Sanremo, Elena Cecchettin contro Mare fuori: “Sulla violenza di genere frasi da baci perugina”

Elena Cecchettin contro la banalità del discorso sulla violenza di genere a Sanremo 2024 interpretato dal cast di "Mare fuori": "Non si parla di patriarcato, cultura dello stupro, mascolinità tossica".

Ilaria De Santis
Ilaria De Santis
Classe 1998. Esperta in Editoria e scrittura, è molto attenta ai dettagli, scrive poesie e canzoni ed è appassionata di musica, serie TV e sceneggiatura. “In tristitia hilaris, in hilaritate tristis”.
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Elena Cecchettin ha criticato il discorso portato in scena dagli attori di Mare fuori a Sanremo, a cura dello scrittore e fumettista Matteo Bussola che aveva come focus la violenza di genere. Nella performance interpretata dagli attori vengono presentate le “nuove parole dell’amore”. Quali sono? Ascolta, Accogli, Accetta, Impara, Verità, Accanto, No, Insieme: eccoli i concetti chiave per una relazione sana espressi nel discorso scritto da Matteo Bussola.

Queste parole sono state ritenute banali da Elena Cecchettin, che sul suo profilo Instagram, nella giornata di ieri, non ha risparmiato la sua critica: “Non si poteva fare di meglio”?. Ripercorriamo i tratti salienti della performance oggetto di polemica.

Le parole degli attori di Mare fuori a Sanremo

Giovanna Sannino ha introdotto la prima parola Ascolta: “Non trattare mai una donna con sufficienza o con fastidio neanche quando ti sembra che si stia lamentando di qualcosa, perché c’è differenza tra lamentarsi di te e lamentarsi con te”. Matteo Paolillo ha poi continuato: Accogli è la seconda parola. Nessuno si merita la violenza di dover aderire ad aspettative altrui, di essere considerato troppo o troppo poco. Tutti noi abbiamo il diritto non a sentirci amati nonostante, ma ad essere amati”.

Successivamente Yeva Sai: “Accetta è la terza. Non sempre l’amore dura e dopo un percorso condiviso può succedere di dover spezzare un cuore, pur di non spezzare noi stessi, perché siamo al mondo per fiorire, non per appassire all’ombra di rapporti in cui non ci riconosciamo più”. Il quarto a parlare è stato Domenico Cuomo: Impara è la quarta parola. L’amore è un lavoro e impararlo è forse la cosa più importante per la quale siamo qui. Ci riusciremo solo con un’applicazione quotidiana, tu insegni le tue parole e lei insegna le tue, fino a quando non inventerete le vostre”.

Antonio D’Aquino ha invece affermato: “Verità è la quinta. Abbandoniamo gli stereotipi del vero uomo e della vera donna, per ambire a essere uomini veri e donne vere“. Poi è stato il turno di Francesco Panarella: “Accanto è la sesta. Una coppia non si fonda sull’attribuire ruoli ma sul condividerli, non sul tracciare confini, ma sullo starsi accanto. A volte perfino sull’attendersi, accettando anche momenti di silenzio in cui ti pare non stia succedendo niente”.

La settima è stata pronunciata da Maria Esposito: “Poi c’è No, una parola dura ma che dobbiamo riuscire a pronunciare, che stabilisce il perimetro della nostra volontà, e rende chiaro che l’amore non deve c’entrare mai con il possesso. Per questo a volte No è la più alta dichiarazione d’amore che si possa fare“. Ha concluso Massimiliano Caiazzo: “Insieme è l’ottava. Ciò che conta è che ricominciamo a guardare gli uni negli occhi degli altri. Quello che sceglieremo di vedere dipenderà solo da noi”.

Cosa ha affermato Elena Cecchettin dopo il discorso sulle ‘nuove parole dell’amore’?

Elena Cecchettin non ha apprezzato il discorso portato sul palco dell’Ariston dagli attori di Mare fuori. Infatti, la giovane studentessa, sorella di Giulia Cecchettin, ha postato una storia sul suo profilo Instagram in cui ha espresso la sua chiara opinione: Le frasi ascoltate su quel palco sono roba da Baci Perugina. E soprattutto, sono frasi sull’amore. Ma l’amore non ha niente a che vedere con la violenza maschile. Non si poteva fare di meglio?”.

Elena Cecchettin ha ripreso le parole della scrittrice e attivista Carlotta Vagnoli, che ha criticato il ‘siparietto’ portato all’Ariston sul tema della violenza di genere: Qui non si parla di patriarcato, di cultura dello stupro, di violenza maschile contro le donne, di mascolinità tossica, di sistematicità del fenomeno. È un concentrato di privilegio maschile”.

Leggi anche: L’Università di Padova conferisce la laurea a Giulia Cecchettin: “Hai aperto uno squarcio nelle coscienze”

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Classe 1998. Esperta in Editoria e scrittura, è molto attenta ai dettagli, scrive poesie e canzoni ed è appassionata di musica, serie TV e sceneggiatura. “In tristitia hilaris, in hilaritate tristis”.
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