“Sono io”, un corto smaschera la vera faccia del Covid

È stato recentemente premiato come miglior Corto Sperimentale all’International Short Film Festival di Mosca, “Sono io" il corto scritto e diretto da Cyro Rossi con le musiche di Alessandro Calò e gli effetti sonori di Marco Salaris.

Catiuscia Ceccarelli
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Catiuscia Ceccarelli, giornalista e imprenditrice, si occupa di personaggi, interviste, attualità e lifestyle. Segni particolari? Mamma di Matilde
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“Sono io” di Cyro Rossi è a tutti gli effetti un capolavoro avanguardistico, anche se si presenta come un’opera strettamente contemporanea, il gusto neorealistico della regia e dell’interpretazione non sfugge agli occhi dello spettatore. Il lavoro di Rossi riscuote molti consensi in ambito cinematografico, non a caso, è tra i finalisti del ‘Lisbon Film Rendezvous 2020’, ‘Rieti e Sabina Film Festival’ e nella selezione ufficiale del ‘Grounded Film festival 2020’ e del ‘Broadway International Film Festival 2020’ di Los Angeles.

Sono io, un corto che dà voce al Covid

“Sono io” affronta a mani nude il tema del Coronavirus. Il protagonista è il virus in persona. Questo nemico terribile, subdolo ma potente ci sta rovinando la vita e Cyro Rossi in maniera provocatoria e sfidante smaschera le responsabilità reali di chi ha aizzato questa forza distruttiva che risparmia tutti, animali, natura e nuoce solo a un unico bersaglio: l’uomo.

L’umanità è minacciata dai milioni di morti che a livello planetario il nemico invisibile miete: con le sue conseguenze sociali, fisiche ed economiche il Covid-19 scava velocemente nelle nostre vite. Il virus si insinua ovunque, stravolge le nostre abitudini, ridimensiona la nostra importanza, colpisce tutti, non fa distinzioni, risparmia solo i bambini e ci ricorda che è pericoloso e imprevedibile, muta e non si lascia sconfiggere facilmente. Il mondo dopo la pandemia si è radicalmente stravolto a beneficio della natura e di stili di vita sani, ha riportato l’attenzione verso il prossimo, ci ha ricordato che uno sguardo e una mano verso l’altro possiamo tenderli.

Ma chi è veramente il Covid? La risposta è “Sono io”

Il lavoro di Cyro Rossi ci invita a porci una domanda in modo diretto e inequivocabile: chi è il Covid? Perché è venuto? Solo se risponderemo, con un esame di coscienza intellettuale e collettivo, “Sono io” questo nemico sarà meno nemico e potremo finalmente beneficiare di tutto ciò che ci insegna. Perché a pensarci bene il virus ci costringe a debellare il marcio delle nostre abitudini per restituirci una vita autentica che abbiamo dimenticato inseguendo il superfluo. Il virus invece ci costringe all’importanza dell’essenziale. Finalmente attraverso un’opera cinematografica se ne parla in maniera diretta ed esplicita, perché finché non c’è qualcuno a ricordarcelo, e l’arte è sempre il mezzo migliore, continueremo ad auto-assolverci dalle nostre responsabilità. “Sono io” ci ricorda invece che siamo tutti responsabili.

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“Sono io”, l’estro di Cyro Rossi

“Sono io” il corto sul Coronavirus scritto e diretto da Cyro Rossi.

Un video in bianco e nero, senza colore, come la nostra vita alle prese con Covid-19. Il volto in chiaroscuro dell’attore impersonifica il virus, è al centro della scena su uno sfondo nero quasi a non lasciare scampo col suo messaggio netto: ti guarda impunito dritto negli occhi e ti vomita addosso gli effetti collaterali proprio come fa il Coronavirus. Rossi è incalzante in questo, con un crescendo quasi rossiniano di concetti e parole incisive accompagnate dalla musica di sottofondo, molto introspettiva e sinistra, che cuce attorno agli attori un’aura di mistero e indefinito che da sempre avvolge il virus nel nostro immaginario collettivo. Finalmente siamo con le spalle al muro e non possiamo più ignorare la certezza che il Covid siamo noi. Cyro Rossi è stato spontaneamente persuasivo in questo.

“Sono io” un lavoro fuori dagli schemi

“Sono io” ci ricorda le coppie scoppiate, i matrimoni saltati, i rapporti falsi destinati a crollare, le famiglie ritrovate perché costrette in casa a frequentarsi: la nuova società dovrebbe dire grazie a Covid-19 perché è come se ci avesse risvegliato da un torpore che ci alienava. Per il ritmo frenetico e per l’egoismo in cui le nostre società occidentali si riversano, c’è da dire che questo virus è arrivato anche tardi. Senza questo tsunami pandemico avremmo continuato a vivere una vita finta, di corsa, che ci siamo autoimposti per inseguire chissà cosa ma che forse non ci appartiene. La provocazione del corto diretto da Rossi è fertile di riflessioni che ci permettono di fare un esame di coscienza e cercare di carpire l’essenziale da questa oscura realtà.

Finalmente un prodotto nuovo, vero, autentico prefrontale che esce dagli schemi. Forse oggi l’unico modo per affrontare al meglio questa crisi, sociale e umana e non solo sanitaria ed economica. Partire dal bianco e nero per ritrovare colore.

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