Tumore al colon, nuove speranze per il trapianto: parte da Bologna il maxi-progetto europeo

Si accendono le speranze per la cura del tumore al colon-retto grazie al progetto europeo guidato dal Policlinico e dall'Università di Bologna. La chiave sarebbe nel trapianto di fegato.

Giorgia Fazio
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Nuove speranze per il tumore al colon-retto, che potrebbe essere curato tramite il trapianto di fegato. Come fa sapere il Resto del Carlino, è questo l’obiettivo di LiT-Met, il progetto europeo da quasi 10 milioni di euro guidato dal Policlinico Sant’Orsola e dall’Università di Bologna.

L’obiettivo è, quindi, quello di dimostrare che il trapianto può offrire migliori prospettive di sopravvivenza rispetto agli attuali interventi chirurgici condotti nei pazienti con metastasi epatiche selezionate. L’iniziativa è finanziata dalla Commissione europea e coinvolge università, ospedali e centri di ricerca di 12 Paesi.

Per il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, e l’assessore alle Politiche per la salute, Massimo Fabi, il progetto rappresenta “una sfida importantissima“, segno della responsabilità pubblica nei confronti delle persone.

Nuove speranze per il tumore al colon-retto

Tumore colon-retto

Per curare le forme più aggressive di tumore al colon-retto potrebbe essere necessario un trapianto di fegato. Questo è quanto i ricercatori del progetto europeo LiT-Met intendono dimostrare con il proprio studio. L’iniziativa, riporta il Resto del Carlino, è guidata dal Policlinico Sant’Orsola e dall’Università di Bologna, oltre che finanziata dalla Commissione europea nell’ambito del programma Horizon Europe.

Il progetto coinvolge circa venti università, ospedali e centri di ricerca di dodici Paesi, quali Italia, Austria, Francia, Repubblica Ceca, Portogallo, Germania, Danimarca, Belgio, Spagna, Paesi Bassi, Regno Unito e Ungheria. A dedicarsi al coordinamento scientifico è il professor Matteo Ravaioli.

Nonostante le numerose personalità interessate, l’obiettivo è comune, ossia usufruire dei progressi chirurgici e della cura dei pazienti. Finora, infatti, il trapianto di fegato è sempre stata considerata una terapia controindicata nei pazienti con metastasi da tumore del colon-retto. Adesso, però, può indicare un’alternativa valida alla epatica nei casi più complessi.

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Il progetto sul tumore al colon-retto

Il progetto LiT-Met si svilupperà in in diverse fasi. Durante la prima verranno analizzati i dati raccolti negli anni, così che poi l’intelligenza artificiale possa realizzare un modello capace di prevedere il rischio di recidiva e le probabilità di sopravvivenza del paziente con tumore al colon-retto. Saranno aggiunte, inoltre, informazioni cliniche, patologiche e molecolari.

Secondo quanto sottolineato dal Resto del Carlino, la seconda fase della ricerca verterà sull’avvio di uno studio randomizzato, volto a confrontare i risultati ottenuti con il trapianto di fegato e quelli della resezione epatica tradizionale. L’obiettivo è sviluppare un sistema di supporto alle decisioni cliniche, fondato sempre sull’AI. Infine, si condurrà una parte sperimentale innovativa, che utilizzerà la perfusione ex vivo, una tecnica che permette di mantenere artificialmente “in vita” i fegati espiantati per alcune ore dopo l’intervento.

Sarà così possibile testare direttamente sull’organo nuove strategie terapeutiche, prima di approdare alla pratica clinica. Per il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, e l’assessore alle Politiche per la salute, Massimo Fabi, il progetto rappresenta “una sfida importantissima“, che evidenzia come la collaborazione tra servizio sanitario regionale, Università e Sant’Orsola possa portare a risultati concreti:

Investire nella ricerca significa investire nella salute delle persone, nella qualità delle cure e nella capacità di affrontare le nuove sfide della medicina.

Non è una scelta accessoria, ma una responsabilità pubblica.

Il direttore scientifico del Policlinico Sant’Orsola, Marco Seri, ha invece sottolineato che il finanziamento europeo conferma il ruolo crescente della ricerca bolognese nelle grandi reti internazionali, aprendo a nuove prospettive terapeutiche per migliaia di pazienti affetti da tumore del colon-retto con metastasi al fegato.

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