Si lavora a un vaccino universale contro tutti i virus. Sarà possibile?

Uno studio pubblicato in preprint da alcuni ricercatori della Virginia, propone una piattaforma innovativa che potrebbe segnare il punto di svolta verso la lotta contro tutte le epidemie.

Clarice Subiaco
Clarice Subiacohttps://medium.com/@ClariceSubiaco
Classe 1986, passato di studi umanistici e presente nel mondo dei dati. In mezzo, esperienze di lavoro come Digital PR, Content Strategist e Project Manager per startup e agenzie internazionali. Ama raccontare l'innovazione che ha un forte impatto sociale.
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I più grandi scienziati di tutto il mondo lo dicono forte e chiaro: ormai non si può più aspettare. Il rischio di nuove pandemie si fa sempre più concreto ed è per questo che è necessario lavorare fin da subito a un vaccino universale contro tutti i Coronavirus.

Negli ultimi 20 anni abbiamo già assistito a gravi 3 epidemie: la Sars nel 2002, la Mers nel 2012 e la pandemia da Covid-19 nel 2020. Alla base della diffusione di questi virus, vi è il famoso “salto di specie”, conosciuto anche come spillover causato dai cambiamenti climatici e dall’invasione dell’uomo degli habitat animali. A questo si aggiunge la globalizzazione che ha reso normali e frequenti i viaggi e gli spostamenti di persone e merci da una parte all’altra del globo, e quindi più facile la trasmissione di malattie.

In questo scenario desolante, vi è uno spiraglio di luce dato dalle più recenti scoperte in ambito scientifico, ma restano ancora alcune difficoltà da superare.

Anthony Fauci: “è arrivato il momento di pensare a un vaccino universale”

Visto che negli ultimi 18 anni abbiamo avuto tre pandemie da coronavirus, è venuto il momento di iniziare a lavorare ora a un vaccino universale per i coronavirus, in modo da essere pronti per la prossima pandemia. 

Queste le parole dell’immunologo Anthony Fauci, direttore del National Institute of Allergy and Infections Diseases, durante la lezione “COVID-19 in 2021: lezioni apprese e sfide rimaste, trasmessa lo scorso 12 marzo sui siti dell’Accademia dei Lincei e dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.

Durante il suo intervento, il consigliere sanitario statunitense, pone l’accento su un aspetto molto importante:

La notizia del 2020 è stato lo sviluppo così rapido di questi vaccini

E aggiunge:

Adesso bisognerà lavorare a vaccini capaci di dare una protezione efficace contro tutti i coronavirus. Questi vaccini universali dovranno essere in grado di proteggere la popolazione mondiale dall’insorgenza di pandemie dovute a vecchi e nuovi coronavirus e alle loro varianti.

Un discorso molto simile a quello pronunciato pochi giorno dopo al Congresso degli Stati Uniti, in cui Fauci, sempre in relazione al vaccino universale aggiunge:

Ci sono molti modi per farlo, disponiamo di nuove e importanti tecnologie di piattaforma e crediamo, ad esempio, di poter applicare la tecnologia mRNA per raggiungere l’obiettivo di ottenere un’ampia risposta contro tutte le possibili varianti

Fauci ha poi detto che si tratta di attività già avviate con l’aiuto dei finanziamenti del Congresso.

Ilaria Capua: “per un vaccino universale serve la termostabilità”

Tuttavia, realizzare un vaccino universale non è semplice. In una lettera pubblicata sulla rivista scientifica Lancet, la direttrice dell’One Health Center of Excellence dell’università della Florida, Ilaria Capua, individua in modo molto netto, qual è il principale limite allo sviluppo del siero:

L’attuale campagna di vaccinazione contro Sars-CoV-2 presenta molte sfide, una delle quali è il mantenimento della catena del freddo per la distribuzione e lo stoccaggio dei vaccini disponibili che vanno conservati a temperature che oggi non permettono una consegna a domicilio o, idealmente, auto-somministrati. Quindi per arrivare al vaccino universale, chiesto da molti Paesi, è necessario sviluppare la termostabilità dei vaccini anti-Covid.

