Alcuni tumori possono essere frenati grazie a una nuova molecola sperimentale che sfrutta la perdita di un gene. In particolare, riporta “Mondosanità”, una ricerca condotta da Jill Zimmerman e pubblicata su “Nature Chemical Biology” ha dimostrato quanto siano centrali gli errori che si accumulano nel DNA del paziente.
Il team di ricercatori ha sviluppato un inibitore selettivo della tankirasi 2, proteina fondamentale nelle cellule tumorali impoverite della proteina tankirasi 1, ed è emerso che la molecola riesce a frenare un segnale di crescita nei modelli tumorali con questa vulnerabilità. Nonostante lo studio sia ancora in fase preclinica rappresenta un passo in avanti in un percorso che sta generando nuove sperimentazioni.
Una nuova frontiera per i tumori?

I tumori possono diventare più aggressivi se accumulano errori nel proprio DNA. Va sottolineato, però, che nel corso della crescita le cellule malate possono perdere geni e funzioni, affidandosi ai meccanismi che sono rimasti disponibili. A fare luce su queste dipendenze, come riporta “Mondosanità”, è una ricerca condotta da un gruppo di ricercatori guidato da Jill Zimmerman.
Il team ha sviluppato un inibitore selettivo della tankirasi 2, che ha mostrato la capacità della proteina di frenare un segnale di crescita nei modelli tumorali vulnerabili. Va immaginato, infatti, che le cellule abbiano due sistemi che svolgono compiti sovrapponibili, almeno in parte. Se uno dei due viene meno, l’altro può compensare, ma ciò rende la cellula, per l’appunto, vulnerabile.
Per interrompere la funzione che si è attivata è necessario bloccare il sistema rimasto. Nel caso specifico dello studio, i ricercatori hanno lavorato sulla perdita di materiale genetico sul braccio corto del cromosoma 8, dove si trova il gene della tankirasi 1, la cui riduzione può rendere le cellule tumorali dipendenti dalla tankirasi 2. Gli scienziati hanno sfruttato questa differenza per limitare l’attività tumorale, lasciando più capacità di compensazione alle cellule che conservano TNKS1.
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A cosa serve lo studio?
Per capire l’importanza dello studio è bene comprendere, prima, la funzione delle tankirasi. Esse contribuiscono al funzionamento della via WNT, una rete di comunicazione cellulare frequentemente alterata nei tumori. “Mondosanità” sottolinea che questo sistema agisce anche sulle cellule normali, dunque interferire con la sua attività potrebbe provocare tossicità.
Di conseguenza, i ricercatori hanno provato a rendere l’intervento dipendente dalle caratteristiche genetiche della cellula malata. I risultati dello studio hanno mostrato che l’inibitore ha frenato la crescita delle cellule con perdita parziale o completa di TNKS1, senza modificare quella delle cellule che ne conservavano quantità normali.
L’utilizzo pratico della ricerca si ha nella caratterizzazione molecolare, quando può orientare una decisione terapeutica. Approfondendo le implicazioni diverse che una stessa alterazione può avere, lo studio amplia le prospettive di analisi. Nello studio delle rinunce del tumore, delle funzioni perse e delle dipendenze che ne derivano i ricercatori cercano nuovi modi per mettere alle strette le cellule malate, evidenziando il modo in cui il vantaggio osservato possa diventare un beneficio clinico.
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