Si legge Pd ma non è piattaforma digitale: primarie del 1953

Il popolo delle primarie ha parlato: in tanti sono andati ieri nei seggi allestiti in tutta Italia dal Partito Democratico.

Aldo Torchiaro
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Aldo Torchiaro, giornalista da quando si usavano le macchine da scrivere, si occupa oggi di innovazione digitale, nuovi media, e-democracy.
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Primarie. A sorpresa, rovesciando i pronostici della vigilia e il voto dei congressi ‘tradizionali’ svolti nei circoli, ha vinto Elly Schlein. È lei la nuova segretaria del Pd. Un esito che contraddice quello del voto degli iscritti e segna l’urgenza di un cambio di passo anche nel metodo con cui il Pd sceglie il proprio leader.

Un milione di elettori che hanno incontrato 15.000 volontari. “Una festa per la democrazia”, ha detto Enrico Letta. Lo sentiremo ripetere spesso. E sì, fuor di retorica, lo è. Quando si prende parte ad una scelta collettiva è sempre buon segno. Malgrado le sue liturgie: un percorso stiracchiato per quasi quattro mesi di congressi locali preventivi e infinite polemiche in rete, in tv e sui giornali. Ieri siamo andati anche noi a documentare: file di persone, tra cui molti anziani, ovunque.

Tutti con i documenti alla mano: la tessera elettorale per provare di appartenere a questo o a quel seggio, e un documento di identità. Quindici minuti l’attesa media. Trenta nell’ora di massimo afflusso, in molte città sotto la pioggia. Qualche spicciolo di contribuzione alle spese, con un’offerta minima di due euro. E un foglio da firmare sopra e sotto, per accettazione del regolamento e per la privacy. Un presidente di seggio e un assistente, più qualche volontario che metteva ordine tra moduli, schede da votare, urne di cartone, registri per i verbali e la cancelleria necessaria.

Insomma: una festa della democrazia che si è tenuta nel 2023 come fossimo nel 1953. Non c’è più Togliatti, no. Ma come settant’anni fa, tutti in fila con i documenti in mano, gli ombrelli aperti, i bastoni per gli anziani. Due documenti, doppia firma, i “pieghi bene la scheda”, il “Non faccia vedere come ha votato”, e “Mi raccomando, estenda la crocetta su tutto il nome del candidato”.

Il rito del voto sempre uguale a se stesso, mentre il mondo intorno è cambiato. Davvero non si può far diventare digitale il voto delle primarie? E davvero non c’è oltre al Pd un altro partito che abbia voglia di misurarsi con modalità e dinamiche nuove della democrazia diretta?

Gli antesignani del voto digitale

Agli esordi, la democrazia diretta era il mantra del Movimento Cinque Stelle. Nato nelle piazze dei MeetUp, i pentastellati avevano nella piattaforma Rousseau la matrice digitale della loro democrazia interna. Almeno fin quando, correva l’anno 2019, il Garante per la protezione dei dati personali l’ha definita come non sicura, comminando una multa di 50mila euro all’Associazione Rousseau, guidata dal figlio di Gianroberto, Davide Casaleggio.

Gli addebiti? Non tutelare l’anonimato degli utenti e non salvaguardarli da potenziali manipolazioni del voto espresso. Nel 2020 fu la testata Wired a portare alla luce un errore di configurazione che consentiva di votare due volte.

Con la dinamica innescata nel Movimento dalle rotture di Di Maio prima e Conte poi, si è anche sancito il divorzio con Rousseau. L’associazione esigeva le quote non versate dai parlamentari per circa 450 mila euro (l’accordo finale si è attestato su 250mila), mentre il partito richiedeva i dati degli attivisti posseduti dal database informatico. Dati concessi da Rousseau dopo il diktat del Garante della privacy.

Da lì in poi il M5S targato Conte si è dovuto cercare un altro fornitore di servizi di democrazia digitale. Così ha incontrato la Multicast srl, proprietaria della piattaforma Skyvote. Non è l’unico fornitore del Movimento, che ha messo sotto contratto anche la Isa srl di Viterbo, con l’incarico di gestire la piattaforma per i dati degli iscritti e il sito che gestisce le urne digitali.

Gli attori delle nuove piattaforme

Non c’è solo Skyvote. Oggi possiamo trovare un elenco di provider di servizi elettorali digitali a partire dai motori di ricerca. Startup dai servizi taylor made: tagliati su misura per organizzazioni diverse, si adattano al portafoglio di qualsiasi tipologia di cliente.

Potrebbero tutti sostenere l’impegno di ospitare agevolmente una consultazione come quella delle primarie del Pd. Fornendo anche gli ipad necessari a far svolgere le operazioni di voto ai gazebo, se si volesse mantenere una formula che manifesti la presenza del Pd sul territorio.

Tra quelle che si segnalano c’è Votafacile, la piattaforma di voto digitale “economica, legale, sostenibile e semplice”, come si definisce. Certificata Agid e secondo normativa. Poi troviamo Polyas, che pubblicizza servizi di votazione elettronica di cui si garantisce l’anonimato: “Il voto verrà registrato nell’urna digitale e sarà totalmente disgiunto dall’identità dell’elettore grazie ai token”, spiegano.

C’è VotareDigitale, che i founder descrivono come “piattaforma di voto online sicura, legale e flessibile per ogni tipo di votazione. Realizzata con il supporto di un team di avvocati e commercialisti”. Troviamo VotarePa, che anch’essa “utilizza crittografia avanzata e garantisce il pieno anonimato del voto grazie alla separazione tra registro dei votanti e urne elettorali”. Ed ecco Capterra, che ha lanciato la versione Capterra Italia 2023: “un software avanzato e accessibile, che dimostra l’integrità dei processi democratici e verifica l’accuratezza dei risultati delle votazioni”.

E infine Eligo, “piattaforma web-based di voto elettronico e online, professionale, certificata e semplice da usare”. Quelli di Eligo fanno sapere di aver rilasciato agli inizi di febbraio una nuova versione del software. “La nuova versione, Eligo Next, è stata sviluppata dopo oltre un anno di studi, ricerche, interviste e progettazione collaborativa, per poter meglio rispondere alle sfide della democrazia digitale”, recita un loro comunicato.

Leggi anche: Chi è Elly Schlein, giovane deputata candidata alla segreteria del PD

Primarie, la raccomandazione europea

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Auspicare un passaggio prossimo all’espressione digitale del voto per le primarie non è solo una velleità de Il Digitale. Con la Comunicazione 2030 Digital Compass: the European way for the Digital Decade del 9 marzo 2021, la Commissione europea ha presentato gli indirizzi per La trasformazione digitale dell’Europa entro il 2030.

Tra gli obiettivi dell’UE rientra quello di garantire che entro il 2030 la vita democratica e i servizi pubblici online siano completamente accessibili a tutti, comprese le persone con disabilità, anche attraverso il voto elettronico che incoraggerebbe una maggiore partecipazione dei cittadini alla vita democratica.

Se il Pd vuole dimostrare di avere, oltre al nome, una natura sinceramente democratica, non può avere paura del confronto con la digitalizzazione del voto. E poi l’obiettivo di avvicinare sempre più i giovani alla politica non può prescindere dal padroneggiare tutti gli strumenti che la Rete mette a disposizione. Anche Piattaforma Digitale, del resto, ha per acronimo Pd.

di Aldo Torchiaro

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