Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Cell e codiretto da Clare Weeden sul tumore al polmone ha evidenziato un’impronta ematica che consentirebbe di prevedere il rischio di contrarre questo tipo di cancro cinque anni prima della diagnosi. Come riporta Repubblica, la ricerca potrebbe essere rivoluzionaria per la realizzazione di farmaci preventivi.
La “firma” nel sangue sarebbe composta da 14 proteine e consentirebbe di intervenire in tempo su quella che, in Italia, è tra le prime cause di morte per gli uomini e tra le principali per le donne. Per quanto riguarda la sopravvivenza, infatti, quella media è di 5 anni dalla diagnosi, spesso perché il tumore viene diagnosticato in ritardo.
Una “firma” nel sangue può prevenire il tumore al polmone
I ricercatori del Francis Crick Institute e dell’University College London hanno pubblicato il proprio studio sul tumore al polmone sulla rivista scientifica Cell. È stato scoperto, infatti, che un’impronta ematica, composta da 14 proteine, può prevedere il rischio di cancro ai polmoni 5 anni prima della diagnosi. A codirigere lo studio, come riporta Repubblica, è stata Clare Weeden, responsabile del laboratorio Walter and Eliza Hall Institute of Medical Research, a Melbourne, in Australia.
Si tratta di un passo rilevante nello studio, in quanto può comportare la realizzazione di farmaci preventivi, ma non solo. Se si prendono in considerazione i programmi di screening per il tumore al polmone, infatti, si nota che questi sono riservati solo a casi ad alto rischio. Dunque, il fine della ricerca è quello di garantire una diagnosi precoce della malattia a una popolazione più ampia.
La premessa iniziale, a questo punto, è che tutte le persone, con l’avanzare dell’età, accumulano cellule con mutazioni cancerogene e, nonostante i tumori si basino su tali mutazioni per svilupparsi, la ricerca attualmente dimostra come le cellule mutate da sole sono sufficienti a innescare l’insorgenza del cancro.
A fare la differenza è l’ambiente cellulare che, è stato dimostrato, come l’inquinamento atmosferico favorisca il cancro causando un’infiammazione e risvegliando cellule dormienti con mutazioni. Per tale motivo, gli studiosi hanno deciso di individuare un indicatore di infiammazione che possa prevedere il cancro ai polmoni, superando le ricerche condotte esclusivamente su età e stile di vita del paziente.
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Come si è svolto lo studio

Lo studio è stato condotto analizzando le proteine del plasma sanguigno di oltre 48mila partecipanti. Nello specifico, sottolinea Repubblica, sono stati utilizzati i dati corrispondenti dei registri dei tumori per comprendere chi successivamente avesse sviluppato un tumore al polmone. In seguito, oltre all’età, allo stato di fumatore e alla storia pregressa di malattie polmonari, l’algoritmo di apprendimento automatico ha identificato 14 proteine chiave nel sangue.
Così è possibile predire una futura diagnosi di tumore al polmone, entro 5 anni. I ricercatori si sono mossi convalidando tale impronta ematica in otto set di dati, provenienti da tutto il mondo, scoprendo che il numero delle proteine era maggiore in coloro che hanno sviluppato un cancro ai polmoni in tutti gli studi, compresi non fumatori.
Ciò vuol dire che questa “firma” non previene il tumore, ma riflette un ambiente polmonare infiammatorio alterato che precede il cancro. Il punto di forza dello studio è stato sottolineato da Weeden, la quale ha dichiarato quanto ripreso da Repubblica:
Il nuovo studio potrebbe portare ad approcci di screening più inclusivi ed efficaci per le persone in tutto il mondo.
Capire chi è a rischio di sviluppare un tumore è il Santo Graal della medicina preventiva oncologica.
Questo studio di fattibilità offre nuove idee che potrebbero colmare questa lacuna di conoscenza fondamentale.
Questi risultati ci avvicinano a un futuro in cui sarà possibile un intervento precoce, ancor prima che il cancro abbia la possibilità di svilupparsi.
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Il futuro del tumore al polmone
La ricerca pubblicata su Cell, quindi, rappresenta un rivoluzionario passo in avanti nell’ambito dello studio scientifico sul tumore al polmone. Charlie Swanton, direttore della ricerca clinica e responsabile del gruppo principale al Crick, professore di oncologia all’Ucl e ricercatore principale per TRACERx, ha dichiarato quanto ripreso da Repubblica:
Trovare un segnale per uno stato infiammatorio nei polmoni ci ha fornito informazioni su questa finestra di opportunità, quando il trattamento preventivo potrebbe funzionare meglio.
Questo lavoro supporta un’idea relativamente nuova nel settore, ovvero che alcune comuni malattie legate all’età, causando un elevato carico di malattia nella comunità, condividono uno stato infiammatorio presintomatico comune.
Pensiamo che questa firma genetica in futuro possa aiutare a prevedere e prevenire il cancro ai polmoni e altre malattie polmonari.
Sull’importanza dello studio si è espresso anche Giorgio Valabrega, professore di Oncologia medica Università di Torino, che ha commentato:
Ha identificato una firma proteica plasmatica legata alla espressione di IL-1beta in modelli preclinici murini che è predittiva di sviluppo di tumori Nsclc.
La validazione di questa firma plasmatica è stata effettuata retrospettivamente su campioni di pazienti arruolati in uno studio di prevenzione primaria con un farmaco inibitore di Il 1beta.
È estremamente rilevante che l’effetto del farmaco in termini di prevenzione di insorgenza di Nsclc sia stato molto maggiore nella popolazione con la presenza della firma plasmatica.
Quindi ritengo che lo studio pubblicato su Cell ponga le basi per promettenti studi di prevenzione farmacologica dell’insorgenza di questa forma di tumore.

