Si aprono nuove prospettive per la cura dei tumori nei cani, ma anche negli esseri umani. Uno studio condotto presso l’Università Statale di Milano sta testando il farmaco basato sulla molecola OncoFAP glidotin, testato per la prima volta in fase I e II.
Come fa sapere Ansa, il farmaco riesce a colpire le cellule tumorali in modo selettivo, così da ridurre gli effetti collaterali sui tessuti sani. I dati positivi ottenuti dalla ricerca fanno pensare a importanti novità sia per la cura degli amici a quattro zampe, sia delle persone.
Vediamo meglio tutto quello che c’è da sapere su questo nuovo farmaco, in che modo può salvare la vita dei cani e quali sono le speranze che possa approdare anche nella medicina umana.
Il farmaco contro i tumori dei cani

È stato pubblicato sul Journal of Medicinal Chemistry ed è stato condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università Statale di Milano lo studio su una molecola sperimentata nel caso di tumori aggressivi spontanei nei cani. Nello specifico, riporta Ansa, a guidare la ricerca clinica è stato il dipartimento di Medicina Veterinaria e Scienze animali della Statale, con il contributo dell’azienda farmaceutica Philochem, scopritrice e titolare del farmaco sperimentale.
Quest’ultimo si basa sulla molecola OncoFAP glidotin ed è testato per la prima volta in uno studio clinico di fase I e II, in grado di colpire le cellule tumorali in modo selettivo, riducendo gli effetti collaterali sui tessuti sani. Ciò che differenzia il farmaco dalle chemioterapie tradizionali, che agiscono sulle cellule in rapida proliferazione, è l’utilizzo del vettore OncoFAP, per l’appunto.
Esso è capace di legare in modo selettivo la proteina FAP, Fibroblast Activation Protein, presente in molti tumori, sia umani che animali, ma non rilevabile nei tessuti sani. A questo vettore, poi, si possono unire vari tipi di molecole, come farmaci citotossici e radionuclidi.
In tale studio specifico, OncoFAP ha il fine di veicolare il farmaco chemioterapico MMAE, Monometil Auristatina E, a cui è coniugato tramite il linker peptidico Glicina-Prolina, cioè il “legante” glidotin. L’obiettivo del linker è quello di rilasciare MMAE in modo selettivo nel tumore, una volta che il vettore si sia legato alla proteina bersaglio FAP.
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I dati dello studio
Come sottolinea Ansa, attualmente sono stati trattati otto cani all’Ospedale Veterinario Universitario del Dipartimento di Medicina Veterinaria e Scienze Animali a Lodi, i quali avevano già fallito altre terapie farmacologiche oncologiche prima di essere ammessi nello studio. I risultati ottenuti, però, accendono le speranze per un futuro migliore. Scrivono i ricercatori:
Il farmaco ha mostrato un eccellente profilo di sicurezza senza eventi avversi gravi correlati al trattamento.
Sei pazienti, par al 75% del campione, hanno risposto alla terapia.
Dopo sole 4 settimane di trattamento, è stata osservata una riduzione del volume tumorale fino all’88% circa nelle lesioni target, rilevata mediante tomografia computerizzata total body.
Questi risultati supportano ulteriori attività di sviluppo traslazionale della glidotina OncoFAP sia per i pazienti oncologici umani che veterinari.
A chiarire il modo in cui il farmaco funziona e, soprattutto, il fine della ricerca è stato Damiano Stefanello, docente di Chirurgia veterinaria, oltre che uno dei corrisponding authors dello studio. Queste le sue parole riprese da Ansa:
Questo studio dimostra come lo sviluppo di farmaci veterinari possa non solo aiutare i pazienti animali affetti da neoplasie incurabili, ma anche accelerare lo sviluppo di questi nuovi medicinali per l’uomo.
A differenza dei modelli sperimentali, i cani sviluppano naturalmente malattie oncologiche, condividendo con l’uomo l’ambiente e le condizioni di vita.
Questo li rende particolarmente adatti allo sviluppo di nuove terapie in una prospettiva ‘One Health’ e ‘One Medicine’, che integra la salute umana e animale e consente di ridurre l’uso di animali di laboratorio.
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