Un nuovo studio clinico internazionale, OrigAMI‑4, apre prospettive incoraggianti nel trattamento di alcune forme particolarmente aggressive di tumore della testa e del collo, spesso resistenti alle terapie convenzionali. I risultati della ricerca, riportati dal “The Guardian”, evidenziano come una terapia sperimentale iniettabile, denominata amivantamab, sia in grado di ridurre significativamente o, in alcuni casi, eliminare completamente le masse tumorali in pazienti che non rispondevano più ai trattamenti standard, inclusi chemioterapia e immunoterapia.
Lo studio ha coinvolto 102 pazienti affetti da tumori della testa e del collo in fase avanzata, recidivata o diffusi e i risultati di questo trial clinico sono stati presentati ufficialmente all’ASCO, il congresso annuale della American Society of Clinical Oncology, il più importante appuntamento mondiale per l’oncologia.
Sebbene non si tratti di una terapia risolutiva per tutte le forme di cancro, i dati raccolti sono un segnale particolarmente significativo per una categoria di pazienti che dispone di opzioni terapeutiche estremamente limitate. Resta ora da comprendere in che modo amivantamab riesca a colpire e contrastare cellule tumorali che hanno dimostrato di sfuggire ai trattamenti tradizionali, aprendo la strada a possibili innovazioni nel panorama della lotta contro i tumori.
La terapia sperimentale iniettabile contro i tumori: che cos’è amivantamab

L’amivantamab è una terapia antitumorale somministrata con una piccola iniezione sottocutanea, non un vaccino preventivo come quelli usati contro le infezioni. La sua particolarità è l’azione su tre fronti: blocca il recettore EGFR, ostacola la via MET, che le cellule tumorali usano spesso per sfuggire alle cure, e aiuta il sistema immunitario ad attaccare il tumore.
Secondo Kevin Harrington, professore di terapie biologiche contro il cancro all’Institute of Cancer Research di Londra, si tratta di risposte “straordinariamente forti” in pazienti il cui tumore era ormai resistente sia alla chemioterapia sia all’immunoterapia. Le sue parole, riportate dal “The Guardian”:
Sono risposte senza precedenti nei pazienti la cui malattia è diventata resistente sia alla chemioterapia che all’immunoterapia.
È un gruppo di pazienti per i quali le opzioni di trattamento sono estremamente limitate, quindi vedere questo livello di beneficio è molto sorprendente.
Questo trattamento ha il potenziale per beneficiare molte migliaia di pazienti ogni anno.
I risultati dello studio sul vaccino che sconfigge i tumori
La ricerca ha coinvolto 11 Paesi e si è concentrata su persone con tumori tornati dopo le cure o già diffusi. Tra i 102 pazienti studiati con tumore testa-collo, 28 hanno ottenuto una riduzione significativa della massa tumorale e 15 una scomparsa completa. I ricercatori hanno inoltre riferito segnali simili anche in pazienti con tumore del polmone.
L’analisi si è concentrata su tumori della testa e del collo non legati all’HPV, in genere più difficili da trattare. La sopravvivenza mediana complessiva dopo l’inizio della terapia è stata di 12,5 mesi, un dato considerato incoraggiante in una popolazione con prognosi sfavorevole.
Inoltre, il trattamento viene somministrato una volta ogni tre settimane e, sempre secondo i dati riportati, gli effetti collaterali sono stati per lo più lievi o moderati. Meno di un paziente su dieci ha dovuto interrompere la cura. Kristian Helin, amministratore delegato dell’ICR, secondo quanto riporta “The Guardian”, ha dichiarato:
Questo studio dimostra come lo sviluppo di nuovi trattamenti attraverso una rigorosa ricerca sul cancro possa portare a progressi significativi, anche per i pazienti con opzioni di trattamento molto limitate.
Il raggiungimento di questo livello di risposta tumorale e l’incoraggiamento dei risultati di sopravvivenza in un gruppo così difficile da trattare rappresenta un significativo passo avanti.
La nuova iniezione sperimentale apre nuove speranze nel panorama della ricerca oncologica: l’amivantamab è ancora in fase di sperimentazione per questa specifica indicazione, ma lo studio mostra che anche tumori molto aggressivi possono diventare vulnerabili con approcci nuovi e innovativi.
Leggi anche: Arriva il vaccino che previene l’Alzheimer: quando i testi sulle persone?

