lunedì, Ottobre 18, 2021

Usa-Afghanistan, i talebani avvertono Biden: “L’America non provi a destabilizzare il nostro Governo”

La dichiarazione è stata fatta dal ministro degli Esteri nominato dai talebani Amir Khan Muttaqi. Da alcuni giorni a Doha i talebani stanno tenendo i primi colloqui faccia a faccia con i funzionari statunitensi da quando il Pentagono ha completato il ritiro dall'Afghanistan il 31 agosto.

Tommaso Panza
Salentino, classe 1993. Una laurea in mediazione linguistica. Fondazione Basso(Roma). Amante della lettura e del cinema, in particolare delle opere che raccontano spaccati di realtà. Deciso sin da piccolo a diventare un giornalista.

Talebani contro Stati Uniti, un rapporto diplomatico in bilico. I talebani da quando le ultime truppe americane hanno abbandonato l’Afghanistan hanno assunto una posizione di forza nei confronti dell’amministrazione Joe Biden. Le ultime dichiarazioni da parte del ministro degli Esteri talebano hanno contribuito ad alimentare la tensione di una guerra fredda, per il momento, nell’assetto geopolitico nello schieramento che vede contro talebani e Stati Uniti (quindi tutti i paesi Nato).

Afghanistan, dialogo tra talebani e Stati Uniti, Amir Khan Muttaqi ministro degli Esteri talebano avverte: “Non conviene a nessuno provare a destabilizzarci”

I dialoghi tra l’emirato afgano Stati Uniti, cominciati a Doha in Qatar non hanno ancor contribuito a placare le tensioni. Il faccia a faccia è ricominciato dopo più di un mese e mezzo, da quando le truppe americane hanno completato l’abbandono dell’Afghanistan lo scorso 31 agosto dopo l’ultimatum da parte dei guerriglieri.

Da allora il gruppo estremista non ha fatto altro che dettare legge nei confronti dell’amministrazione del presidente americano Joe Biden:

Qualsiasi tentativo di Washington di destabilizzare il nuovo governo afghano non sarebbe buono per nessuno. Abbiamo detto loro chiaramente che cercare di destabilizzare il governo in Afghanistan non fa bene a nessuno – così ha detto sabato il ministro degli Esteri nominato dai talebani Amir Khan Muttaqi. 

La dichiarazione fa seguito al primo incontro avvenuto a Doha tra il movimento estremista afgano e stati uniti. Alla luce di quella che è stata la storia americana degli ultimi 60 anni l’avvertimento probabilmente dovrebbe cadere nel vuoto.

Gli Stati Uniti hanno da sempre avuto la propensione di rovesciare e insediare governi loro amici, impensabile quindi ipotizzare che Washington possa farsi da parte adesso dopo essere uscita sconfitta da 20 anni di guerra e soprattutto considerando che i talebani rappresentano una minaccia interna e estera, l’Afghanistan rischia la più grande crisi umanitaria della sua storia, quindi l’occidente è obbligato a intervenire in questo frangente.

L’amministrazione Biden ha sottolineato che i colloqui di questo fine settimana non significano che Washington riconosca i talebani come il governo legittimo dell’Afghanistan. Piuttosto, i funzionari statunitensi si stanno impegnando con il gruppo islamista in aree di interesse nazionale, come contenere gruppi terroristici, rispettare i diritti delle donne e consentire alle agenzie di aiuti umanitari di operare, ha affermato la Casa Bianca.

Muttaqi ha detto ai giornalisti che le due parti hanno concordato di continuare a sostenere i termini dell’accordo di Doha del 2020, negoziato dall’amministrazione dell’ex presidente Donald Trump. Tale accordo include requisiti che i talebani agiscano per impedire a gruppi terroristici, come Isis-K, di mettere a repentaglio la sicurezza degli Stati Uniti e dei suoi alleati.

L’Isis-K come lascia intendere la variante del nome non è l’Isis che il mondo ha tristemente imparato a conoscere negli ultimi anni. Non è altro che la “fazione del Khorasan”. L’Isis afgano diventa così l’Isis-K, dove K sta per Khorasan, appunto, il nome della regione di provenienza situata al confine tra Pakistan e Afghanistan.

Afghanistan: Talebani e Isis-K

L’obiettivo dell’Isis-K è, come l’Isis siriano, è la formazione di un Emirato Islamico, quindi un califfato nell’Asia meridionale e centrale, su cui imporre un’interpretazione estremamente rigida della sharia, la legge islamica, così come aveva fatto il gruppo madre in Siria e in Iraq. Mentre i talebani puntano alla creazione di un loro emirato all’interno dei confini afghani, l’ISIS-K pensa molto più in grande e si pone come obiettivo quello di fondare un Califfato esteso all’Asia centrale e meridionale.

Talebani e Isis-K nonostante condividano la stessa visione della sharia non hanno alcun tipo di alleanza. Il califfato afghano odia i talebani poiché ancorati all’idea nazionalista di un emirato soltanto afgano e non al sogno del califfato mondiale. Altra differenza sostanziale: per i membri dell’Isis-K l’interpretazione della sharia da parte dei talebani non è sufficientemente rigida, sono considerati dei traditori della “guerra santa” (jihad).

Afghanistan, Talebani e Stati Uniti: l’emirato non aiuterà gli Usa nella lotta all’Isis-k

I funzionari statunitensi in cambio del sostegno dei talebani contro l’Isis-k hanno anche accettato di aiutare l’Afghanistan fornendo vaccini Covid-19 e aiuti umanitari. Il governo talebano ha rifiutato la cooperazione americana nella lotta tra tra talebani e Isis-k:

Siamo in grado di affrontare Daesh (l’Isis) autonomamente – ha assicurato il portavoce dei mullah Suhail Shaheen, ambasciatore designato all’Onu

Il paese dell’Asia centrale potrebbe rimanere un pozzo di soldi per Washington anche dopo che Biden ha posto fine alla guerra più lunga d’America in un ritiro caotico che ha lasciato centinaia di persone morte e migliaia di cittadini statunitensi e residenti permanenti bloccati in balia dei talebani.

Leggi anche: I talebani negano al mondo femminile anche l’istruzione

Tommaso Panza
Salentino, classe 1993. Una laurea in mediazione linguistica. Fondazione Basso(Roma). Amante della lettura e del cinema, in particolare delle opere che raccontano spaccati di realtà. Deciso sin da piccolo a diventare un giornalista.

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