Per la prima volta pensato un vaccino terapeutico personalizzato contro le recidive del melanoma. Il farmaco è pensato sulla base della tecnologia dell’mRNA e, come sottolinea “Ansa”, ha dimostrato efficacia contro il cancro, con una riduzione del 42% del rischio di recidiva a distanza di due anni.
Ad affermarlo è lo studio finale di fase 3 INTerpath-001, i cui risultati sono presentati al Congresso della Società Europea di Oncologia Medica e che verranno poi pubblicati a novembre sul New Englad Journal of Medicine. Ecco tutto quello che c’è da sapere.
Un vaccino personalizzato contro il melanoma

È stato realizzato il primo vaccino terapeutico basato sulla tecnologia dell’mRNA e personalizzato per il melanoma del singolo paziente. Il farmaco ha dimostrato un’elevata efficacia contro il tumore, come riporta “Ansa”. Esso agisce contro il cancro e, in aggiunta all’immunoterapia, ha ridotto del 42% il rischio di recidiva, a distanza di due anni.
Alla base della scoperta c’è lo studio finale di fase 3 INTerpath-001. Michele Del Vecchio, responsabile Oncologia Medica Melanomi all’Istituto Nazionale Tumori di Milano, ovvero il centro che ha coinvolto il maggior numero di pazienti al mondo nello studio, 82, ha commentato:
INTerpath-001 è il primo e unico studio di fase 3 che ha dimostrato che, grazie alla combinazione del vaccino a mRNA con l’immunoterapia, è possibile ottenere risultati superiori alla terapia standard.
Inoltre, la nuova combinazione ha evidenziato buona tollerabilità, senza incremento di effetti collaterali.
Paola Queirolo, coordinatrice della Rete melanoma, tumori cutanei e immunoterapia dell’Azienda Ospedaliera Metropolitana di Genova, ha aggiunto: “Questo è un vaccino non preventivo per soggetti sani, ma terapeutico dopo l’intervento chirurgico, progettato a partire dalle caratteristiche molecolari del tumore di ciascun paziente. Lo scopo è potenziare ulteriormente il sistema immunitario contro il tumore“.
Il vaccino, però, non stimola solo le cellule immunitarie contro il melanoma, ma permette di sviluppare una memoria immunologica che riconosce e colpisce eventuali residui tumorali nel tempo, anche dopo il termine della cura. Servono nove somministrazioni, per un anno, ma bisogna sottolineare che la terapia non è ancora disponibile. In attesa dell’approvazione da parte degli enti regolatori, si valuterà la possibilità di attivare programmi di accesso per i pazienti.
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Come si è svolto lo studio
Lo studio, fa sapere “Ansa”, è stato condotto su 1.137 pazienti con melanoma ad alto rischio in 157 centri del mondo. L’Italia era al primo posto con numero di pazienti coinvolti. Ciò che è stato dimostrato è che l’accostamento del pembrolizumab all’immunoterapia, dopo due anni, ha ridotto il rischio di recidiva del 42% e il rischio di metastasi a distanza del 38% rispetto alla sola immunoterapia.
In Italia, secondo gli esperti, ci sarebbero 5mila pazienti candidabili l’anno, su 13mila nuovi caso annuali di melanoma. Alla luce di ciò, la novità apportata dal vaccino mRNA-4157 risiede nella sua composizione. Il farmaco, infatti, è prodotto in maniera personalizzata per il singolo paziente, ossia creato sulla base delle mutazioni uniche del tumore di ogni persona.
Il vaccino viene prodotto sequenziando il DNA del tumore rimosso dal paziente, mentre l’mRNA viene sintetizzato in laboratorio per trasportare le istruzioni genetiche e produrre fino a 34 neoantigeni, ossia le proteine mutate uniche ed esclusive delle cellule tumorali di quel paziente nello specifico. Dopo che la terapia viene iniettata, le cellule del soggetto producono i neoantigeni, mostrando al sistema immunitario una “fotografia” delle cellule tumorali ancora circolanti da colpire, prevenendo le recidive.
Seppure il vaccino non sia ancora in commercio, si pone come apripista, oltre che come elemento aggiuntivo in studi già attivi per vaccini a mRNA per altri tumori, quali quelli al polmone, al pancreas e genito-urinari. La sfida, poi, sarà rendere il costo della terapia accessibile a tutti i pazienti.
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