Tumore al polmone, trovata una nuova terapia che riduce il rischio di progressione del 37%

Nel corso dello studio di fase 3 Destiny-Lung04 è stata analizzata la terapia trastuzumab deruxtecan, che riduce il rischio di progressione del tumore al polmone del 37%. Un passo avanti rispetto alla standard chemioterapia.

Giorgia Fazio
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Si accendono nuove speranze per i soggetti che presentano un tumore al polmone, grazie alla terapia trastuzumab deruxtecan. “Ansa” specifica che i pazienti coinvolti direttamente sono quelli affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule avanzato con mutazione del gene Her2.

La nuova terapia è stata confrontata con la più tradizionale chemioterapia ed è stata riscontrata una sopravvivenza di 14,3 mesi rispetto ai soliti 8,3. Le analisi sono state condotte nel corso dello studio di fase 3 Destiny-Lung04, che a differenza delle fasi iniziali offre dei risultati molto più solidi.

Nuova terapia contro il tumore al polmone

Lo studio internazionale di fase 3 Destiny-Lung04 sta avendo un ruolo importante per quanto riguarda la cura del tumore al polmone. Nel corso della ricerca, riporta “Ansa”, sono stati osservati gli effetti della terapia trastuzumab deruxtecan sui soggetti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule avanzato con mutazione del gene Her2.

La nuova terapia è stata confrontata con la più canonica chemioterapia con doppietta platino-pemetrexed più pembrolizumab, ottenendo i seguenti esiti. Innanzitutto, il tasso di risposta obiettiva è stato del 70%, rispetto al 44,5% con pembrolizumab più chemioterapia. In generale, il profilo di sicurezza di trastuzumab deruxtecan è risultato coerente con il profilo già noto e non sono stati identificati nuovi segnali di sicurezza.

In secondo luogo, la sopravvivenza libera da progressione mediana della patologia ha raggiunto i 14,3 mesi in confronto agli 8,3 mesi della terapia standard. A commentare la scoperta è stata Silvia Novello, presidente di Walce, Women against lung cancer in Europe, e responsabile dell’Oncologia medica presso l’Aou San Luigi Gonzaga di Orbassano. Queste le sue parole riportate su “Ansa”:

Ogni anno in Italia vengono stimati circa 45.000 nuovi casi di carcinoma polmonare.

Il tumore del polmone non a piccole cellule con mutazione di Her2 è una patologia aggressiva, per la quale gli attuali standard di cura in prima linea hanno scarsa efficacia e molti pazienti presentano progressione di malattia entro un anno dall’inizio del trattamento.

Con un tasso di risposta obiettiva del 70% e una sopravvivenza libera da progressione mediana di 14,3 mesi, trastuzumab deruxtecan ha sicuramente le caratteristiche per diventare una nuova opzione di cura di prima linea per questi pazienti.

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Come funziona la terapia contro il tumore?

Tumore al polmone

Il dato sorprendente emerso dallo studio su tale terapia è, quindi, che essa riduce il rischio di progressione di tumore al polmone del 37%. Antonio Passaro, direttore della Divisione di Oncologia Toracica all’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano, ha spiegato meglio come ciò avviene. Ecco la sua dichiarazione che ha ripreso “Ansa”:

Circa il 4% dei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule presenta la mutazione della proteina Her2.

Trastuzumab deruxtecan combina un anticorpo monoclonale con un agente citotossico ed è altamente selettivo per le cellule tumorali, riducendo al minimo i danni alle cellule sane circostanti e aumentando l’efficacia del trattamento nei pazienti con tumore con mutazione di Her2.

“healthy.thewom.it” spiega che Her2 è una proteina coinvolta nei segnali che regolano la crescita e la sopravvivenza delle cellule. Alcune alterazioni del gene corrispondente possono sostenere la proliferazione tumorale e diventare un bersaglio terapeutico. In questo contesto, la terapia appartiene alla categoria dei congiunti anticorpo-farmaco.

Dunque, un anticorpo riconosce Her2 sulla cellula tumorale e trasporta al suo interno un agente citotossico, così da concentrare l’azione antitumorale sulle cellule che esprimono il bersaglio. Il trattamento raggiunge così altri tessuti, anche se gli effetti indesiderati restano possibili, in quanto la voce “profilo di sicurezza in linea con quello noto” indica che nella sperimentazione non sono emersi nuovi segnali.

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L’importanza dello studio

Il trattamento è stato rilevato nel corso dello studio di fase 3 comparativo Destiny-Lung04, che offre delle evidenze più solide rispetto alle sperimentazioni iniziali. I risultati ottenuti sono i seguenti: il tasso di risposta obiettiva è stato del 70,0%, rispetto al 44,5% della terapia standard.

Questo indica, sottolinea “healthy.thewom.it”, la quota di pazienti nei quali le lesioni tumorali si sono ridotte secondo criteri prestabiliti. La sopravvivenza libera da progressione, invece, rappresenta il tempo in cui la malattia non ha mostrato un peggioramento documentato.

Il contesto in cui tale malattia potrebbe essere applicata, va sottolineato, è relativo ai tumori nei quali la mutazione è stata identificata con test adeguati. Dunque, la rilevanza del risultato è strettamente connessa con la medicina di precisione. In aggiunta, uno studio di fase 3 rilascia dei dati rilevanti, ma che necessitano ugualmente di un’osservazione più lunga e una valutazione di efficacia, tossicità e impatto quotidiano del trattamento.

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