Trapianto di rene dopo 13 anni di attesa grazie a un farmaco antirigetto: primato a Bologna

Primato al Sant'Orsola di Bologna dove due pazienti iperimmunizzati si sono sottoposti al trapianto di rene dopo 13 anni di attesa, grazie a un farmaco antirigetto. Come funziona?

Giorgia Fazio
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Dopo 13 anni una donna di Bologna e un uomo di Ravenna hanno ricevuto il trapianto di rene tanto atteso. Finora, infatti, non era stato trovato alcun donatore compatibile ma, soprattutto, come riporta “Mondosanità”, il loro sistema immunitario rendeva quasi impossibile ricevere l’organo.

A salvare la vita ai due pazienti è stato un farmaco antirigetto, il cizutamig, un anticorpo bispecifico sviluppato da Candid Therapeutics. L’operazione si è svolta presso il Centro Trapianti del Policlinico Sant’Orsola di Bologna, diretto dal professor Gaetano La Manna, che sottolinea così il primato della struttura: “Noi abbiamo il paziente numero uno al mondo, il numero due è stato fatto a Barcellona e abbiamo anche il numero tre“.

Trapianto di rene dopo 13 anni, perché?

Trapianto di rene

Una donna di Bologna di 51 anni e un uomo di Ravenna di 54, dopo tredici anni in lista d’attesa, hanno ricevuto il trapianto di rene. A impedire l’operazione non solo il reperimento degli organi, ma anche il loro sistema immunitario che rendeva quasi impossibile l’intervento. Generalmente, gli anticorpi aiutano a difendersi dalle infezioni, come sottolinea “Mondosanità”, ma nel caso dei trapianti alcuni possono riconoscere come estranei i tessuti del donatore e favorire il rigetto.

Di conseguenza, trovare un organi compatibile per questi pazienti definiti iperimmunizzati diventa molto complesso. Il professor Gaetano La Manna ha dichiarato a tal proposito: “I pazienti che sono stati testati, per ogni donatore a livello nazionale, sono sempre risultati incompatibili per 13 anni“. Ciò vuol dire che, per tutto questo tempo, l’organo c’è stato ma non è stato possibile trapiantarlo in sicurezza.

Un trattamento sperimentale, poi, ha cambiato la situazione. I due sono stati trapiantati al Policlinico Sant’Orsola di Bologna, dopo aver ricevuto il cizutamig, un anticorpo bispecifico sviluppato da Candid Therapeutics. Il farmaco è stato somministrato loro nell’ambito di una strategia per ridurre gli anticorpi che ostacolavano il trapianto.

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Come funziona il farmaco?

Il farmaco è intervenuto sulle plasmacellule, ovvero le cellule che producono gli anticorpi. Nello specifico, come riporta “Mondosanità”, il cizutamig aggancia le plasmacellule, quindi BCMA, e i linfociti T, cioè CD3. Questo significa che il trattamento avvicina alcune cellule del sistema immunitario alle plasmacellule da eliminare.

Così si riduce la produzione degli anticorpi che rendono il paziente incompatibile con l’organo, ampliando le possibilità di trapianto. La molecola è stata sviluppata da Candid Therapeutics e, prosegue La Manna: “Siamo riusciti con questo farmaco a rimuovere le cellule che producono gli anticorpi che fanno il rigetto“.

Si tratta della desensibilizzazione, una strategia che punta ad abbassare una barriera immunologica che, fino a quel momento, aveva reso impossibile procedere. Nei due pazienti del Policlinico è stata osservata una progressiva riduzione degli anticorpi coinvolti nell’incompatibilità, compresi quelli diretti contro il donatore, motivo per cui si è potuto procedere con il trapianto. Dopo l’intervento, la diminuzione degli anticorpi è proseguita e, a distanza di alcuni mesi, sia la 51enne che il 54enne hanno presentato una buona funzione del rene trapiantato e condizioni cliniche favorevoli.

Ciò su cui è bene soffermarsi è il primato raggiunto a Bologna. Per la prima volta, infatti, è stato utilizzato un farmaco antirigetto, come sottolinea La Manna: “Noi abbiamo il paziente numero uno al mondo, il numero due è stato fatto a Barcellona e abbiamo anche il numero tre“. Si tratta ancora di un trattamento sperimentale, studiato anche in altri ambiti in cui le cellule produttrici di anticorpi hanno un ruolo nella malattia. La sperimentazione coinvolge anche altre strutture a livello internazionale, come il Vall d’Hebron di Barcellona e la Charité di Berlino.

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