giovedì, Marzo 4, 2021

“Posti letto occupati al 100% da tentativi di suicidio, sono giovani”, l’allarme del Bambin Gesù

Stefano Vicari del Bambin Gesù è preoccupato: "I giovanissimi si tagliano e tentano il suicidio: mai così tanti".

Asia Solfanelli
Asia Solfanelli
Intraprendente e instancabile penna, poliglotta, appassionata lettrice e avida viaggiatrice. Sviscerata amante del cinema. E ultimo, ma non per importanza, eterna studiosa, perché non si finisce mai d’imparare.

Allarme suicidio tra giovanissimi. Per chi li pensa ipnotizzati davanti agli schemi, del cellulare, della tv o del pc, arriva il preoccupante allarme dall’Ospedale di Roma: i giovani soffrono, e molto.

I dati che Stefano Vicari, il responsabile di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma, porta in tavola sono agghiaccianti: da ottobre ad oggi, quindi dall’inizio della seconda ondata, i tentativi di suicidio e autolesionismo sono aumentati del 30%.

Allarme suicidio giovanile, quali sono le cause?

Allarme suicidio giovanile, quali sono le cause?

Stefano Vicari è angosciato:

Mai come in questi mesi, da novembre a oggi, abbiamo avuto il reparto occupato al 100 per cento dei posti disponibili, mentre negli altri anni, di media, eravamo al 70 per cento.

Ho avuto per settimane tutti i posti letto occupati da tentativi di suicidio e non mi era mai successo. Al pronto soccorso si registra un ricovero al giorno per ‘attività autolesionistiche.

Secondo il responsabile del reparto di Neuropsichiatria dell’ospedale di Roma nonché Professore Ordinario dell’Università Cattolica del Sacro Cuore della capitale, a dei malesseri preesistenti è subentrata la pandemia come serio fattore aggravante. Spiega a Huffpost:

Stiamo assistendo a due fenomeni: da una parte, abbiamo gli adolescenti che per autoaffermarsi diventano aggressivi, fanno male agli altri, fanno male ai genitori, si tagliano, diventano intrattabili. Dall’altra, abbiamo i giovani che si chiudono a riccio, si rifugiano nel loro mondo e nella loro stanza e non sappiamo se avranno voglia di uscire fuori da questo guscio, una volta passata la tempesta.

Il fatto è che la pandemia sta facendo aumentare lo stress e lo stress facilita la comparsa di una serie di disturbi, principalmente disturbi d’ansia, disturbi del sonno e depressione.

Aumentano per una serie di fattori: prima di tutto, c’è la paura di ammalarsi che i bambini e i ragazzi ‘respirano’ dentro casa.

Poi c’è l’assenza del gruppo dei coetanei che fa da ammortizzatore. Un adolescente – lo siamo stati tutti e lo sappiamo benissimo – parla poco con mamma e papà. Se deve raccontare un problema preferisce confrontarsi con un amico, con il compagno di banco.

Questa interazione in presenza non c’è più e a distanza non è la stessa cosa.

Leggi anche: Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio: salvare una vita è possibile

Il suicidio, la seconda causa di morte tra giovani

Dopo gli incidenti stradali, il suicidio è la principale causa di morte tra i i giovani di età compresa tra i 12 e i 25 anni. L’autolesionismo è una pratica diffusa da secoli, ma i dati dell’ultimo anno dimostrano un aumento troppo netto, soprattutto tra gli adolescenti, in quell’età in cui si dovrebbe aver solo voglia di vivere, divertirsi e di spensieratezza.

Eppure, ci si fa del male, ci si taglia gli avambracci, le braccia, le gambe e si tenta persino di uccidersi. Il dolore psicologico divenuto fisico alleggerisce, sembra capace di liberare quanti ne vengano soffocati.

Secondo il Prof. Vicari, la scuola, o meglio la sua mancanza, ha avuto un impatto devastante:

Sono convinto che sia proprio l’assenza della scuola ad aver ‘pesato’ così tanto sugli adolescenti.

Continuiamo a pensare che la scuola sia solo didattica: questo è un errore gravissimo. La scuola non può essere vista come luogo di preparazione al mondo del lavoro ma come luogo di formazione del carattere e della conoscenza. All’interno della scuola si cresce culturalmente, ma non solo.

Ci si riscatta, ci si afferma. Anche chi appartiene a contesti umili, tramite la scuola può studiare e riscattarsi.

Se la scuola non c’è, l’affermazione di sé passa attraverso valori negativi: le risse per strada, l’autolesionismo, i litigi violenti, con compagni e genitori.

Reparti psichiatria minorile in Italia: solo 92 posti letto

Contro il suicidio giovanile, reparti psichiatria minorile in Italia: solo 92 posti letto.

Considerando che almeno il 20% dei giovani soffre per un disturbo mentale e che in Italia esistono complessivamente, soltanto, 92 posti letto, è chiaro che abbiamo un problema: non si è in grado di fornire un supporto, un sostegno adeguato.

A Roma i posti letto sono 8, ma nello stivale non mancano zone, si parla persino di intere regioni, in cui questo privilegio non esiste.

Stefano Vicari, aprendo con “Si tratta di una vera e propria emergenza”, cerca di chiarire la serietà e gravità della situazione:

Dove non ci sono posti, i giovani vengono ricoverati in pediatria – accanto magari al bimbo con la bronchite – o in strutture dedicate agli adulti, dove la permanenza non è di certo facile. I disturbi psichiatrici e la loro cura passano ancora in secondo piano.

Basti pensare che, sebbene i disturbi psichiatrici siano più frequenti in età evolutiva, i pediatri non studiano psichiatria nel loro percorso di formazione.

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Suicidio giovanile e la guerra senz’armi degli adolescenti di oggi

Suicidio giovanile e la guerra senz'armi degli adolescenti di oggi.

Di fronte a quanti accusano gli adolescenti di “non star mica combattendo la guerra”, il Prof. del Bambin Gesù fa capire che anche i giovani di oggi stanno affrontando una dura battaglia. Soprattutto coloro che vivono in condizioni economiche non troppo agiate o pesanti situazioni di conflitto in casa, si trovano con le spalle al muro.

Ai ragazzi è stato chiesto di fare uno sforzo enorme in questi mesi: allontanarsi dai propri compagni, dalla propria routine, da tutto quello che prima costituiva il loro mondo.

Quel che è più deplorevole è che proprio accuse come la sopracitata dimostrano quanto gli adolescenti di oggi siano trascurati, o si oserebbe, dimenticati.

Saranno gli adulti di domani, eppure oggi non disponiamo di strumenti adeguati perché possano crescere sereni e affrontare nel modo migliore questo periodo, buio anche per loro.

I ragazzi necessitano di supporto, interventi sulla famiglia e la scuola, nonché il potenziamento delle strutture psichiatriche possono aiutare. Perché come spiega il Dottor Vicari “dalle malattie mentali si guarisce”, “la malattia mentale fa paura, ma solo affrontandola senza pregiudizi si può sconfiggere”.

Anche i giovani di oggi stanno affrontando una guerra, seppure diversa. Diamogli le armi giuste.

Asia Solfanelli
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Intraprendente e instancabile penna, poliglotta, appassionata lettrice e avida viaggiatrice. Sviscerata amante del cinema. E ultimo, ma non per importanza, eterna studiosa, perché non si finisce mai d’imparare.

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