La caratteristica della termostabilità, secondo Capua, è molto importante soprattutto per i Paesi in via di sviluppo che non possono permettersi i costosi sistemi di refrigerazione disponibili invece nel mondo sviluppato:

Forse investire nei bisogni globali, che includono le necessità delle persone più povere, avrebbe giovato all’intera umanità nell’affrontare la pandemia Covid-19. Ora è il momento di ridefinire le priorità dei urgenti nello sviluppo dei vaccini che sono essenziali per sfruttare appieno il potere delle campagne di immunizzazione in diverse circostanze da quelle epidemiologiche, geografiche e logistiche

Gli scienziati su Nature: “Dopo la Sars abbiamo perso interesse” 

Gli studi per un vaccino universale non sono però una novità. In un articolo scientifico della rivista Nature, gli scienziati Luca T. Giurgea, Alison Han e Matthew J. Memoli, già a maggio scorso, mettevano in luce un evidente limite nello studio del vaccino universale:

Dopo l’epidemia di SARS, abbiamo perso interesse e non siamo riusciti a completare lo sviluppo di un vaccino da utilizzare in caso di epidemia ricorrente. Non dobbiamo ripetere lo stesso errore. 

Una mancanza di interesse, dunque, che oggi va superata con urgenza per poterci assicurare una protezione anche da epidemie future:

Dobbiamo lavorare per un vaccino universale contro il coronavirus con un’ampia protezione contro un numero diversificato di coronavirus. (…) Questi studi saranno assolutamente necessari per noi per progettare in modo intelligente vaccini efficaci non solo contro il SARS-CoV-2 ma anche contro altri coronavirus che potrebbero emergere in futuro. Se il lavoro sull’influenza può servire da lezione, un vaccino universale contro il coronavirus non sarà facile da sviluppare, ma se non iniziamo a lavorarne uno adesso, ci troveremo in una situazione simile durante la prossima epidemia.

Dall’Università della Virginia arriva la svolta verso il vaccino universale

L’appello è stato raccolto da alcuni ricercatori che proprio poche settimane fa hanno pubblicato in preprint, quindi in bozza, uno studio che lascia intravedere buone speranze.

La piattafirma vaccinale elaborata dai ricercatori Steven L. Zeichner dell’UVA Health e Xiang-Jin Meng del Virginia Techha, ha impedito ai maiali di ammalarsi di diarrea virale suina, causata da una tipologia di Coronavirus. Il vaccino sperimentale di Zeichner e Meng utilizza un sistema innovativo basato sulla sintetizzazione di DNA che ha lo scopo di “trasportare” un pezzo del virus che può “istruire” il sistema immunitario su come produrre una risposta immunitaria protettiva.

Tale sistema potrebbe aiutare a prevenire altri tipi di Coronavirus come il raffreddore e avrebbe numerosi vantaggi che permetterebbero di superare gli ostacoli che abbiamo visto nei vaccini in uso attualmente, come la termostabilità. La formulazione sarebbe infatti facile da immagazzinare e trasportare e potrebbe essere prodotta in grandi quantità utilizzando fabbriche esistenti. Inoltre la produzione sarebbe più economica e ogni dose avrebbe un costo molto contenuto di circa 1 dollaro:

La nostra nuova piattaforma offre un nuovo percorso per produrre rapidamente vaccini a un costo molto basso che possono essere fabbricati in strutture esistenti in tutto il mondo, il che dovrebbe essere particolarmente utile per la risposta alle pandemie

dice Zeichner.

Lo studio deve essere ancora sottoposto a peer-review e sono necessari ulteriori test, prima che possa essere autorizzato dai vari organi di regolamentazione dei farmaci. Tuttavia, gli scienziati si dicono molto soddisfatti della piattaforma elaborata. Se gli ulteriori approfondimenti e i test sull’uomo saranno positivi, il vaccino universale potrà essere presto una realtà e scongiurare il rischio di nuove pandemie.

Leggi anche: Batteri resistenti: nel mondo faranno più morti del Covid-19?

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