Medicina nucleare, premiate le nuove prospettive per curare i tumori cerebrali

La dottoressa Anna Lisa Martini ha vinto il Premio per la miglior comunicazione orale grazie alla sua ricerca. Con lo studio condotto, infatti, ha analizzato le reazioni dei tumori cerebrali all'utilizzo di un nuovo radiofarmaco.

Giorgia Fazio
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La dottoressa Anna Lisa Martini ha ricevuto, durante il XVII congresso nazionale dell’Associazione Italiana di Medicina Nucleare, il Premio per la migliore comunicazione orale. Apprezzato lo studio avviato dalla professionista nel 2024, che ha restituito dati preliminari importanti per l’impiego di un innovativo radiofarmaco nei tumori cerebrali primitivi e metastatici.

Si tratta, infatti, di una scoperta rilevante nell’ambiente medico, sottolinea La Nazione, in quanto lo studio ha osservato non solo la massa, ma anche il microambiente tumorale, ossia le cellule e le strutture che circondano e sostengono la crescita del tumore.

La dottoressa Anna Lisa Martini ha, quindi, sostenuto che questo approccio, noto come teragnostica, potrebbe consentire in futuro di colpire con precisione molecolare il microambiente tumorale cerebrale.

Premio medicina nucleare alla dottoressa Martini

Medicina nucleare

Si tratta di un importante riconoscimento quello ricevuto dalla dottoressa dell’ospedale Santo Stefano di Prato Anna Lisa Martini, a cui è stato consegnato il Premio per la migliore comunicazione orale, in occasione del XVII congresso nazionale dell’Associazione Italiana di Medicina Nucleare.

Il convegno si è svolto a Bari a fine maggio e ha riunito i principali esperti italiani del settore. A consegnare il premio è stata, come riporta La Nazione, la presidente AIMN Maria Luisa De Rimini, nel corso del congresso con tema “Mediterraneo di connessione, salute, innovazione e sostenibilità”.

Lo studio premiato porta il titolo Comparing FAPI and FET PET in Gliomas and Brain Metastases: Early Insights into Tumor Microenvironment Imaging from an Italian Multicenter Study ed è stato svolto dal gruppo di ricerca della SOC medicina nucleare, diretta dal dottor Stelvio Sestini, e composto dalla dottoressa Anna Lisa Martini, dal dottor Iashar Laghai, dal dottor Gianfilippo Bianciardi, dalla dottoressa Manjola Dona, dal dottor Andrea Leo, dal fisico nucleare Luca Fedeli e dalla radiochimica Elisa Landi.

A collaborare nella ricerca è stato anche l’Irccs Irst Dino Amadori di Meldola, coordinato dalla dottoressa Federica Matteucci, insieme alle colleghe Paola Caroli, Manuela Monti e Valentina Di Iorio. Al centro di questo studio rivoluzionario c’è l’analisi degli esiti che l’impiego di un innovativo radiofarmaco, il gallio-68 FAPI, ha nei tumori cerebrali primitivi e metastatici.

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Importanti novità per la medicina nucleare

La principale novità che presenta lo studio Comparing FAPI and FET PET in Gliomas and Brain Metastases: Early Insights into Tumor Microenvironment Imaging from an Italian Multicenter Study riguarda la capacità di osservare non solo la massa, ma anche il microambiente tumorale, cioè l’insieme delle cellule e delle strutture che circondano e sostengono la crescita del tumore.

Nello specifico, sottolinea La Nazione, i risultati preliminari di questa ricerca, avviata nel 2024, mostrano come la PET con il radiofarmaco gallio-68 potrebbe offrire prestazioni superiori rispetto ai metodi di neuroimaging disponibili attualmente, consentendo di individuare in modo precoce le neoplasie cerebrali e di ottenere informazioni utili per definirne l’aggressività. La dottoressa Anna Lisa Martini ha commentato lo studio:

L’elevata concentrazione del radiofarmaco nelle lesioni tumorali, particolarmente marcata nelle metastasi cerebrali, apre un’ipotesi terapeutica concreta.

Sostituendo il gallio-68, utilizzato per l’imaging diagnostico, con il lutezio-177, impiegato a scopo terapeutico, sarebbe possibile veicolare in modo mirato la radioterapia direttamente verso le cellule che sostengono il tumore.

Questo approccio, noto come teragnostica, rappresenta una delle frontiere più avanzate della medicina nucleare e potrebbe consentire in futuro di colpire con precisione molecolare il microambiente tumorale cerebrale.

Questa ricerca, quindi, potrebbe rappresentare un importante passo avanti nella diagnosi e nella terapia dei tumori del sistema nervoso centrale, oltre che dare un contributo notevole nell’ambito della medicina nucleare.

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