Chi era il cardinale Camillo Ruini: ex presidente della CEI, vicino alla politica italiana

Addio al cardinale Camillo Ruini, ex presidente della CEI e figura di riferimento nella politica di Berlusconi. Il porporato, inoltre, ha incrementato l'aspetto comunicativo della Conferenza Episcopale Italiana e una guida per il centrodestra cattolico.

Giorgia Fazio
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Si è spento ieri, 16 giugno, a 95 anni il cardinale Camillo Ruini, ex presidente della CEI e grande protagonista delle relazioni tra Chiesa e politica, soprattutto durante il periodo berlusconiano. Profondamente anticomunista, il porporato ha rappresentato per il centrodestra, infatti, una delle figure di riferimento.

Durante la sua carriera, il porporato è stato vicino a Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, mentre ha affermato di non sentirsi in linea con le idee progressiste di Francesco. Il cardinale vicario Baldassare Reina ha definito Ruini in grado di lasciare “un segno profondo della sua intelligenza nell’interpretare la presenza dei cristiani nella città“.

Chi era il cardinale Camillo Ruini

Cardinale Camillo Ruini

Il cardinale Camillo Ruini è nato a Sassuolo il 19 febbraio 1931 e, come riporta Repubblica, dopo essersi laureato in Filosofia e Teologia presso la Pontificia università Gregoriana, nel 1954 è stato ordinato sacerdote. Durante gli anni di sacerdozio ha ricoperto vari incarichi, come quello di insegnante di filosofia e teologia e, nel 1983, di vescovo ausiliare di Reggio Emilia, per volontà di papa Giovanni Paolo II.

La sua ascesa è stata inarrestabile. Nel 1986, infatti, è stato eletto segretario generale della CEI, mentre cinque anni più tardi Karol Wojtyla lo ha nominato vicario generale per la diocesi di Roma, poi cardinale e infine presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Quest’ultimo ruolo Ruini lo ha ricoperto fino al 2006, quindi sotto il pontificato di Benedetto XVI. Il cardinale, quindi, vive il momento di massimo impegno durante gli anni di Berlusconi, della nascita del Partito democratico e della fine della Democrazia cristiana.

È il momento in cui la Chiesa inizia a essere protagonista anche in ambito politico e Camillo Ruini rappresenta una delle figure principali in questo senso. Profondamente anti-comunista, il porporato è diventato in poco tempo un punto di riferimento per il centrodestra, attuando una strategia di egemonia culturale definita con il neologismo “ruiniano”.

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La strategia politica del cardinale Camillo Ruini

Il cardinale Camillo Ruini ha avuto una grande influenza non solo in ambito ecclesiastico, ma anche politico. Come fa sapere Repubblica, nel 2005 ha portato la CEI a schierarsi per l’astensione in occasione del referendum sulla procreazione medicalmente assistita, due anni dopo ha mobilitato in piazza San Giovanni in Laterano il primo Family Day, manifestazione cattolica contro il progetto di una legge per regolarizzare le coppie dello stesso sesso.

Ruini, inoltre, ha potenziato l’aspetto comunicativo della CEI, facendo sì che il quotidiano Avvenire entrasse nel dibattito politico e che nascesse la televisione dei vescovi Sat2000. Ha anche promosso il “progetto culturale”, piattaforma di idee e iniziative che fissano i “valori non negoziabili”, quindi vita, famiglia, educazione cattolica, i punti focali della cattolicità.

Per quanto fosse amato dai berlusconiani, il declino dell’era del Cavaliere e di Benedetto XVI ha avuto delle ripercussioni anche sulla carriera del cardinale Camillo Ruini. Sotto il pontificato di Francesco, infatti, il porporato ha dichiarato di non essersi sentito a proprio agio, viste le idee contrastanti rispetto alla Chiesa, mentre in Leone XIV Ruini ha visto una figura più affine al suo modo di pensare.

Il cardinale si è spento ieri, 16 giugno, per motivi di salute che da tempo lo perseguitavano. A dare la notizia sono stati il cardinale vicario Baldassare Reina e il Consiglio episcopale con la Diocesi di Roma. Questa la nota condivisa da Vatican News:

La sua guida pastorale, dal 1991 al 2008 ha lasciato un segno profondo della sua intelligenza nell’interpretare la presenza dei cristiani nella città, unendovi la responsabilità di Presidente della Conferenza episcopale della Chiesa italiana.

Acuto nel discernere le svolte politiche e sociali del Paese, ha considerato fondamentale guidare le transizioni culturali con la fierezza cattolica di essere depositari di un patrimonio di valori da non nascondere, ma da custodire e difendere, adempiendo il suo motto episcopale Veritas liberabit nos.

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