology” a dicembre 2022 ha reso noti gli ultimi dati dello studio monarchE, raccolti in 4 anni in cui tutti i pazienti coinvolti hanno sperimentato e interrotto in due anni la cura con il farmaco Abemaciclib. E i risultati emersi dalla ricerca, condotta su 5.637 persone con carcinoma mammario sensibile agli ormoni, positivo al recettore ormonale (HR+) ad un alto tasso di recidiva, sono stati sorprendenti.

Gli esiti hanno riscontrato che il rischio di sviluppare una malattia invasiva si è ridotto di gran lunga, del 35% e un altro fattore da segnalare è che il tasso di sopravvivenza senza la presenza di malattia a 4 anni è risultato dell’85,5% per tutti i pazienti che, oltre all’ormonoterapia, hanno assunto Abemaciclib, in confronto al 78,6% che ha svolto, invece, solo le cure senza il farmaco.

Abemaciclib riduce il rischio di sviluppare una malattia metastatica del 35%”

Utilizzato dopo l’operazione, Abemaciclib ha evidenziato anche una riduzione del rischio di sviluppare una malattia metastatica del 35%. E il tasso di sopravvivenza a 4 anni è stato di 87,9% rispetto all’81,8% per chi non ne ha fatto uso.

In concomitanza con questi importanti risultati, Valentina Guarneri, Professore Ordinario di Oncologia Medica e Direttore della Scuola di Specializzazione in Oncologia Medica nell’Università di Padova conferma che:

Il trattamento con Abemaciclib in combinazione con terapia endocrina ha dimostrato di ridurre in maniera importante il rischio di recidiva nelle pazienti con tumore al seno in stadio iniziale, ma con un elevato rischio di ripresa di malattia.

Anche Rosanna D’Antona, presidente di Europa Donna Italia si esprime a favore di questa nuova combinazione:

Sappiamo che una donna colpita da un tumore al seno, specie se in fase iniziale ma ad alto rischio di sviluppare recidive, vive sentimenti di incertezza, di ansia, di paura per il futuro, non sapendo se e quando la malattia si ripresenterà di nuovo.

Sapere di poter contare su nuove terapie che riducono la probabilità che la patologia si ripresenti con recidiva o metastasi pone la paziente in una condizione di maggiore serenità d’animo, aderenza alle cure e speranza di guarigione.

Accogliamo ogni avanzamento della ricerca.

Auspichiamo che prosegua su questa strada per mettere a disposizione degli oncologi e delle pazienti cure sempre migliori in grado di fermare il tumore e allungare la sopravvivenza, migliorando anche la qualità di vita.

Leggi anche: Asportato al Sant’Orsola tumore di 30 kg, il più grande d’Europa: “Mi avete salvato la vita”

spot_img

Correlati

Come funziona la stimolazione magnetica transcranica per curare l’ansia e i traumi

Combattere l'ansia e lo stress si può grazie alla TMS, Stimolazione Magnetica Transcranica, ossia...

Alzheimer, l’AI individua la malattia già 6 anni prima dal tono di voce

L'Alzheimer potrebbe essere diagnosticato con molti anni in anticipo grazie all'AI. Più in particolare,...

HIV, come fare prevenzione, dalla PrEP alla terapia antiretrovirale: nuovi farmaci entro il 2025

Novità per l'HIV. Si sta ora svolgendo la 16esima edizione dell'ICAR, Italian Conference on...
Ilaria De Santis
Ilaria De Santis
Classe 1998. Esperta in Editoria e scrittura, è molto attenta ai dettagli, scrive poesie e canzoni ed è appassionata di musica, serie TV e sceneggiatura. “In tristitia hilaris, in hilaritate tristis”.
spot_img