Doppio trapianto di cuore a due pazienti diventati amici in ospedale: “È stata un’operazione unica”

Al Papa Giovanni XXIII di Bergamo due uomini, diventati amici nella sala d'aspetto del reparto di Cardiologia, hanno subìto un trapianto di cuore in contemporanea. L'operazione ha coinvolto 27 professionisti e ridato la vita a due pazienti legati dallo stesso destino.

Giorgia Fazio
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Al Papa Giovanni XXIII di Bergamo un trapianto di cuore in simultanea è diventato il legante per la vita dei due pazienti. Gli uomini, di 59 e 40 anni, infatti, fa sapere il Corriere della Sera, sono diventati amici nel reparto di Cardiologia dell’ospedale, uniti dallo stesso destino.

Entrambi affetti da cardiomiopatia, sono stati seguiti da due equipe guidate dai professori Amedeo Terzi e Samuele Pentiricci, e che hanno coinvolto ventisette persone, tra chirurghi, anestesisti, infermieri, Oss, strumentisti e perfusionisti. I pazienti hanno raccontato dell’incontro prima dell’intervento: “Ci siamo abbracciati e ci siamo fatti gli auguri“.

Doppio trapianto di cuore su due amici

Trapianto di cuore Bergamo

Due uomini di 59 e 40 anni sono diventati amici nelle corsie del reparto di Cardiologia del Papa Giovanni XXIII di Bergamo, uniti da un destino comune. Secondo quanto riporta il Corriere della Sera, infatti, i pazienti si sono conosciuti lo scorso febbraio in ospedale, nel corso delle visite perché entrambi affetti da cardiomiopatia.

Tale patologia compromette il corretto funzionamento del cuore e rende necessario un trapianto. I due, quindi, si sono sempre tenuti in contatto, per aggiornarsi sulle rispettive condizioni di salute. Poi è arrivata la notizia dell’intervento e il destino ha fatto tutto il resto. I protagonisti della vicenda hanno dichiarato:

Qualche giorno fa, quasi in contemporanea, ci siamo scritti per informarci l’un l’altro che il nostro trapianto era programmato per il giorno dopo.

Al nostro arrivo siamo stati messi nella stessa stanza, ci siamo abbracciati e ci siamo fatti gli auguri.

La struttura, infatti, aveva ricevuto prima la disponibilità di un cuore, poi anche quella del secondo, proveniente da un donatore con un gruppo sanguigno raro. L’unico paziente compatibile in Italia era proprio uno dei due amici. A quel punto si è messa in moto una macchina che ha coinvolto professionisti provenienti da tutta l’Italia.

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Come si è svolto il trapianto

Per poter condurre il doppio trapianto di cuore in simultanea si sono messe in moto due squadre, guidate da Amedeo Terzi, direttore del centro trapianti di cuore, e da Samuele Pentiricci, che hanno coinvolto ventisette professionisti tra chirurghi, anestesisti, infermieri, Oss, strumentisti e perfusionisti. Come riporta il Corriere della Sera, terzi ha dichiarato sull’intervento:

È bello che si siano conosciuti in fase di preparazione.

Li ho trovati nella stessa camera quando sono andato a spiegare che intervento avrebbero affrontato.

Alla fine, potevo fare lo stesso discorso a entrambi, parlare all’uno e all’altro allo stesso modo.

Sono stati organizzati, poi, due voli che hanno reso possibile ai cardiochirurghi di raggiungere gli ospedali del Centro e del Sud Italia, dove si trovavano i due donatori. A coordinare il tutto sono stati NiTp, ovvero Nord italian transpland program, e Areu Lombardia. Una volta arrivati i cuori a Bergamo, sono stati condotti gli interventi in parallelo.

Il professor Terzi ha, dunque, commentato: È stata un’operazione unica per le risorse impiegate. Operare in contemporanea aumenta il rischio di errori, quindi abbiamo appeso dei cartelli alle porte per evitare scambi. Terminato il doppio trapianto, il primo paziente a essersi risvegliato è stato il 59enne, che poco dopo ha ritrovato l’amico al suo fianco. Ora sono entrambi in fase di recupero e hanno dichiarato sulla loro esperienza:

Sapere di aver ricevuto un regalo così grande da persone che non conosceremo mai è un gesto per il quale saremo sempre riconoscenti, così come ai professionisti.

È confortante sapere che prima o poi arriverà il tuo turno, se il destino vorrà che sia proprio tu, o un tuo parente o un tuo amico, ad aver bisogno di un organo per sopravvivere e avere una seconda vita.

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